il leader con le primarie
Il più fotografato di tutti è Massimo D’Alema che arriva poco prima dell’inizio e si siede a fianco di Goffredo Bettini. Mentre si liscia i baffi e cerca di schivare i giornalisti, non riesce a trattenere la battuta. “La quarta gamba? E di che stiamo parlando, di un mostro?”, dice. Ma i due sono l’immagine plastica di come il campo progressista a trazione “Rinascita”, la storica rivista culturale della sinistra italiana del Dopoguerra, che da marzo inizierà a essere presente sul sito, per poi passare anche all’edizione cartacea, nasca proprio qui, in quella parte del Pd che guarda più a Giuseppe Conte che a Elly Schlein come leader naturale.
Lunedì sera al Vinile di via di Libetta, locale storico, ma che sta vivendo un nuovo momento di gloria tra eventi e serate, sono presenti – in maniera diversa – tutti i leader del centrosinistra che è e che sarà. Ci sono Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, ma anche il segretario del Partito Socialista Italiano Enzo Maraio e Giorgio La Malfa in rappresentanza dei Repubblicani Italiani. Conte si distingue intervenendo in video (ma ci tiene a dire che lui dentro Rinascita c’è, visto che del Comitato scientifico fa parte anche Mario Turco, vicepresidente dei 5S), così come il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che molti vedono come futuribile premier, in caso di pareggio alle elezioni. Bettini ha passato le ultime settimane a fare telefonate e a diramare inviti e dunque c’è una certa folla a quella che è la seconda presentazione della rivista.
In molti sono esponenti di punta cresciuti nella politica della Capitale, da Massimiliano Smeriglio a Miguel Gotor, passando per Marta Bonafoni (che oggi è nel cerchio strettissimo di Schlein). Il progetto di Bettini, che di Rinascita è il direttore, più che giornalistico, è notoriamente politico: la costruzione del campo progressista e contemporaneamente anche il contributo alla nascita di una “quarta gamba” moderata. Ad ogni modo, è lo stesso Bettini a declinare natura e leadership della coalizione che ha in mente. “Cinque anni fa, su Il Foglio, fa lanciai l’idea di un campo largo. Oggi l’idea è spianata, tutti nel campo progressista sono convinti di questa necessità. Ha fatto da imbuto per arrivare qua la qualità del governo della destra, la sua inadeguatezza e pericolosità. Guai a reprimere le idee di ognuno, ma un senso comune va trovato, un sentire comune, una voglia sincera di stare insieme”, dice.
“Adesso si tratta di camminare insieme e, nel ragionare, capire e proporre un programma comune. Ognuno sta facendo la sua parte. Il leader lo troveremo, forse col metodo più schietto e vero, le primarie democratiche, che possono essere una grande festa di popolo e partecipazione”. Ancora, un’affermazione che suona anche come una strategia, in un’opposizione che non sempre va avanti unita: “Marcare le proprie idee in un’alleanza non è settarismo, ma può diventare una chiarezza indispensabile per l’incontro con l’altro”. E poi, disegna l’architettura di questa alleanza. Cita Schlein, “la segretaria del mio partito che ha riportato il Pd “a livelli insperati”, ma poi Conte, che “è un amico” e ha trasformato il Movimento in “una forza di governo”. E lo stesso D’Alema, Gualtieri, Manfredi, il “gruppo consiliare di Iv” e “Alessandro Onorato”, l’assessore che il raggruppamento centrista sta cercando di metterlo insieme, oltre a Maraio, La Malfa, Bonelli e Fratoianni. Ringraziamenti speciali a Claudio Mancini, deputato e soprattutto pezzo forte dei dem romani. Dopo di lui parla Andrea Orlando, che non è solo il leader di punta del Correntone, ma anche il direttore scientifico della Rivista. A proposito del ruolo di pungolo, di puntello, ma pure di picchetto (nel senso di delimitazione dei confini) che Rinascita vuol essere nei confronti di Schlein.
Conclude il Lìder Maximo. Un intervento che parte altissimo e finisce con un programma politico: “Bisogna riprendere un lavoro culturale nel campo largo, bisogna lavorare per allargarlo ancora, c’è spazio per portare da questa parte forze democratiche e pezzi di classe dirigente per costruire una coalizione. Noi nel 1996 facemmo uno sforzo non solo di battaglia, ma anche di costruzione politica della coalizione e di decostruzione della coalizione avversa”, dice. E poi svela la sua presenza in campo: “Noi pensionati un contributo di esperienza idee e passione possiamo darlo”. E poi parte l’aperitivo. Musica, buffet, e soprattutto sottoscrizione. Oltre alle idee, ci vogliono i fondi.
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