il “finto regista” alla sbarra per il duplice delitto di Villa Pamphili
La Procura di Roma non ha avuto esitazioni: rito immediato. Le prove raccolte contro il 45enne americano sono state giudicate tali da non lasciare spazio a ulteriori passaggi preliminari.
Rexal Ford, questo il nome con cui si era fatto conoscere negli ambienti romani, dovrà oggi 2 febbraio 2026, affrontare il processo per uno dei delitti più sconvolgenti degli ultimi anni.
Dietro l’identità patinata del presunto regista statunitense, secondo gli inquirenti, si nascondeva una vita costruita su alias, bugie e progetti cinematografici mai esistiti, fino alla tragedia consumata nel cuore verde della Capitale.
Villa Pamphili, il parco dell’orrore
È il 7 giugno quando Villa Pamphili, luogo simbolo di passeggiate e famiglie, diventa teatro di una scoperta agghiacciante.
Tra la vegetazione vengono rinvenuti due corpi senza vita, nascosti in sacchi neri dell’immondizia.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Kaufmann avrebbe strangolato prima la compagna e poi la figlia di appena un anno.
I cadaveri sarebbero stati abbandonati in due punti diversi del parco, una scelta deliberata per rallentare il ritrovamento e guadagnare tempo.
Tempo che l’uomo avrebbe sfruttato per fuggire all’estero.
La fuga e l’arresto in Grecia
Subito dopo il duplice omicidio, l’americano è riuscito a lasciare l’Italia, facendo perdere le proprie tracce. La latitanza è durata poco.
Grazie a un mandato di cattura internazionale, Kaufmann è stato individuato e arrestato in Grecia, dove nel frattempo avrebbe cercato di contattare i familiari negli Stati Uniti, forse nel tentativo di ottenere denaro per una fuga definitiva oltreoceano.
Un personaggio costruito a tavolino
A Roma, Kaufmann si presentava come un regista affermato e benestante. Un’immagine che gli aveva consentito di entrare in circuiti culturali e ottenere finanziamenti pubblici per film mai realizzati.
Un castello di carte che, prima del delitto, non aveva però fatto emergere elementi tali da giustificare un fermo.
Anche quando era stato sottoposto a controlli di routine dalle forze dell’ordine, nulla aveva lasciato presagire l’orrore che di lì a poco si sarebbe consumato.
Silenzio dal carcere
Dopo l’estradizione e il trasferimento nel carcere di Rebibbia, Kaufmann ha scelto il silenzio. Non ha mai risposto alle domande degli inquirenti, avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Ora la sua difesa dovrà confrontarsi con un impianto accusatorio definito “schiacciante”, fatto di rilievi scientifici, riscontri investigativi e testimonianze raccolte in mesi di indagini.
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