Il comunicato del Cdr – la Repubblica
Con l’annuncio dell’accordo per la Stampa con Sae, il gruppo Gedi si avvia al termine di questa storia targata Exor e durata sei anni. Mancano solo Repubblica, Huffington post e le radio (Deejay, Capital, M2o). Un lungo e devastante stillicidio per chiunque abbia e ha ancora la sventura di essere capitato in mezzo ad un’impresa editoriale senza capo né coda, dall’inizio alla fine, sul piano industriale. E che aveva evidentemente altri fini che forse un giorno noi, assieme al resto dell’opinione pubblica, capiremo meglio.
Alle colleghe e ai colleghi della Stampa possiamo solo augurare ogni fortuna, così come abbiamo fatto nel corso degli anni con le maestranze di Tirreno, Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena, Nuova Ferrara, l’Espresso, Micromega, Nuova Sardegna, Corriere delle Alpi, Nuova Venezia, Messaggero Veneto, la Tribuna, Piccolo, Secolo XIX, Gazzetta di Mantova, La Provincia Pavese, Sentinella del Canavese.
Il più grande gruppo editoriale italiano comprato per essere fatto a pezzi dall’acquirente fattosi subito dopo instancabile venditore: una vicenda che grida vendetta sotto ogni punto di vista e che richiama un famoso saggio del passato, “comprati e venduti”, dove non a caso si analizzavano criticamente le relazioni tra stampa, editori e potere politico ed economico.
La cessione della Stampa, giornale della famiglia Agnelli da un secolo, avviene al buio per la redazione: senza garanzie occupazionali messe nero su bianco, senza le stesse certezze per quanto riguarda l’indipendenza editoriale. Un epilogo facilmente prevedibile, a breve, anche per Repubblica.
Ma questa triste vicenda cominciata nel 2020 non porta solo la responsabilità della Exor di John Elkann: c’è un intero sistema politico ed economico, salvo alcune mirabili eccezioni, che ha preferito far finta di non vedere, senza avere a cuore né comprendere appieno il valore di un robusto ecosistema pluralista e democratico nel nostro Paese.
L’informazione non è una merce come tutte le altre ed essere imprenditori in questo campo comporta una doppia responsabilità sociale, e non invece la totale assenza di rispetto del principio inserito nella Costituzione. Abbiamo provato a ricordarlo ai nostri interlocutori, aziendali e pubblici, in questi ultimi anni. Continueremo a farlo senza alcuna remora anche in futuro, coscienti che la dignità del giornalismo e della sua non facile missione passa attraverso il protagonismo delle redazioni.
Il Cdr
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