il fidanzato nello staff – Il Tempo

Un destino macabro potrebbe mettere nei guai l’eroina delle barricate europee. Proprio lei, la «primula rossa» delle aggressioni ardite, sempre pronta a denunciare i soprusi del «regime» con tanto di emoticon che esprime la nausea. Colpo di scena: stavolta l’eurodeputata Ilaria Salis non dovrà guardarsi dai processi in Ungheria. Nessuna traccia di Viktor Orbán all’orizzonte, né fantomatiche segnalazioni dalla Germania: il tutto si consuma molto più prosaicamente, con una visita poco gradita in un albergo romano.
Eppure, ironia delle ironie, proprio quel controllo di polizia «preventivo» avvenuto sabato, prima della manifestazione «No Kings», potrebbe regalarle l’ennesimo problema. Altro che intrighi internazionali e svolte «securitarie»: basta una pattuglia e una coincidenza sfortunata per macchiare una fama costruita piazza dopo piazza. Già, perché l’europarlamentare era in camera con il suo fidanzato, Ivan Bonnin, anche lui con qualche grattacapo alle spalle. Nel 2015 fu condannato insieme ad altri cinque compagni per interruzione di pubblico servizio e violenza privata: aveva organizzato un picchetto davanti all’Università di Bologna. Nulla di strano: si sa che coltivare le stesse «passioni» è un ottimo carburante di coppia. Infatti, in questo caso, i «curriculum» dei due soggetti svegliati insieme di prima mattina vicino alla stazione Termini non c’entrano nulla. Il problema casomai è che Bonnin risulti essere anche l’assistente parlamentare accreditato dell’eurodeputata a Bruxelles (pagato direttamente dall’assemblea). La «mannaia» può arrivare dall’articolo 43 dello Statuto del Parlamento Europeo: «I deputati non possono avvalersi di assistenti che facciano parte della loro famiglia». La casistica riguarda «il coniuge, o il partner stabile, i genitori, i figli, i fratelli e le sorelle». Una regola ferrea che serve a prevenire il nepotismo e a garantire che i fondi dell’Unione Europea siano utilizzati solo per collaborazioni professionali basate sul merito.
Intanto anche in Italia Donzelli (FdI) ha annunciato una interrogazione parlamentare. Insomma, la rivoluzionaria di Monza potrebbe non reggere all’ultima spietatissima accusa: amichettismo. La «maledizione» di Soumahoro perseguita le «figurine» scelte da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Un destino avverso che comincia con il sindacalista ivoriano che si fece immortalare davanti a Montecitorio con gli stivaloni da lavoro e il pugno chiuso. Un epilogo triste il suo: finì coinvolto in una brutta inchiesta sugli affari della cooperativa della moglie che gestiva i richiedenti asilo e i minori non accompagnati. E fu cacciato senza tanti complimenti dai due dioscuri di Avs. La Salis, d’altra parte, aveva già mostrato la tendenza a lustrare la narrazione. Due settimane fa annunciò con grande enfasi che sarebbe salita a bordo della nuova Flotilla per rompere l’odioso embargo Usa a Cuba. Andò in un altro modo: l’eurodeputata si imbarcò su un normalissimo aereo di linea e soggiornò qualche giorno all’Avana. Più vacanza ai Caraibi, che lotta all’imperialismo. Morale: anche le primule rosse tengono famiglia.
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