Marche

«Il decoro rilancia il commercio fisico. Ma ora stringiamo i tempi, non i denti»

Marco Pierpaoli, segretario di Confartigianato imprese Ancona – Pesaro Urbino, il Comune ha deciso di investire sui nuovi arredi urbani. Potranno davvero aiutare il nostro commercio?

«Sì, sono un’opportunità. Il commercio di prossimità in città sta attraversando una fase complessa: le attività soffrono l’aumento dei costi, la riduzione dei margini e un cambiamento profondo delle abitudini di consumo, sempre più orientate verso l’e-commerce. Questo impone alle imprese tradizionali nuove sfide, ma anche la necessità di valorizzare ciò che il digitale non può sostituire».

E cioè?

«La relazione, il servizio, l’esperienza, il legame con il territorio. Sono temi che abbiamo approfondito anche nei seminari della nostra XX Scuola per Imprenditori».

Ci sono comparti che reggono più di altri?

«Il food continua a essere il settore trainante. Le attività legate alla ristorazione mantengono una forte capacità di attrazione e generano flussi che tengono vivi i quartieri. Il tema del decoro rimane comunque centrale: una città curata è una città più viva e frequentata».

E i nuovi arredi miglioreranno l’immagine dei nostri quartieri.

«Esatto, e magari ci aiuteranno a creare le condizioni per il rilancio del commercio fisico. Investire su qualità, bellezza e vivibilità significa investire sul futuro delle imprese e della comunità».

Allarghiamo lo sguardo, qual è oggi lo stato dell’economia marchigiana, in cui le nostre imprese si muovono?

«Non voglio sembrare pessimista, anzi. Siamo in una fase complessa, ma non bisogna trascurare i segnali positivi. Le Marche hanno tenuto botta dopo il terremoto, il Covid e la crisi energetica Abbiamo recuperato terreno, ma ora bisogna cambiare passo: ci giochiamo il futuro dei nostri giovani e del fare impresa».

In che contesto si muovono oggi le imprese?

«L’economia italiana cresce poco, i consumi restano prudenti e i costi continuano a pesare sulle aziende, soprattutto su micro e piccole imprese. Il tessuto artigiano dimostra una grande capacità di adattamento, ma ora non basta più. Dobbiamo passare dalla fase dello stringere i denti a quella dello stringere i tempi».

Quali sono le priorità per le Marche?

«Io le chiamo sfide: energia, rifiuti, acqua e tasse locali. Sulle infrastrutture e sui bandi la Regione sta facendo bene, ora serve allargare lo sguardo».

Partiamo dai rifiuti.

«Da qui a dieci anni solo il 10% dei rifiuti potrà finire in discarica.

Se non decidiamo ora cosa fare, entro il 2030 le discariche saranno piene e i costi ricadranno sulle imprese. Su questioni come quella del termovalorizzatore servono scelte concrete, senza pregiudizi ideologici, perché l’alternativa oggi è solo una: aumentare le tasse».

E sull’acqua?

«Nelle Marche abbiamo già vissuto razionamenti programmati. Le perdite delle reti arrivano fino al 40%. Con il cambiamento climatico non possiamo più permetterci sprechi».

Il rischio finale qual è?

«Se non si creano le condizioni per fare impresa, perdiamo i giovani. Studiano, si formano (anche tramite i nostri progetti) e poi vanno all’estero perché non vedono futuro qui. Serve agire subito e con coraggio».




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