Il Diritto a Scuola, Apdige: una trincea contro la criminalità giovanile

Di Ezio Sina, Presidente nazionale di Apidge, l’associazione professionale degli insegnanti delle Scienze giuridiche ed economiche – In un mondo sempre più complesso e interconnesso, la scuola può diventare il luogo dove si firma il “patto di cittadinanza” con le nuove generazioni: lo studio del Diritto può essere non solo una materia scolastica, ma assumere la funzione di un vero e proprio argine sociale contro l’escalation della criminalità giovanile.
Insegnare questa disciplina agli adolescenti non può limitarsi ad elargire loro generici consigli morali, ma deve fornire allo studente la “cassetta degli attrezzi” per diventare cittadini consapevoli del loro ruolo nella società e responsabili del loro agire.
Spesso gli adolescenti considerano “la regola” come un limite imposto dagli adulti alla loro libertà. Il Diritto ribalta questa prospettiva: studiare la genesi di una norma aiuta infatti a capire che la legge non rappresenta un ostacolo, ma è la condizione necessaria affinché si eserciti la libertà di ciascuno di noi.
La responsabilità individuale nasce dalla consapevolezza che ogni nostra azione produce effetti giuridici. Affrontare temi come la responsabilità civile e penale nei percorsi scolastici permette ai ragazzi di visualizzare le conseguenze nel tempo delle proprie scelte.
Il Diritto insegna soprattutto a sviluppare pensiero critico, a rispettare le opinioni altrui: di fronte ad ogni evento occorre sospendere ogni giudizio immediato e istintivo, si devono individuare le fonti normative e gli strumenti di prova, è chiesto di argomentare le proprie idee con logica e precisione.
Comprendere come funziona lo Stato e quali sono i meccanismi della giustizia, consente al giovane di non essere un “utente passivo” della società, ma diventarne un protagonista responsabile.
Con questo “bagaglio culturale” i giovani acquisiscono il potere di abitare il mondo con dignità.
Lo studio del Diritto può essere non solo una disciplina scolastica, ma un vero e proprio argine sociale contro l’escalation della criminalità giovanile.
Le cronache recenti ci restituiscono un’immagine sempre più preoccupante: baby-gang, violenza gratuita e una crescente spregiudicatezza antisociale tra i giovanissimi. Di fronte a questo scenario, la risposta non può essere solo repressiva o di contenimento. Occorre invece che lo Stato si doti di un’arma preventiva, più potente: portare il Diritto nelle aule scolastiche come disciplina fondamentale può trasformare il “branco” in comunità.
Dalla “legge del più forte” alla “forza della Legge”: nelle periferie esistenziali vige la regola della forza, del potere, della sopraffazione. Il Diritto offre un’alternativa basata sulla dignità della persona.
Insegnare il Diritto a scuola può anche servire a smontare la pericolosa illusione dell’impunità per il minore: studiare le conseguenze reali e individuali previste per chi commette un reato serve a restituire il senso del proprio agire. Il Diritto e l’Economia aiutano a comprendere che danni e vittime rappresentano una ferita al tessuto sociale di cui si fa parte, hanno una ricaduta economica sulle loro famiglie, creando un ponte di responsabilità tra generazioni.
Oggi più che mai, dunque, insegnare il Diritto nelle scuole superiori non rappresenta un lusso accademico, ma può diventare un serio strumento di sicurezza nazionale. Insegnare la legge ai giovani significa dare loro la bussola per non entrare, o per uscire dal labirinto della criminalità. Meglio apprendere il valore delle regole tra i banchi di scuola, piuttosto che essere costretti a impararlo, a caro prezzo, nelle aule di un tribunale.
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