Ambiente

il delicato equilibrio tra regole

Tra le poche cose in grado di colpire e segnare in maniera profonda l’immaginario di un bambino alle prese con lo studio della storia antica nei primi anni di scuola, secondo il mio modestissimo parere, ci sono le piramidi egizie. E quando poi si ha la fortuna di vederle dal vivo è come concretizzare quell’immaginario. Quello che solitamente non si contempla in quell’immagine che ci si dipinge nella mente è il contesto urbano in cui quelle più famose (Cheope, Chefren e Micerino) sono inserite. Giza e il Cairo costituiscono un agglomerato urbano con una popolazione stimata in circa 25 milioni di persone. E, senza nulla togliere alla meraviglia delle piramidi, quello che più mi ha colpito e che mi sono portato via come impressione profonda da questo recente viaggio in Egitto è stato proprio il traffico di questa megalopoli.

Forse è solo assistendovi di persona che si può capire ma provo a rendere l’idea: strade urbane fino anche a 8 corsie per carreggiata, quasi totale assenza di semafori e strisce pedonali, macchine, motociclette, tuk tuk, furgoncini, autobus, carri trainati da animali e ovviamente pedoni, tutti insieme a condividere il medesimo spazio.

Dalla mia prospettiva la cosa è risultata all’inizio quasi disturbante, poiché assimilabile a una sorta di anarchia caotica; pian piano è diventato un tratto caratterizzante, per alcuni versi folcloristico; alla fine (solo da pedone) mi ci sono anche “tuffato”… esperienza decisamente forte! Considerate che per la gente del posto è assolutamente naturale attraversare quel traffico a piedi in qualunque punto, anche sulle vie a grande scorrimento.

Eppure, in 7 giorni di immersione in questo caos, presente praticamente a tutte le ore, non ho mai notato problemi (per capirci, pedoni investiti o automobilisti intenti a stipulare una constatazione amichevole!) e, soprattutto, non mi sono mai davvero trovato bloccato nel traffico… Tutto semplicemente fluiva in maniera costante e inesorabile.

Vengo al punto. Nelle mie attività recenti di formazione e consulenza mi sono trovato sempre più spesso a supportare manager di alto livello intenti a tentare di governare il trade off tra, da un lato, l’adesione rigorosa a regole e standard (di processi, attività, ecc.) che garantiscono certezze e, dall’altra, ricorso a deroghe e flessibilità (nelle azioni e nelle modalità), elementi che sono in grado di offrire margini di manovra e opportunità.


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