Il Dna svela il mistero nella grotta del Romito
Il Dna svela il mistero nella grotta del Romito di Papasidero. Gli studi su due scheletri di 12mila anni ne rivelano il sesso e una malattia rarissima.
COSENZA – Sepolti in un abbraccio, la testa poggiata su una spalla. Un corno di uro, il “bos primigenius” scolpito nella roccia a pochi metri, tra le gambe. Sepolti oltre dodicimila anni fa nella grotta del Romito di Papasidero. Dagli inizi degli anni Sessanta, quando venne scoperto il sito del Paleolitico superiore, a oggi, “Romito 1” e “Romito 2” hanno interrogato gli studiosi. Una donna e un uomo? Quest’ultimo affetto da nanismo? Un mistero. Importante da svelare. Perché in ogni caso questo luogo racconta qualcosa di fondamentalmente stupefacente e “umano”. Di una comunità attorno a loro che li ha curati e nutriti, seguiti, sostenuti. Difficile pensarlo tornando indietro di dodicimila anni. Un indizio che ci porta quasi all’origine della nostra specie, al Sapiens che crea, vive e sostiene una comunità in luoghi e tempi tremendamente ostili.
IL MISTERO DELLA GROTTA DEL ROMITO SVELATO DAL DNA A COSENZA
La scoperta è arrivata da poco grazie all’analisi del Dna prelevato dall’orecchio interno degli scheletri. Sono due donne, imparentate tra loro, probabilmente madre e figlia. La piccola adolescente alta un metro e 10 centimetri, la madre un metro e quaranta. E una malattia genetica rarissima anche ai giorni nostri, la displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, che provoca riduzione della crescita e accorciamento gravissimo degli arti. Un mistero svelato grazie ad analisi sul Dna dei nostri antenati più lontani.
LA RICERCA INTERNAZIONALE SULLA MALATTIA GENETICA NEL PALEOLITICO
Il risultato della ricerca è stato pubblicato sul new England Journal Of Medicine al termine di una ricerca internazionale su questo grande sito archeologico della Calabria. Si tratta di un gruppo composto da ricercatori del dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo della Sapienza di Roma, del dipartimento di Antropologia Evoluzionistica dell’Università di Vienna, del Centro Ospedaliero Universitario di Liegi, e del Centro per l’Antropologia e la Salute della Università di Coimbra.
LA SCOPERTA DEL GENE NPR2 NEGLI SCHELETRI DI PAPASIDERO
La ricerca su Romito 1 e Romito 2 ha permesso di individuare un gene, Npr2, su entrambi gli scheletri. Nella madre ne è tata trovata solo una copia alterata, fattore che ne ha limitato la crescita in altezza, nella figlia invece la variante omozigota del gene ha portato a conclusioni più importanti. Una malattia genetica rara nel “corredo” dell’umanità. E il velo sollevato in uno dei luoghi più importanti della Calabria.
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