il confronto tra i due film dal romanzo di Donald E. Westlake
Al cinema il primo gennaio è arrivato il bellissimo No Other Choice di Park Chan-wook, ma il romanzo di Donald E. Westlake The Ax è stato adattato nel 2005 da Costa-Gavras in Cacciatore di teste. Vediamo le differenze.
Approfittiamo dell’uscita cinematografica del bellissimo film di Park Chan-wook No Other Choice, per ricordare la precedente versione del romanzo del 1997 di Donald E. Westlake “The Ax”, ovvero quella del 2005 del regista greco-francese Costa-Gavras, Cacciatore di teste (Le couperet, la mannaia, in originale). Non è un caso infatti se nei titoli di coda del nuovo adattamento ci sia una dedica proprio al grande regista europeo, detentore dei diritti del libro, e che i figli di Costa-Gavras siano tra i produttori del film coreano. La storia, essenzialmente, resta la stessa, pur se ambientata in paesi diversi, ma il regista di Old Boy la arricchisce di sfumature e deviazioni, mentre appare più fedele all’originale il precedente adattamento. La base insomma, senza spoiler per chi deve ancora vedere il film al cinema, è identica: un uomo sui quarant’anni che ha lavorato per anni in posizione dirigenziale nell’industria della carta, dando per scontata e acquisita una serie di privilegi, viene licenziato in un momento di generalizzata crisi economica in cui le attività sono delocalizzate. Dopo esser rimasto disoccupato per quasi due anni, prende la decisione estrema di eliminare fisicamente i più temibili concorrenti per il posto a cui aspira.
The Ax: In principio c’era il romanzo di Westlake
Tra i giallisti più noti nel mondo letterario, l’americano Donald E. Westlake, scomparso nel 2008. è noto per il senso dell’umorismo che pervade i suoi romanzi, anche se, con lo pseudonimo di Richard Stark, ha pubblicato anche hard-boiled pulp più violenti e cupi con altri “nom de plume” ha scritto anche storie di fantascienza. Ha lavorato anche per il cinema ed è stato candidato all’Oscar per la sceneggiatura di The Grifters, Rischiose abitudini di Stephen Frears, adattamento del romanzo del suo celebre collega Jim Thompson. Tra i personaggi creati da Westlake ricordiamo il ladro Dortmunder e il killer Parker, più volte protagonista al cinema, incarnato da attori come Lee Marvin, Michel Constantine, Robert Duvall, Mel Gibson e molti altri, ma, curiosamente, solo da Jason Statham e Mark Wahlberg col suo nome originale. In The Ax, Westlake mette al centro della storia Burke Devore, un uomo di 39 anni che, dopo aver perso il suo lavoro di alto livello, per mantenere unita la famiglia e inalterato il suo status economico, decide di eliminare i suoi sei concorrenti più temibili al posto che finirà per ottenere. Come ispirazione per la storia, lo scrittore disse di aver avuto l’idea dopo aver parlato con diversi amici, in difficoltà nel trovare un nuovo lavoro, una volta licenziati dalle grandi aziende. Tutto ruota intorno alla spietata dinamica del cosiddetto turbo-capitalismo, e in Devore, serial killer quasi suo malgrado, lo scrittore dipinge un personaggio di uomo qualunque, per cui al tempo stesso facciamo il tifo e proviamo repulsione.

Cacciatore di teste di Costa-Gavras: la prima versione
Da sempre interessato ai problemi politico-sociali, fin dai suoi primi capolavori, Z – L’orgia del potere, La confessione, L’amerikano e Missing (premio Oscar per la sceneggiatura), l’oggi 92enne Costa-Gavras legge poco dopo la pubblicazione il romanzo di Westlake e se ne innamora. Quando gli propone un adattamento europeo, visti i tempi in cui i tagli del personale da parte del sistema delle grandi industrie si sono espansi ovunque, lo scrittore è entusiasta e cede i diritti del romanzo al regista. Costa-Gavras ambienta la storia a Strasburgo e tra la Francia e il Belgio. Il suo protagonista, interpretato dall’attore franco-spagnolo José Garcia, si chiama Bruno Davert, e il film è quasi chirurgico nel rappresentare la storia della sua missione in modo al tempo stesso freddo e coinvolgente. L’umorismo è presente in modo molto sottile, ad esempio nei finti cartelloni pubblicitari che mercificano il corpo femminile, attaccati sui camion che il protagonista incrocia, realizzati appositamente per il film dal nostro Oliviero Toscani. A differenza della versione di Park Chan-wook, la famiglia di Cacciatore di teste non sembra raggiungere mai la piena consapevolezza di quel che succede. Ad un certo punto, nella sequenza che vede il figlio arrestato per il furto di apparecchiature elettroniche, c’è l’apparizione surreale e incongrua, nel ruolo muto del padre dell’amico del ragazzo, di John Landis, probabilmente capitato sul set per un saluto e coinvolto al volo. Tra i produttori di Cacciatore di teste ci sono anche, infine, i fratelli Dardenne. Noi vi suggeriamo di recuperare questo film, fedele al testo e notevole nella regia, anche se estremamente diverso da quello del regista coreano (finale compreso), e di più non vi diremo.
La fiammeggiante impronta di Park Chan-wook in No Other Choice
Della versione attualizzata ai nostri giorno del film di Park Chan-wook col fantastico Lee Biung-hun non possiamo che dire tutto il bene possibile. Il regista dà alla famiglia e alla vita del protagonista qualcosa in più, tra cui una ragazzina autistica prodigio del violoncello, un figlio adolescente tormentato, una moglie bellissima, due cani, una casa spettacolare e l’ossessione del protagonista per il giardinaggio. Il senso dell’umorismo, nerissimo, è espresso spesso in maniera grottesca e inattesa: la scena del vaso, la rissa con le grida coperte dalla musica a tutto volume, al termine della quale il protagonista si ritroverà con un cadavere già servito, la composizione quasi astratta del corpo di una vittima quando decide di non smembrarla, la goffaggine generale dell’omicida in confronto alla fredda efficienza del protagonista del romanzo e del film di Costa-Gavras. E soprattutto il finale, che rende ancora più attuale il commento e la satira politica di un’epoca in cui il citato turbo-capitalismo ha ormai perso qualsiasi sistema frenante e le macchine rendono l’uomo schiavo e preda di una solitudine disumana. Per non parlare delle inquadrature “impossibili”, che ci mostrano inconsuete prospettive delle azioni più comuni e che non sono puro sfoggio di bravura ma il modo scelto da Park Chan-wook per mostrarci un mondo sottosopra, le cui regole sono incomprensibili e in cui i punti di vista sono continuamente rovesciati. Fatevi un regalo e andate a vedere No Other Choice, possibilmente vedete anche Cacciatore di teste e poi, se come noi siete appassionati lettori, cercate anche il romanzo di Donald E. Westlake, a cui spetta il merito di aver inventato la storia e intuito per primo in che direzione stava andando il mondo e la nostra sorte di pedine di un sistema spietato, al cui confronto il piano criminale del protagonista sembra solo un patetico dispettuccio.




