Economia

Il comunicato del Cdr – la Repubblica

All’indomani della notizia della vendita del quotidiano La Stampa al gruppo Sae, come prevedibile, continuano, e se possibile, si intensificano, le indiscrezioni riguardo al destino che toccherà a Repubblica, al centro di una trattativa che sembra in fase di chiusura con il gruppo Antenna dell’armatore greco Kyriakou. I giornalisti della testata fondata da Eugenio Scalfari, per quanto abituati ad avere un atteggiamento stoico di fronte alle voci che li riguardano, denunciano il clima di pesante incertezza e tensione che sale di giorno in giorno.

Dopo almeno otto mesi da quando hanno cominciato a girare le prime notizie circa l’interessamento del gruppo greco a quel che resta di Gedi – notizie sempre smentite fino ai primi di dicembre 2025 dall’attuale proprietà Exor – siamo stanchi di assistere a questa sistematica operazione di demolizione dell’immagine del giornale e dei suoi lavoratori. Siamo costretti a sostenere le nostre posizioni tramite comunicati sindacali in assenza di un confronto onesto e trasparente sia con la attuale proprietà che fa capo a John Elkann – che ci ha sempre rifiutato un incontro – ma anche con il possibile acquirente o i suoi consulenti, che stanno da mesi esaminando le carte del gruppo Gedi. Ricordiamo che sul tavolo c’è la nostra richiesta – sostenuta dallo stato di agitazione che finora ha portato a due giorni di sciopero e al blocco da dicembre delle iniziative speciali – di garanzie occupazionali e democratiche perché sia tutelato il nostro lavoro e l’identità politica e culturale di Repubblica.

Riteniamo anche noi che ci sia un fondamento di verità in quanto scritto da autorevoli testate che parlano di trattative all’ultimo sangue sul prezzo di vendita, ma anche di probabili aspetti delle pieghe contabili che non convincono chi si è candidato ad acquistare quello che era il più grande gruppo editoriale italiano, ormai ridotto a uno spezzatino.

E non essendo illusi, riteniamo fondati i timori che chi prenderà in mano le redini delle testate Gedi rimaste – fra le quali c’è Repubblica – possa voler ridimensionare fortemente gli organici. Per far questo, molti scrivono che si ricorrerà ad un nuovo piano di prepensionamenti, dopo quello sanguinoso di due anni fa. Un piano che di nuovo ridurrebbe le forze di questa redazione e la sua memoria storica, le sue professionalità più rodate. Sapendo che tutta questa materia è comunque regolata da provvedimenti di legge e sottoposta al vaglio e alla trattativa con le organizzazioni sindacali e di categoria, consigliamo a chi si sta occupando della vendita e a chi fa filtrare all’esterno le informazioni, di ricordare una cosa. Che qualsiasi manovra per ridurre gli organici dovrà passare da un tavolo di trattativa e che nulla deve esser dato per scontato. Neanche la previsione che la redazione potrà essere ridotta di un terzo o di chissà quanto, anche perché i prepensionamenti sono a norma di legge “volontari”.

Attendiamo, con poca fiducia ormai, di avere gli incontri che abbiamo chiesto da mesi all’attuale proprietà di Gedi e a chi si sta palesando per acquistarla, incontri nei quali ribadiremo loro che l’identità, la storia e la forza lavoro di un giornale non sono merce in vendita.

Il Cdr


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