Il diritto all’imperfezione: perché l’università deve rimanere un luogo sicuro, oltre l’apprendimento
Non amo particolarmente celebrare le ricorrenze, ma oggi, 10 ottobre, è la Giornata Mondiale della Salute Mentale e credo che meriti attenzione.
Spesso ci sentiamo ripetere che la fragilità è la malattia dei nostri tempi e che le nuove generazioni ne siano le vittime predestinate. Del resto, l’attuale situazione storica non lascia spazio a particolari certezze: guerre, crisi climatiche, rivoluzioni tecnologiche sembrano alimentare ulteriormente ansia, insicurezza e indecisione. Fattori che non sono teorici.
Le statistiche sul benessere (fonte ISTAT) mostrano un preoccupante peggioramento dell’indice di salute mentale tra i 14 e i 19 anni. Questo disagio si acutizza nell’ambiente accademico, dove la pressione al successo è altissima. Per indagare questi temi, nel 2025 il Politecnico di Milano ha effettuato la prima indagine interna sullo stress accademico percepito e sul benessere psicofisico individuale di studenti e dottorandi. Hanno risposto circa il 25 percento dei nostri quasi 50.000 studenti e la metà degli oltre 2.000 dottorandi, a testimonianza dell’attenzione per queste tematiche. Più della metà dei rispondenti riporta disturbi di ansia e mancanza di autostima.
In questi giorni mi è capitato di salutare le nuove matricole e di assistere ai festeggiamenti per le lauree. Ho pensato a cosa lasciamo a questi ragazzi e ragazze e a quali strumenti (le armi pacifiche del pensiero) possano aiutarli ad affrontare un mondo in subbuglio. Mi sono chiesta se la conoscenza sia davvero una corazza o piuttosto un’ulteriore fonte di dubbio. “So di non sapere”, ricordava Socrate. E sebbene mai come oggi siamo stati tanto istruiti ed informati, sono ancora molte le cose che non conosciamo e aspetti della nostra esistenza che non padroneggiamo. Basti pensare all’intelligenza artificiale: un’auto che viaggia a tutta velocità, ma per lo più a luci spente. Parliamo di etica, di pensiero critico, ma il ritmo dettato dalla tecnologia è spesso antitetico a quello della riflessione.
Ed è proprio in questi spazi di incertezza che la salute mentale diventa un tema centrale. Le università, oltre a essere luoghi di apprendimento, dovrebbero rimanere luoghi sicuri: non solo fisicamente, ma emotivamente. Spazi in cui gli studenti e le studentesse possano sentirsi accolti e sostenuti nelle difficoltà, senza timore di stigma. Dove trovano gli strumenti per capire cosa sta accadendo intorno a loro.
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