il cantante lottava contro un tumore alla prostata
Il mondo della musica italiana dice addio a Sandro Giacobbe, cantautore genovese che con le sue melodie romantiche aveva segnato una stagione importante della canzone d’autore tra gli anni Settanta e Ottanta. Giacobbe è morto a 75 anni nella sua abitazione di Cogorno, in provincia di Genova, dove da tempo combatteva contro un tumore alla prostata che negli ultimi mesi lo aveva costretto a non camminare più. Avrebbe compiuto 76 anni il 14 dicembre. Accanto a lui, fino all’ultimo, la moglie Marina e i due figli. I funerali si terranno martedì 9 dicembre alle ore 15 nella Cattedrale di Nostra Signora dell’Orto a Chiavari.
La lunga battaglia contro la malattia aveva segnato profondamente l’artista, che negli ultimi anni aveva raccontato pubblicamente, sempre con lucidità e ironia, il suo rapporto con la sofferenza. La diagnosi era arrivata nel 2015, alla vigilia di una vacanza familiare a Punta Cana. Lo aveva ricordato lui stesso durante un’intervista televisiva: «Mi dicono che ho un tumore alla prostata e avevo davanti una vacanza che aspettavo da tempo. Cosa dovevo fare? Siamo partiti lo stesso. Ce la siamo goduta, con un pizzico di incoscienza», aveva raccontato sorridendo, insieme alla moglie, in uno dei momenti più intimi e sinceri della sua vita pubblica.
Ma il carcinoma alla prostata non era stata l’unica prova che Giacobbe si era trovato ad affrontare. Negli anni successivi era arrivato anche un meningioma, una forma di tumore che colpisce le meningi, per il quale aveva subito un intervento delicato. Malgrado tutto, aveva continuato a lavorare, a scrivere, a cantare quando possibile, mantenendo un rapporto costante con il suo pubblico. Fino a quando, pochi mesi fa, le sue condizioni si erano aggravate al punto da impedirgli di camminare.
In una toccante intervista rilasciata a Domenica In, aveva raccontato il progressivo peggioramento della sua mobilità: «Ho avuto un problema all’anca, dalla parte del femore. I medici mi hanno consigliato di evitare di stare in piedi, c’è un serio rischio di frattura. Da un mese sono chiuso in casa, non esco, perché dovrei farlo in carrozzina e verrei fotografato. Ho deciso di dirlo pubblicamente perché voglio che tutti conoscano la mia situazione». Era un Giacobbe fragile ma lucido, capace di prendere la malattia con una sincerità rara, accompagnata da quella sottile ironia che lo aveva sempre contraddistinto.
Pochi mesi dopo, ospite a Verissimo, aveva confessato la paura più grande: non la sofferenza, non il dolore, ma il pensiero di lasciare la propria famiglia. «Vivo ogni giorno con intensità, mi spaventa solo lasciare chi amo», aveva dichiarato con emozione. Aveva anche raccontato del suo iniziale rifiuto della chemioterapia, dettato dal timore degli effetti collaterali e dal desiderio di preservare la qualità del tempo che gli restava. Una scelta sofferta, maturata insieme ai medici e ai suoi cari.
Nato artisticamente tra Genova e Milano, Giacobbe aveva costruito la propria carriera grazie a una determinazione tenace, fatta di trasferte continue e serate nei locali, in un’Italia dove farsi ascoltare non era semplice. L’incontro che gli cambiò la vita fu quello con Alfredo Cerruti, produttore e voce degli Squallor, all’epoca compagno di Mina. Giacobbe gli fece ascoltare una serie di brani, senza però convincerlo. Solo all’ultimo tentativo, imbracciando la chitarra, propose una melodia senza testo definito, con un semplice incipit: «Signora mia…». Cerruti ne rimase folgorato e chiamò immediatamente il compositore Daniele Pace. Da lì nacque Signora mia, il brano che avrebbe sancito l’inizio del suo successo e che diventò parte della colonna sonora del film Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller.
Il successo proseguì nel 1976 con la partecipazione al Festival di Sanremo, dove si classificò terzo con Gli occhi di tua madre, altro brano ispirato a una storia personale giovanile. Negli anni Ottanta arrivarono nuove canzoni di grande popolarità, come Sarà la nostalgia, e un secondo Sanremo nel 1983 con Primavera. Ma la fortuna di Giacobbe non si fermò ai confini italiani: in Spagna divenne un vero e proprio idolo, soprattutto grazie a Il giardino proibito, che lo fece esibire nei teatri più importanti del Paese. Celebre l’episodio avvenuto a Madrid, dove una folla di ammiratrici arrivò addirittura a danneggiare la portiera del taxi in cui si era rifugiato.
Oltre alla musica, Giacobbe aveva coltivato anche la passione per il calcio, giocando nelle leghe minori e poi entrando nella Nazionale Cantanti, di cui era stato anche allenatore. Un modo, per lui, di unire sport e solidarietà.
Con la morte di Sandro Giacobbe se ne va una voce gentile, un autore capace di raccontare emozioni private con sincerità e immediatezza. Ma resta la sua musica, capace ancora oggi di evocare storie, amori, nostalgie, e di accompagnare intere generazioni.
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