Puglia

Il cuore è a Bari

Padova-Bari, gara di serie B che andrà in scena sabato 21 febbraio allo stadio “Euganeo”, sarà fulcro di emozioni non solo sul terreno di gioco, ma anche a tavola. Sì, perché nel centro della città padovana dimora un pezzo di Puglia che profuma di sapori pugliesi: “Principe d’Altamura”, un ristorante tutto made in Puglia e a conduzione familiare, formato dai due fratelli altamurani Marco e Michele Cornacchia e dallo chef Domenico Galetta, cognato dei due fratelli. Una lunga storia che parte dalla Puglia e si ferma in Veneto per quasi mezzo secolo: i due fratelli, originari di Altamura, in giovane età hanno lasciato la propria terra per trasferirsi a Padova in cerca di fortuna.

Ed è qui che sono stati baciati dalla dea bendata. “Avevo solo 15 anni quando decisi di partire da Altamura in cerca di lavoro al Nord – racconta Marco Cornacchia ai microfoni di Telebari – Dovevo andare a Milano, come facevano molti pugliesi dell’epoca, ma mi trasferii a Padova, dove lavorava un mio cugino. Arrivai qui il 13 giugno 1978, nel giorno di Sant’Antonio. E mi ha portato bene. Dopo poco tempo mi raggiunse mio fratello Michele: insieme abbiamo lavorato in un ristorante, in sala, per sei anni, e poi abbiamo aperto il nostro primo locale a Padova. Successivamente, abbiamo rilevato l’attività in cui eravamo stati dipendenti all’inizio della nostra carriera lavorativa”.

Tanti sacrifici e soddisfazioni, dunque, per i due caparbi fratelli altamurani, che nel 2001 danno vita a quello che diventerà il loro gioiello in salsa pugliese: “Abbiamo comprato un vecchio bar accanto all’ex stadio “Silvio Appiani” – continua – era la sede dei tifosi biancoscudati. E a maggio 2001, dopo lavori di ristrutturazione, lo abbiamo inaugurato come ristorante tipico altamurano, chiamato “Principe d’Altamura”. Ed è stato subito un boom”. Un nome che sa di terra barese. Ma chi è il principe che dà il nome al locale? “Dovevamo chiamarlo “Il barone” – dice – perché ad Altamura c’erano i baroni, ma abbiamo deciso così in onore di Federico II di Svevia, che veniva chiamato “Il principe”, ricollegandoci anche alla famosa Cattedrale di Altamura”.

E le tante prelibatezze pugliesi, cucinate dall’esperto chef pugliese Galetta, sono diventate un cult tra i padovani. “Il piatto più ricercato sono le orecchiette alle cime di rapa – racconta con orgoglio – D’estate, invece, spopola la nostra pasta alla crudaiola. Ma il menù propone cavatelli con salsiccia e pecorino, braciole baresi, bombette, burrate e altro: tutto esclusivamente pugliese. I nostri prodotti arrivano tutti dalla Puglia: qui sul territorio compriamo solo l’acqua minerale (sorride, ndr).

I veneti apprezzano molto la cucina pugliese”. Un ristorante famoso, a cui non sono mancate visite eccellenti: “Quando il Padova era in serie A, da noi è venuta a mangiare tutta la squadra – afferma – Anche l’ex presidente del Bari, Vincenzo Matarrese, è venuto spesso da noi perché voleva mangiare pugliese, e ci ha omaggiato di un gagliardetto firmato dalla squadra”. Padovani d’adozione, ma con il Bari nel cuore. “Nel nostro ristorante si parla il dialetto barese – conclude – e i veneti si divertono tanto. Siamo tifosi del Bari e dell’Altamura, e speriamo che l’anno prossimo il Bari non vada a fare il derby con la nostra città (ride, ndr). Pronostico? Incrocio le dita: spero vinca il Bari. Parlo bene il veneto, simpatizzo per il Padova, ma amo le mie radici pugliesi: il mio cuore è per Bari. Questo campionato è stato finora una brutta delusione, ma in cuor mio spero e credo che si salvi. Una città come Bari non merita quello che c’è adesso”.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »