Il comunicato del Cdr – la Repubblica
La trattativa di cessione di Repubblica e del gruppo Gedi da parte di Exor sta per arrivare alle battute finali, visto che il 31 gennaio scade l’esclusiva con Antenna Group. Una trattativa prima negata ufficialmente alle rappresentanze sindacali, e a più riprese; poi annunciata improvvisamente alle agenzie di stampa. Noi assistiamo da tempo ad un fattore preponderante di tutta questa vicenda: la più totale mancanza di trasparenza.
La abbiamo richiesta ad ogni occasione, così anche hanno fatto le istituzioni, nei fatti è sempre stata negata. Riteniamo incredibile, per un’azienda editoriale e un quotidiano che col suo giornalismo si occupa esattamente di rendere chiaro ciò che si vorrebbe oscuro, avere davanti questo buio proprio in un contesto che ci riguarda direttamente.
Quando i vertici di Gedi – unici nostri interlocutori finora, visto che John Elkann e il suo management si sono sempre negati – ci illustrarono, buoni ultimi, che era in corso una trattativa esclusiva con Antenna Group, chiedemmo subito ciò che è ovvio chiedere: le ragioni di una scelta di questo tipo. Perché un compratore invece che un altro? Non perché avessimo preclusioni di sorta, ma con l’intento di capire i contorni esatti di questa operazione.
Al presidente di Gedi che sottolineò le virtù imprenditoriali nel campo dell’editoria del potenziale acquirente, compresa la sua solidità finanziaria, facemmo presente a stretto giro che in realtà non era facilissimo reperire informazioni affidabili. Da cosa erano quindi originate le rassicurazioni fatte al sindacato? Peraltro, rassicurazioni da parte di chi, per anni, ha sistematicamente mentito alla redazione.
Al contempo abbiamo chiesto delle clausole di garanzia, occupazionali e di rispetto della linea politico-culturale del giornale. Anche su questo, ad oggi, l’unica risposta è stata il silenzio. Abbiamo di fronte quindi una controparte, la sola che ci è dato di avere, la cui affidabilità è prossima allo zero.
Per ovviare a questa sistematica mancanza di trasparenza – la quale è un valore fondamentale sia sul mercato che in un contesto democratico – come Comitato di redazione abbiamo per intanto cercato delle risposte minime rispetto alla composizione aziendale del compratore. Lo abbiamo fatto attraverso un lavoro giornalistico, redigendo un dossier che oggi renderemo disponibile a chiunque sui nostri canali social, su Facebook “La Repubblica siamo noi” e su Instagram “larepubblicasiamonoi”.
Possiamo sinteticamente dire che le holding della famiglia Kyriakou sono collocate in Lussemburgo, come anche la capogruppo K Group, che ha depositato l’ultimo bilancio consolidato nel 2019, mentre quello del 2021 non è consolidato. Abbiamo estratto dai registri olandesi del commercio tre nuovi documenti del gruppo: un bilancio 2024 non consolidato della holding capofila Antenna Group, depositato a fine 2025, e due bilanci consolidati 2023 e 2024 di Antenna Greece Bv, la società operativa nei media di famiglia.
La lettura di queste carte consente una fotografia più aggiornata del business dei Kyriakou. Il gruppo è formato da circa 90 società, la maggior parte site in Olanda (30), Cipro (23), Grecia (22), Romania (6), senza un coordinamento tra loro. Dall’analisi dei bilanci 2024 da noi rinvenuti affiora un’attività editoriale senza alcuna presenza nella carta stampata, grande circa un terzo di quella di Gedi.
Per quanto riguarda Antenna Greece Bv, negli ultimi tre anni non ha mai distribuito dividendi e dunque, con questi numeri visionabili, non sembra che con l’attività televisiva i Kyriakou siano in grado di finanziare l’espansione internazionale.
È importante per tutti coloro che lavorano nel gruppo Gedi che, prima di effettuare qualsiasi operazione in Italia, la famiglia Kyriakou dia effettiva trasparenza alle sue strategie pubblicando tutti i bilanci consolidati aggiornati al 2025.
In un mondo ideale, fatto di correttezza e buone prassi aziendali, sarebbe stato compito di Exor renderci edotti, dando quindi una corrispondenza concreta alle proprie dichiarazioni rispetto alla scelta fatta di un compratore affidabile. Ma quasi sei anni di gestione Exor ci hanno insegnato che sia nel metodo che nella forma è l’opacità a farla da padrone.
Ci auguriamo, quindi, che il nuovo possibile proprietario di Repubblica dia sin da subito un segnale di discontinuità, improntato alla massima fiducia e – ripetiamo – trasparenza.
Il Comitato di Redazione
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