Il cappuccino in cerca di nuove identità

Con un nome ispirato al colore della tonaca dei frati dell’omonimo ordine francescano, il cappuccino non poteva che diventare sinonimo di pausa di socialità e condivisione. E, come ogni grande rituale, il cappuccino, pur trovando il suo momento di elezione al mattino, quando l’82% degli italiani lo sceglie per la colazione, estende il suo consumo anche dopo pranzo (3%), il pomeriggio (9%) e la sera (4%). A rilevarlo un’indagine realizzata da Eumetra per conto dello specialista delle macchine da caffè De’Longhi che ha coinvolto un campione rappresentativo di 800 italiani. In particolare, gustato com’è dal 67% dei rispondenti, il cappuccino è ormai una presenza stabile nelle abitudini di consumo degli italiani: il 18% del campione lo beve quotidianamente mentre il 30% lo sceglie un paio di volte a settimana. In termini di ricette, la versione classica, che unisce espresso e latte montato, è preferita da ben 3 italiani su 4 (77%), soprattutto uomini over 55.
“Nonostante rappresenti un’abitudine profondamente radicata nel nostro Paese, il cappuccino è, peraltro, un rito quotidiano in costante evoluzione – commenta Andrea D’Aloia, direttore marketing Italia del Gruppo De’Longhi – Cresce, soprattutto nella fascia di popolazione più giovane, il desiderio di personalizzazione”. In evidenza, non a caso, le varianti all’orzo (3%), senza caffeina (4%), al ginseng (6%) e con bevande vegetali (9%), quest’ultima particolarmente apprezzata dalle nuove generazioni. Il 79% degli intervistati predilige, inoltre, il latte vaccino, meglio se parzialmente scremato (46%), mentre il 18% opta per soia, avena, mandorle e cocco. A livello di topping, infine, a fronte di un 29% di rispondenti che preferisce il cappuccino senza aggiunte di sorta, il 45% degli italiani vuole il cacao, il 10% le granelle, l’8% lo sciroppo e un ulteriore 8% la cannella.
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