il Consiglio di Stato ‘bacchetta’ anche Manelli
Inciampa sul costo della manodopera necessaria a realizzare il Parco della Giustizia anche il ricorso del raggruppamento di imprese Coebo, Guastamacchia, Debar, Manelli, Itm e Macob. Dopo la ‘bacchettata’ a quello capeggiato da Cobar, inizialmente primo classificato nella gara per la progettazione della sede unica degli uffici giudiziari baresi, arriva anche quella per i secondi classificati nella gara completamente annullata dai giudici amministrativi. Nel provvedimento depositato ieri, infatti, si sono pronunciati sulle posizioni di entrambi, disponendo che si torni tutti alla casella di partenza: atti annullati, graduatoria da rifare.
Uno dei punti discussi già al Tar Puglia era quello relativo ai costi della manodopera quantificati dal Demanio in 68 milioni 20.426,17 euro. “Rispetto a tale importo – ribatte il Consiglio di stato salomonicamente – entrambi i concorrenti hanno presentato un rialzo: Manelli ha indicato un costo pari a 68.270.425 euro, mentre Cobar ha esposto un costo pari a 71.494.087,68, ossia un rialzo maggiore rispetto alla Manelli”. Ma non solo: A ciò aggiungasi poi che il costo giornaliero unitario di 224 euro riportato nel Piano di Sicurezza e Coordinamento rappresenta solo una soglia utilizzata per finalità di pianificazione e sicurezza, non può in alcun modo essere utilizzata al fine di calcolare un costo medio orario, come invece erroneamente fatto da Manelli Spa dividendo meccanicamente l’importo su 8 ore giornaliere.
E infine, è erroneo il criterio di calcolo del costo medio orario operato da Manelli dividendo l’importo complessivo dichiarato da Cobar per i giorni e le unità medie impiegate, e successivamente per le ore di lavoro giornaliere. “Tale metodologia di calcolo – concludono i giudici – non tiene conto del diverso trattamento dei singoli lavoratori, in ragione dei livelli, qualifiche, anzianità di servizio”. Tempi che si allungano, ormai almeno di un anno rispetto al cronoprogramma, ma per il viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto, in primo luogo c’è il rispetto delle regole.




