Campania

il business con il placet del ras dei Casalesi


Truffe assicurative e documenti falsi per l’accensione di conti correnti su cui le vittime, convinte dell’acquisto di polizze Rc auto, effettuavano i bonifici. Una parte dei proventi sarebbe finita anche al ras Pasquale Apicella, alias ‘o Bellomm, arrestato poco prima di Natale dai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta in quanto ritenuto a capo dell’ala Schiavone-Cantiello del clan dei Casalesi.

Le truffe alle assicurazioni

Nell’inchiesta, coordinata dalla Dda di Napoli, emergono le figure di Emanuela Genova e Armando Maglione, anche loro indagati a piede libero e per i quali il gip Leda Rossetti ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dai pubblici ministeri Simona Belluccio e Vincenzo Ranieri, titolari dell’indagine. 

Secondo quanto emerso le truffe sarebbero state commesse dalla coppia Genova-Maglione dall’ottobre del 2022. I due avrebbero venduto polizze Rc Auto utilizzando dei cellulari dedicati, con l’utenza abbinata a un presunto “Ufficio Assicurazioni”. I clienti, una volta abboccati, avrebbero poi effettuato bonifici su conti correnti intestati a persone estranee ai fatti con l’utilizzo di documenti (patenti o carte d’identità) con foto e altre generalità false.

Business da 40mila euro al mese: soldi anche nelle casse del clan

Utilizzando tale modus operandi, la coppia avrebbe messo a segno almeno 8 truffe (quelle contestate dalla Dda). Un business stimato in “30-40mila euro al mese”, come si evince dalle intercettazioni, con parte dei proventi che sarebbe finita anche nelle mani di Pasquale Apicella che avrebbe utilizzato il denaro per provvedere all’assistenza economica e legale degli altri affiliati detenuti. Apicella e sua moglie (pure lei indagata), come ricostruito, avrebbero ricevuto circa mille euro dagli specialisti delle truffe.

Il messaggio del ras ai Mallardo: “Lasciate stare il campagnolo”

Non solo. Dall’indagine si apprende anche il ruolo svolto da Apicella per dirimere questioni riguardanti altri cittadini, anche facendo da mediatore con esponenti di altri clan. Al riguardo emerge come Emanuela Genova avesse lavorato in passato per un esponente del clan Mallardo, noto come “Masaniello” e titolare di una struttura ricettiva in Toscana. La donna viene contattata da Apicella che le chiede di riportargli un proprio messaggio nel quale chiedeva di “lasciare in pace” un suo protetto citato con l’alias di ‘campagnolo’. 


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