Toscana

Il Capodanno dell’industria automobilistica e degli automobilisti italiani fra brutte premesse e qualche consiglio














Purtroppo per noi automobilisti lo scenario che ci si presenta di fronte per il 2026 è tutt’altro che positivo e ben augurante. Fra il rincaro del prezzo dei carburanti alla pompa di benzina per colpa dell’aumento delle accise sul gasolio, l’aumento delle tariffe per l’assicurazione RC auto, l’aumento del costo dei pezzi di ricambio per gli interventi di manutenzione sui nostri veicoli, l’aumento del ticket del pedaggio per le autostrade, l’impennata del prezzo d’acquisto delle auto nuove, non c’è troppo da stare allegri. L’automobile ma lo stesso vale anche per la moto, lo scooter, il camper, il furgone per lavorare, stanno diventando un lusso non solo in fase di acquisto ma anche per il suo mantenimento. Il costo della vita è oggettivamente aumentato di molto per colpa dell’inflazione, ma anche quale diminuzione del potere di acquisto degli stipendi medi italiani che non stanno seguendo i rincari che si registrano in ogni settore, essendo i salari rimasti fermi a dieci anni fa. Le belle parole e le promesse servono a poco quando si deve cambiare la propria automobile e ci si imbatte nella dura realtà dei listini delle case automobilistiche e con la disponibilità media di spesa degli italiani che, facendo di necessità virtù, optano sempre più spesso – quelli che ancora possono permetterselo – per un buon veicolo usato al posto di uno nuovo di zecca troppo caro.

L’ultimo rapporto Istat 2025 parla chiaro: l’Italia è un Paese sempre più vecchio anagraficamente, più povero economicamente, dove quasi un italiano su dieci rinuncia a curare la propria salute perché non ha i mezzi per farlo e poco o nulla attrattivo per i giovani che hanno deciso di lasciare il Bel Paese nel 2024 in ben 78 mila e nel 2025 il trend è peggiorato, acuendo il fenomeno che è stato tristemente denominato la “fuga dei cervelli” e dei talenti. Secondo il rapporto OCSE, l’Italia si colloca al 31 posto su 38 per attrattività di talenti under 34. L’Italia non è un Paese per giovani, lo ribadisce a chiare note il Rapporto CNEL 2025. Ad aggravare il quadro c’è poi la denatalità che ha portato l’Italia nel 2025 a toccare il minimo storico delle nascite dal tempo dell’unità d’Italia.
Con queste premesse comprare e mantenere una automobile non è più per tutti ed i giovani non mettono più la patente di guida e l’automobile fra le proprie priorità, come invece facevano quelli come me nati negli anni 70. D’altra parte come biasimarli.
Ecco quindi che nel 2026 da poco iniziato per gli automobilisti mantenere la propria auto in Italia costerà di più rispetto al 2025, soprattutto per chi guida un veicolo a gasolio (diesel), per chi dovrà rinnovare la RC auto, oltre che per il costo del carburante e per il pagamento del bollo (tassa di possesso), solo per citare alcune spese direttamente collegate all’uso di un veicolo.
I consigli da mettere in atto per cercare di limitare i costi sono pochi ma efficaci. Confrontate le polizze assicurative, non fermatevi alla prima compagnia, fate attenzione alle franchigie, valutate le coperture non obbligatorie. Riconsiderate le vostre esigenze di mobilità. Valutate il passaggio a vetture che costano di meno in termini di mantenimento. Verificate la possibilità di passare al noleggio invece che acquistare l’automobile. Considerate i piani di manutenzione programmata con i relativi costi certi e fissi ma che vi mettono al riparo da guasti imprevisti e dalle relative alte spese.

Chi volesse optare per le vetture elettriche, tenuto conto del fatto che l’UE ha dovuto rinviare il famigerato green deal inizialmente stabilito per il 2035, occorre considerare che questo genere di veicoli costa di più in fase di acquisto rispetto all’analogo modello con motore tradizionale di tipo endotermico ma beneficia di una manutenzione annuale minore rispetto ai motori a combustione. Resta il limite non da poco dell’incognita della durata del pacco batteria sul lungo termine.

In ogni caso fatti tutti i conti e preso atto degli aumenti fra RC auto, bollo, pedaggi autostradali, costi di manutenzione, rifornimenti di carburante, ticket per il parcheggio, revisione, si può ipotizzare un aumento medio di 4 mila euro all’anno per un veicolo tipo che percorre tra 20 e 30 mila chilometri all’anno, che, per il periodo storico che stiamo attraversando non è proprio poca cosa.

Insomma si rischia che l’automobile non sia più quello strumento di libertà, di emancipazione, di indipendenza che ha lungamente rappresentato e di sicuro per i giovani non costituisce più uno status symbol come lo era per quelli come me, contribuendo così a vendere meno auto e sviluppando il processo negativo di deindustrializzazione che sta vivendo il nostro Paese.

Aggiungo poi che dal luglio 2026 tutte le auto nuove immatricolate nella UE dovranno disporre di sistemi di sicurezza più avanzati con inevitabili ulteriori aumenti dei costi di listino e dal novembre 2026 entrerà in vigore l’euro7 che impone il rispetto di soglie di emissioni non solo per i gas di scarico ancora più severe, ma anche per le particelle dei freni, l’usura degli pneumatici, la durata delle batterie dei veicoli elettrici.

Vi ricordate cosa successe con l’euro 5 a novembre dello scorso anno?

Mala tempora currunt.






















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