Toscana

Il fallimento delle grandi Asl, territori dimenticati


Criticità al pronto soccorso di Arezzo, la Cisl Fp interviene sulla gestione della sanità territoriale, sottolineando come “le scelte organizzative regionali e la carenza di personale abbiano concentrato sugli ospedali principali la pressione sui servizi, aggravando le difficoltà di cittadini e operatori sanitari”.

“In questi giorni – si legge in una nota – ho letto numerosi articoli che gridano allo scandalo e cercano responsabilità immediate sulla situazione del pronto soccorso dell’ospedale San Donato. Analisi che, mi spiace dirlo, spesso risultano condizionate da appartenenze politiche o sindacali e finiscono per offrire una lettura parziale del problema”, spiega Maurizio Milanesi, segretario generale della funzione pubblica Cisl Arezzo.

“Se vogliamo essere onesti – prosegue Maurizio Milanesi – dobbiamo ricordare che la sanità è una competenza regionale, e che sono le Regioni a determinare i modelli organizzativi e gestionali. In Toscana, nel 2015, con la scelta di accorpare le Asl riducendole a tre, si è presa una decisione che si è rivelata, a mio avviso, profondamente sbagliata. La Asl Toscana Sud Est, che comprende Arezzo, Siena e Grosseto, governa un territorio vastissimo e complesso, di fatto difficilmente gestibile. I piccoli ospedali di vallata sono stati progressivamente svuotati di servizi e competenze. Oggi ogni cittadino della provincia di Arezzo sa bene che, in presenza di problematiche sanitarie di una certa gravità, il riferimento diventa automaticamente il pronto soccorso di Arezzo o di Montevarchi. Le strutture del Casentino, come La Fratta e Sansepolcro, stanno sempre più assumendo il ruolo di grandi reparti di medicina, con una funzione emergenziale ormai residuale”.

“Questa riforma – continua Milanesi – avrebbe dovuto almeno produrre risparmi. In realtà la Corte dei Conti certifica che nel 2023 il sistema sanitario toscano ha registrato il disavanzo più alto d’Italia: 267,2 milioni di euro, superato solo dall’Emilia-Romagna. Un dato ancora più grave se si considera che in Toscana l’addizionale regionale Irpef è già ai livelli massimi. La medicina territoriale resta il vero anello debole del sistema. Non esiste un filtro efficace, in particolare per gli anziani e per i malati cronici, che continuano a rivolgersi in misura crescente ai pronto soccorso, unico presidio sanitario in grado di garantire una risposta 24 ore su 24. Anche i medici di famiglia e i pediatri, altro pilastro della sanità territoriale, sono oggi schiacciati da carichi di lavoro insostenibili e ridotti spesso al solo ruolo di prescrittori. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti – conclude il rappresentante Cisl– e purtroppo sono destinate a peggiorare. La sanità pubblica ha costi enormi e una carenza strutturale di personale. Per rispondere davvero ai bisogni attuali servirebbero numeri di professionisti che oggi nessuno è in grado di garantire. Per questo servono decisioni coraggiose, condivise con chi rappresenta i lavoratori della sanità e con le istituzioni territoriali, e soprattutto la capacità di rimettere in discussione modelli organizzativi che continuano a drenare risorse senza restituire servizi sanitari all’altezza delle esigenze dei cittadini”.


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