Friuli Venezia Giulia

il caso scuote la Fondazione


È scontro aperto sulla gestione della Fondazione Morpurgo Hofmann di Udine. Al centro della polemica il compenso del presidente Lorenzo Bosetti, finito nel mirino del capogruppo in consiglio comunale di Alleanza Verdi e Sinistra – Possibile, Andrea Di Lenardo, che parla di un aumento “più che raddoppiato” e chiede chiarimenti pubblici.

Le critiche di Di Lenardo: “Scelta infelice mentre i cittadini faticano”

A sollevare il caso è Andrea Di Lenardo, che punta il dito contro una delibera del consiglio di amministrazione con cui sarebbe stato riconosciuto “il compenso massimo previsto” per gli amministratori. Secondo quanto riportato dal consigliere, il presidente Lorenzo Bosetti sarebbe passato da circa 30 mila a 68 mila euro annui. “Tali cifre sono confermate? Qual è la motivazione di un simile aumento?”, chiede Di Lenardo, sottolineando come il verbale del cda sarebbe “estremamente laconico” e giustificherebbe la decisione con la generica complessità delle attività svolte. L’esponente di opposizione definisce la scelta “particolarmente infelice”, richiamando il contesto economico attuale: “Gli italiani faticano ad arrivare a fine mese, mentre aumentano i costi di beni essenziali come pane, bollette e carburante”.

Non solo. Di Lenardo riporta anche le segnalazioni dei sindacati, che da anni denuncerebbero un peggioramento delle condizioni lavorative nella Fondazione: aumento del turnover, insoddisfazione diffusa tra i dipendenti, continui spostamenti di personale e stress lavorativo. A questo si aggiungerebbe, secondo il consigliere, un calo della qualità del servizio, scesa “da cinque stelle a una e mezza” nel 2024. Nel mirino anche la gestione del minutaggio assistenziale: pur a fronte di un aumento delle risorse messe a disposizione, Di Lenardo si chiede se queste siano state utilizzate in modo efficace dalla Fondazione, sollevando dubbi sull’organizzazione e sull’impatto reale sul servizio agli ospiti.

La replica di Bosetti: “Compensi nei limiti e risultati concreti”

Non si è fatta attendere la risposta del presidente Lorenzo Bosetti, che respinge le accuse e ricostruisce i numeri della gestione. “Quando sono stato nominato presidente, il primo bilancio di mia competenza ha chiuso con un utile di 100mila euro. Oggi siamo arrivati a 200mila euro”, spiega Bosetti, sottolineando come il risultato economico coprirebbe i costi degli amministratori per l’intero mandato. Sul compenso, il presidente ridimensiona le cifre indicate dall’opposizione: “Si è passati da 35mila a 59mila euro annui, al netto dei contributi di legge, nel rispetto dei limiti previsti dallo Statuto”. Un limite che, come previsto dall’ente, vincola la retribuzione degli amministratori a non superare quella riconosciuta al Direttore amministrativo dell’Asp La Quiete. Bosetti evidenzia inoltre le azioni intraprese sul fronte del personale: aumento degli stipendi oltre il 10%, introduzione dell’indennità di vestizione e incremento del premio per il richiamo in servizio, passato da 6 a 40 euro.

Il nodo lavoro: dati opposti sul turnover

Uno dei punti più contestati riguarda le condizioni dei lavoratori. Anche su questo fronte le versioni divergono nettamente. Bosetti parla di un miglioramento progressivo: “Il turnover è passato dal 70 per cento nel 2022 al 45 per cento nel 2025, con un calo di 25 punti percentuali”. Il presidente respinge poi le accuse sull’inefficacia dell’organizzazione, sostenendo che l’aumento del minutaggio assistenziale abbia migliorato sia la qualità del servizio sia le condizioni di lavoro del personale.

Verso lo scontro legale

La replica si chiude con toni duri. Bosetti definisce le dichiarazioni di Di Lenardo “clamorosamente false e diffamatorie” e annuncia di aver dato incarico a un legale per valutare eventuali azioni. Una vicenda che, da polemica politica, rischia ora di spostarsi sul piano giudiziario, mentre resta aperto il nodo – tutto politico e sociale – sul rapporto tra gestione, compensi e qualità dei servizi in una realtà che si occupa di assistenza fragile.


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