Il Golfo è in fiamme. “Mosca aiuta l’Iran”
Il settimo giorno di guerra porta in grembo non solo un’altra tornata di attacchi frenetici e spesso scomposti sferrati dall’Iran e diretti, nell’ordine, contro una petroliera americana, i consueti obiettivi nel Golfo e l’immancabile repressione contro Israele, ma anche la manifestazione dei due convitati di pietra di questo conflitto. Russia e Cina, storici alleati di Teheran fino ad oggi silenti, si prendono la scena in nome dei loro diversi interessi petroliferi e contribuiscono a comporre un quadro più chiaro della crisi in atto.
Tutto come previsto dai «registi» dell’operazione «Ruggito del leone», finanche la manina russa, che secondo il Washington Post starebbe in queste ore indicando a Teheran dove e come colpire.
Non una novità, dal momento che era solo questione di ore: Mosca e Pechino hanno fino ad oggi mantenuto un basso profilo comunicativo quando invece la sostanza dell’atteggiamento è un’altra.
Washington sostiene che la Russia abbia condiviso molte informazioni con l’Iran al fine di colpire l’esercito americano tramite attacchi «sofisticati» con missili e droni. Tutto ciò sin dall’inizio della guerra, a dimostrazione di un appoggio di intelligence senza il quale Teheran non avrebbe potuto mettere a segno i suoi colpi, anche se Donald Trump sostiene che l’aiuto russo «non sta facendo la differenza». Nuovi attacchi ieri contro una base statunitense vicino al confine con il Kuwait, stando alle parole di Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya, affiliato al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. O come quelli sparati contro gli Emirati Arabi Uniti, che però sono riusciti ad intercettare 9 missili balistici e 109 droni. Circa 70 razzi invece sono stati lanciati verso Israele da Hezbollah, come confermato dall’esercito israeliano. A nord dell’Oman, nello Stretto di Hormuz, un rimorchiatore è stato colpito da munizioni non identificate, verosimilmente iraniane.
Anche l’Arabia Saudita ha rintuzzato gli attacchi nei pressi della regione centrale di Al-Kharj, vicino a Riad, dove un missile da crociera è stato intercettato e distrutto. Sirene in funzione nel Golan, a nord di Israele, per l’arrivo di droni lanciati da Hezbollah dal territorio libanese. Mentre altri droni sono stati scagliati contro l’aeroporto e i giacimenti petroliferi di Bassora ed altri raid iraniani sono stai sferrati contro i curdi nel nord dell’Iraq. Forti esplosioni sono segnalate nei pressi dell’aeroporto di Erbil, dove ci sono le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno.
Ma non c’è solo la Russia ad offrire sostegno all’Iran. Pechino sarebbe pronta a fornire non solo una corposa assistenza finanziaria, ma anche pezzi di ricambio e componenti per missili. Tutti aiuti essenziali per spostare più in là delle lancette dell’orologio che potrebbero segnare la fine del conflitto. Lo hanno riferito alla Cnn tre fonti. Il motivo? Com’è noto, il governo di Xi fa molto affidamento sul petrolio iraniano e, per questa ragione, starebbe facendo notevolissime pressioni per avere garanzia di un passaggio sicuro delle navi cariche di gas e petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Di contro, Mosca vede allentate le sanzioni all’India sull’acquisto di petrolio russo, anticamera ad una possibile ridefinizione delle regole mondiali sul greggio illegale: ce n’è davvero tanto in queste settimane in giro per il mondo mentre Hormuz è bloccato, come dimostrano i report dell’MI6, secondo cui quasi mille petroliere ombra hanno attraversato la Manica e continuano a finanziare la guerra del di Putin in Ucraina. Per cui, se la domanda sale, probabilmente qualcuno sulla Moscova si starà sfregando non poco le mani.
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