Il Cio approva i test genetici: no alle atlete transgender alle Olimpiadi nelle gare femminili
Una decisione destinata a generare polemiche a livello globale. Seguendo una linea già adottata dalle federazioni internazionali di atletica, pugilato e sci, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha deciso che la partecipazione alle gare femminili delle Olimpiadi di Los Angeles del 2028 saranno subordinate all’esecuzione di un test cromosomico. Si tratta di un ritorno al passato, visto che tale condizione era già in vigore già in vigore nel mondo olimpico dal 1968 al 1996. Una nuova politica di ammissibilità che si allinea con l’ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sullo sport femminile in vista dell’Olimpiade americana.
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Escluse di fatto le atlete transgender e intersex
L’ammissibilità alle competizioni olimpiche femminili sarà dunque da ora in poi riservata “alle persone di sesso biologico femminile che non hanno del gene SRY”. Una decisione che esclude di fatto sia le atlete transgender che una grande percentuale di atlete intersex e che non riguarderà le attività di base e ricreative.
La presidente del Cio Coventry: “La norma non avrà effetto retroattivo”
La presidente del Cio, Kirsty Coventry, ha specificato che la nuova normativa “sarà applicata regolarmente a partire dalle Olimpiadi 2028 a Los Angeles e non sarà retroattiva”. In pratica, la medaglia d’oro di Parigi nel pugilato, Imane Khelif, il cui caso ha tenuto lungamente banco, non sarà revocata.


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