Marche

«Il cellulare squillava a vuoto, poi più nulla»

ASCOLI «Il dolore è immenso». E non potrebbe essere altrimenti. «Perché Federica è stata strappata via in un modo atroce». Tante altre cose si potevano pensare ma mai che suo marito l’avesse aggredita, pugnalata ferocemente come pure l’esame autoptico, condotto ieri all’istituto di Medicina legale della Sapienza di Roma, ha confermato. E mentre il suo corpo veniva sepolto in una fossa profonda non più di due metri, lui – l’uomo, un marchigiano, che l’aveva conosciuta per caso e che le era vicino – la cercava. Ma lei non rispondeva e non l’avrebbe più fatto. Il cellulare, che ancora non è stato trovato dai carabinieri, per un po’ ha squillato a vuoto, poi il nulla. I messaggi su Whatsapp non letti e la preoccupazione che avanzava.

La preoccupazione

Cosa è successo? Dov’è Fede? Domande lecite le cui risposte sono arrivate tutte insieme, domenica scorsa, quando il corpo martoriato della donna è stato trovato ad Anguillara.

Il mondo è venuto giù, in una volta sola. E di fronte al dolore – che tutto sovrasta e tutto divora – c’è la necessità del riserbo chiesto da chi, pur avendo a cuore quella donna e avendo il suo ora distrutto, non vuole «strumentalizzare questa perdita, nel rispetto di Federica Torzullo, delle nostre famiglie e dei nostri figli», dice rispondendo a un messaggio. Ma quest’uomo conta che sia fatta giustizia e che la verità venga a galla durante il processo. Un proseguo segnato nonostante il silenzio di Claudio Carlomagno che di fronte al pubblico ministero nel carcere di Civitavecchia si è avvalso della facoltà di non rispondere. Oggi di fronte al gip potrebbe avvalersi ancora. Ma questo non cambia la realtà delle cose.

«La verità verrà a galla (spero) con il processo – aggiunge il  compagno della vittima – Federica ci è stata strappata in maniera atroce, il dolore è immenso. Sicuramente le deposizioni che abbiamo rilasciato ai carabinieri hanno dato agli investigatori una fotografia chiara di quella che è la situazione e sono sicuro che in fase di processo tutte queste ombre saranno chiarite, questo lo dobbiamo ai familiari e a Federica».

I sospetti

Non c’erano stati segnali né fatti pregressi che potessero lasciar presagire un epilogo così terribile. C’era la volontà di una donna di andare avanti con la sua vita e farsene un’altra. Insegnano che quando non si sta più bene, nel rispetto e con la dovuta civiltà, si debba trovare la forza per accettare il cambiamento. Saper gestire il dolore, che comunque questo provoca, ma essere sinceri per il bene di se stessi e degli altri. E Federica, bella con il sole, aveva fatto questo: dar seguito a quell’insegnamento. Voltando le spalle, con coraggio, a ogni ipocrisia. Un passo alla volta, proteggendo suo figlio, e chiedendo al marito la separazione.

Lunedì 12 gennaio insieme sarebbero dovuti andare dall’avvocato per definire il da farsi. Quando non ha risposto al telefono, il compagno – che ha lavorato come barman e si è separato dalla moglie -, ha contattato la sorella di Federica perché era preoccupato. Federica non poteva essere scomparsa nel nulla né esistevano ragioni per una fuga. Non ha, dunque, perso tempo.E poi come tutti i familiari della vittima è stato ascoltato dai carabinieri. Le informazioni che sono state raccolte nell’immediatezza della scomparsa hanno permesso agli inquirenti di iscrivere subito sul registro degli indagati Claudio Carlomagno. Rimasto poi in silenzio con l’accusa di aver ucciso in maniera atroce la madre di suo figlio.




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