il Consiglio di Stato dà ragione al Comune. Stop ai locali “mignon”
Il cuore di Roma respira un po’ di sollievo. Il Consiglio di Stato ha dato ragione a Roma Capitale nella battaglia giudiziaria che rischiava di aprire un pericoloso precedente per il decoro del centro storico UNESCO.
Al centro della contesa, un piccolo esercente alimentare che voleva trasferire la sua attività in un locale di soli 52 metri quadrati in via della Frezza, ben al di sotto dei nuovi parametri comunali.
La norma contestata, la Delibera 109/2023, fissa regole stringenti per chiunque voglia aprire o spostare un minimarket nel cuore di Roma: almeno 100 metri quadrati di superficie di vendita, un bagno per i clienti se previsto consumo in loco e locali adeguatamente insonorizzati.
Una stretta che ha già ridotto le richieste di trasferimento o apertura da oltre 100 l’anno a circa dieci, ridisegnando il commercio nel centro storico.
Dal TAR al Consiglio di Stato: la svolta
In primo grado, il TAR aveva dato ragione all’esercente, definendo la norma “discriminatoria” e sproporzionata. Una decisione che aveva acceso gli animi tra gli operatori del settore, preoccupati per le restrizioni sul trasferimento dei negozi.
Ma il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza: secondo i giudici, un locale troppo piccolo favorisce assembramenti di clienti fuori dai negozi, congestionando vie già sature di turisti e cittadini.
La soglia dei 100 mq è stata giudicata “ragionevole” per garantire fruibilità dignitosa, qualità del servizio e tutela dei residenti, ma soprattutto per salvaguardare il pregio monumentale e paesaggistico del centro storico UNESCO.
«Basta paccottiglia»
Il verdetto è stato accolto con entusiasmo dal presidente della commissione Commercio, Andrea Alemanni: «Questo è un risultato storico — ha commentato —. Dimostra che l’amministrazione sa difendere il decoro e la qualità, sostenendo i commercianti virtuosi e proteggendo i cittadini stanchi della paccottiglia che svilisce il cuore di Roma».
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