Il bunker e i dieci milioni di euro sequestrati al “Gatto”: smantellato l’impero del narcos
Ville con piscine olimpioniche, una fortezza con bunker sotterraneo e via di fuga segreta, terreni, auto di lusso e società. È l’eredità patrimoniale di Patrizio Forniti, detto “il Gatto”, il narcotrafficante di Aprilia arrestato lo scorso novembre a Casablanca.
A colpire il suo impero finanziario è stata la Direzione Investigativa Antimafia, insieme a Carabinieri e Guardia di Finanza. Il provvedimento di sequestro, disposto dal Tribunale di Roma, ammonta a circa 10 milioni di euro.
Una cifra che, secondo gli inquirenti, fotografa la dimensione economica del presunto “capo dei capi” della provincia di Latina.
Ville, bunker e società: il tesoro sotto chiave
Il patrimonio sequestrato racconta una parabola criminale costruita su traffico internazionale di droga, usura ed estorsioni.
Tra i beni finiti sotto sigillo spiccano:
Due ville ad Anzio, residenze monumentali con piscine olimpioniche;
Una villa-fortezza ad Aprilia, ancora in costruzione, circondata da mura invalicabili e dotata di un bunker sotterraneo. Il rifugio, accessibile tramite una botola in cucina, conduceva a una lunga via di fuga oltre i confini della proprietà: un sistema studiato per sottrarsi a eventuali blitz;
Undici autovetture, orologi di pregio, gioielli, terreni per 25 mila metri quadrati e dieci immobili complessivi;
Due società tra Aprilia e Anzio, già colpite da interdittiva antimafia, ora definitivamente bloccate.
Le alleanze criminali: dalla ’Ndrangheta a Roma
Le indagini patrimoniali, coordinate dal Centro Operativo DIA di Roma, hanno ricostruito un reticolo di relazioni che attraversa decenni di storia criminale laziale.
Forniti sarebbe cresciuto sotto l’ala della famiglia Gangemi, espressione imprenditoriale della cosca Cosca De Stefano di Reggio Calabria radicata ad Aprilia. Sergio Gangemi lo avrebbe inserito, già dal 2010, in società di comodo utili al riciclaggio di denaro.
I legami si sarebbero poi intrecciati con la famiglia Nicoletti – storicamente collegata alla Banda della Magliana – e con il clan Senese, consolidando un asse criminale tra il litorale e la Capitale. Documentati anche rapporti con esponenti dei Gallace ad Anzio e Nettuno.
La sproporzione e l’“Assedio”
Il sequestro nasce da una meticolosa analisi economico-finanziaria che ha evidenziato una “notevole sproporzione” tra i redditi dichiarati – nulli o irrisori – e uno stile di vita definito dagli investigatori “faraonico”.
Nonostante la residenza formale in Lussemburgo, il cuore degli affari e degli investimenti rimaneva radicato tra Aprilia e Anzio.
L’operazione rappresenta il naturale sviluppo dell’indagine “Assedio”, culminata con l’arresto in Marocco di Forniti e della moglie Monica Montenero.
Colpito il capitale, sostengono gli inquirenti, si colpisce il vero motore delle organizzazioni criminali. E la scoperta del bunker – con la sua via di fuga sotterranea – restituisce l’immagine di un boss che viveva in uno stato di allerta permanente, pronto a sparire nel sottosuolo al primo segnale di pericolo.
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