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il futuro è degli anziani – BarlettaLive.it

Tempo fa ho fatto tesoro di un concetto di una amica che fa teatro dell’assurdo. Lei mi stimolava a capovolgere le certezze, a leggere, insomma, le cose al contrario. Quanta verità! È bello pensare che i giovani possano prendersi cura degli anziani e e gli anziani dei giovani.

Mi soffermerò su questo contenuto, perché credo sia di una grande importanza. In realtà, il concetto si potrebbe ampliare ad altri ambiti; lo psicologo si prende cura del paziente, il paziente si prende cura dello psicologo, insegnando molto del percorso esperienziale. Non voglio solo esprimere un contenuto romantico, ma lo riconosco come un valore umano da recuperare e non da superare.

L’anziano ha il bisogno e il piacere di condividere i sogni, magari guidandoli, magari incoraggiando, proprio perché il contenuto della resilienza e della tolleranza alle frustrazioni gli ha impregnato le ossa, proprio come fosse una iniezione di calcio. Il “tutto e subito” esaurisce nei giovani la voglia di lottare, di desiderare e persino di credere nella fatica come una cosa necessaria. La felicità è sempre una parentesi in una narrazione, non un dato stabile.

Per un giovane recuperare il gusto della lentezza, della percezione della essenzialità, della capacità di recuperare e non di sprecare deve essere sempre una traiettoria. Non dimentichiamolo mai, le radici culturali prendono per mano la costruzione di una identità. Spesso si delega anche ai nonni una genitorialità che non è un ripiego, è qualcosa di essenziale perché i nonni sono ancora capaci di educare i propri figli, ormai genitori, e lo fanno amando i propri nipoti. Il tempo scorre per tutti molto velocemente per pensare di poterlo sprecare. Questo non è un concetto, ma una realtà.

“Quello che voi siete io fui, quello che io sono tu sarai”, frase che spesso ci accoglie all’entrata dei cimiteri. Non ci spaventiamo nel viverci. Non spaventiamoci dello scorrere del tempo, perché mentre aspettiamo qualcosa, quel qualcosa è già arrivato. Credo che purtroppo la politica si sia mostrata più volte disinteressata a questo concetto, non riconoscendo l’importanza della seniority professionale. Un medico, uno psicologo, un valido operaio specializzato, un dirigente, in una età matura può dare valore aggiunto al proprio ambito lavorativo, ma deve giustamente o purtroppo andare in pensione.

È ovvio che un bravo medico di 70 anni non farebbe più notti e ritmi burocratici spesso insulsi, ma con regole diverse saprebbe visitare, formare e orientare. Insomma come un bravo CT di una squadra di calcio che a 80 anni non potrebbe più fare il centravanti o il difensore, ma potrebbe costruire una squadra valida in ogni ruolo. Il sociologo Cassano ne ha fatto teoria. Ha sottolineato il valore dell’andare lenti, il valore del tempo, riempiendolo di poche cose, ma di grande valore, in totale contrapposizione alla impulsività e alla frenesia stressogena.

Pensavo alla splendida e matura interpretazione del nostro attore conterraneo Lino Banfi, in un film che recentemente ho visto al cinema. Il valore aggiunto di un attore come Lino Banfi si esplica proprio nel ruolo assegnatogli, non avrebbe potuto interpretare un maratoneta, sarebbe stato fuori luogo. A lui l’onore di rappresentare gli anziani davvero come un bene prezioso per i giovani che hanno il coraggio di affiancarli.

Saverio Costantino, Psicologo e Psicoterapeuta

Note biografiche sull’autore
Il dottor Saverio Costantino è uno psicoterapeuta familiare e psicologo della riabilitazione psichiatrica. I suoi numerosi contributi alla letteratura psicologico-psichiatrica sono presenti in varie riviste di settore e non.


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