Basilicata

Il malinconico teatrale di Massimiliano Gallo a Lamezia

Massimiliano Gallo in scena il 2 aprile al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme con “Malinconico – Moderatamente felice”. L’attore napoletano racconta la sfida di portare sul palco il celebre personaggio di Diego De Silva, tra ologrammi, musiche originali di Joe Barbieri e una comicità tutta in sottrazione


C’è qualcosa di profondamente umano nel modo in cui Massimiliano Gallo dà vita a Vincenzo Malinconico, ironico e disilluso, fragile e lucidissimo allo stesso tempo. Dopo averlo reso familiare al pubblico televisivo, l’attore napoletano porta in teatro il personaggio uscito dalla penna di Diego De Silva con “Malinconico – Moderatamente felice”, la commedia che chiuderà la stagione di AMA Calabria diretta da Francescantonio Pollice, in scena il 2 aprile al Teatro Grandinetti di Lamezia Terme.

MASSIMILIAMO GALLO PORTA L’AVVOCATO MALINCONICO IN TEATRO

Un ritorno alle origini del mestiere d’attore dove parola, ritmo e presenza diventano strumenti per raccontare le nevrosi di un uomo comune, sospeso tra sarcasmo e poesia quotidiana. Sul palcoscenico, con un ottimo cast e con le splendide musiche originali di Joe Barbieri, autore scoperto da Pino Daniele, Gallo è protagonista e regista di un racconto che attraversa libri, televisione e teatro, trasformando la malinconia in uno specchio agile e affettuoso del nostro tempo. Prima che si alzi il sipario, lo abbiamo incontrato per parlare di imperfezioni e di quella “felicità moderata” che sembra essere la più autentica di tutte.

Cosa rappresenta per te portare in teatro “Malinconico. Moderatamente felice” dopo il grande successo televisivo e letterario del personaggio?

«Una sfida enorme, per adesso vinta perché lo spettacolo sta avendo tutti sold out e un enorme successo. Già la trasposizione dai libri alla serie TV era stata un’avventura perché Malinconico ha un mondo molto complesso da raccontare – le vocipensiero, l’amico immaginario – ma avevamo trovato cinematograficamente la quadra.

A teatro era ancora più difficile portare il caos mentale di Malinconico, anche perché lui si muove per inerzia all’interno di una serie infinita di personaggi, quindi avrei avuto bisogno di cento attori, qui gli attori interpretano più ruoli. La scena è fatta in modo che sulla parete centrale della casa di Malinconico ci sia un telo, un ologarza, sulla quale si proiettano degli ologrammi che sono poi l’amore di Malinconico, perché lui è uscito da questa storia d’amore con la Persiano ed è in cerca dell’amore ideale. Io per rendere questo pensiero lo rendo con l’ologramma, così il pubblico vede lui che cosa sta vedendo. C’è un mondo molto complesso, è uno spettacolo molto stratificato, molto bello perché è pieno di cose.

Malinconico, la tenerezza, l’amore e la confusione

Il macrotema è l’amore e le musiche originali sono scritte da Joe Barbieri che è un artista incredibile. È uno spettacolo che non sai classificare come genere perché non è una commedia musicale, ma ci sono le canzoni, non è solo una commedia perché ci sono anche tante altre cose ma anche tanta comicità nel tribunale perché lui affronta cause impossibili e c’è tanta tenerezza quando è in scena con la figlia».

Com’è nata la collaborazione con Diego De Silva per la scrittura del testo?

«In maniera naturale perché volevamo portarlo a teatro già da un po’ e quindi poi dopo ci siamo detti “Ok, partiamo” ma non avevamo le idee chiarissime. Inizialmente avevamo pensato a una sorta di teatro-canzone dove io attraverso dei monologhi avrei spiegato l’amicizia, l’amore e altri temi. Poi ho detto “voglio fare una commedia non voglio prendere scorciatoie”. Quella sarebbe stata la soluzione più semplice.

La commedia poi l’ho dovuta costruire a mano a mano, così ci siamo scritti le scene, nel senso ci mandavamo ogni tanto una scena tramite Zoom ce le leggevamo, però poi abbiamo dovuto costruire tutta la struttura attorno a queste scene. Una bella impresa. Il titolo Moderatamente Felice sembra racchiudere proprio un equilibrio fra ironia e malinconia.

Massimiliano Gallo come lo interpreta il Moderatamente come uomo e attore?

«Perché io poi sono così, quindi credo di avere una buona ironia, ma anche una bella malinconia, come tutti i comici, come tutti gli artisti che devono avere sensibilità. Se mettevo Malinconico Felice lo avrei tradito! Moderatamente è già tanta roba, quindi mi faceva molto ridere questo sottotitolo».

Tu sei un attore con una solida radice teatrale. In che modo il passaggio tra palcoscenico e set televisivo cambia il modo di recitare?

«In generale sono linguaggi completamente diversi. Io diciamo oltre alle serie ho fatto 40 film, quindi il linguaggio lo conoscevo bene, però più che altro cambia la percezione che ha il pubblico di te, perché soprattutto se parli di serie TV come quelle che ho fatto io, quindi di grande successo Rai, con milioni di spettatori, chiaramente diventi una persona familiare».

In un momento in cui la comicità punta spesso sull’eccesso, Malinconico è sottile, è poetico. Anche la tua a me è sempre sembrata una recitazione a sottrarre, se mi passi il termine. Si tratta di una scelta di stile o una necessità narrativa per te?

«Questo è un bellissimo complimento perché io lo faccio apposta. Credo sia un po’ tutte e due. È una scelta di stile ed è anche una necessità, nel senso che secondo me i personaggi devono avere, per essere interessanti, grandi fragilità. Se tu racconti soltanto la parte esterna diventa cliché e quel personaggio diventa poco interessante. Raccontarlo in sottrazione significa che ti metti da un’altra parte a guardarlo. Io pure quando faccio I Bastardi di Pizzofalcone voglio raccontare il poliziotto quando torna a casa e credo che così sia più facile che il pubblico si immedesimi. Perché dice sì sei un vicequestore, però a casa ha una vita distrutta, cioè lo trovi più reale, più vero.

Mi piace che tu colga il personaggio

Non mi piace esporre il personaggio, mi piace che tu lo colga, come mi piace che molti mi dicano “Ma io non t’avevo proprio riconosciuto in quel film!” perché significa che il personaggio sta avanti all’artista. Io preparo sempre molto i personaggi e questo mi permette di dargli sempre delle sfumature, ma vivendolo però, cioè pensare veramente a io che poliziotto sarei stato, a che avvocato sarei stato e così via».

Massimiliano Gallo, se dovessi scegliere una frase o un’emozione che riassume il tuo “Moderatamente felice” quale sarebbe?

«Questo è complicato. Per Malinconico o per me?»

Per tutti e due.

«Direi che il Moderatamente Felice ci sta bene a tutti e due perché la felicità è una cosa di cui ho sempre paura perché poi c’è la paura di pagare il conto di tutta questa felicità».


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