Il boom di VPN nel Regno Unito è la risposta (ingiusta) a una legge giusta. Sarà così anche da noi nel prossimo futuro?
L’entrata in vigore dell’Online Safety Act nel Regno Unito ha imposto controlli severi sull’età degli utenti che accedono ai contenuti considerati nocivi. L’obiettivo dichiarato punta a limitare la visione di materiali non adatti ai minori, ma le reazioni degli utenti hanno rapidamente complicato il quadro.
Nel giro di pochi giorni, l’uso delle VPN ha registrato una crescita massiccia, trasformandosi nello strumento preferito per aggirare i blocchi. Il tema ha raggiunto il Parlamento, alimentando un dibattito sempre più acceso sulle conseguenze tecniche, etiche e pratiche di eventuali limitazioni alle reti private virtuali.
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La corsa alle VPN nel Regno Unito
I nuovi controlli previsti dall’OSA richiedono verifiche accurate come scanner facciali e autenticazioni tramite carta di credito. L’introduzione di questi sistemi ha spinto diversi utenti a tentare soluzioni improvvisate per eludere la verifica, sfruttando perfino la modalità fotografica di Death Stranding per sostituire il proprio volto con quello degli avatar digitali.
Queste strategie sono durate poco. L’uso delle VPN si è rivelato lo strumento più rapido ed efficace per aggirare l’obbligo di identificazione, dato che consente di mascherare la posizione geografica e di accedere ai contenuti come se ci si trovasse fuori dai confini britannici.
La crescita dei servizi VPN è stata immediata. Cinque delle dieci app gratuite più scaricate su iOS sono diventate reti private virtuali. Windscribe VPN ha riportato un forte incremento di nuovi account, NordVPN ha segnato un aumento del 1.000% negli acquisti e ProtonVPN ha registrato un 1.800% di nuove iscrizioni nel Regno Unito.
Il dibattito politico su una possibile stretta
La commissaria per i diritti dei minori, Rachel de Souza, ha definito l’accesso indiscriminato alle VPN un varco da chiudere. La proposta avanzata mira a estendere il sistema di age assurance anche ai servizi di rete privata virtuale, equiparandoli ai siti soggetti ai vincoli dell’OSA.
Il tema è arrivato in Parlamento, dove alcuni emendamenti puntano a includere le VPN tra i servizi sottoposti a controlli d’età rigorosi.
Le discussioni hanno sollevato dubbi su fattibilità tecnica e implicazioni legali, vista l’ampia varietà di usi legittimi legati alle reti private.
Il ruolo delle VPN non si limita infatti all’accesso ai contenuti. Questi strumenti garantiscono sicurezza nelle comunicazioni aziendali, tutela delle fonti giornalistiche, protezione della privacy nelle comunità vulnerabili e tanti altri servizi. Un blocco generalizzato rischierebbe di compromettere tutte queste attività, o quantomeno di complicarle inutilmente.
Una sfida tecnica difficile da risolvere
I limiti tecnici rimangono comunque come l’ostacolo principale. Bloccare le VPN tramite i provider di rete risulta poco efficace e finirebbe per penalizzare gli utenti che le utilizzano per scopi legittimi. Inoltre non esiste un modo affidabile per distinguere se una connessione VPN provenga o meno dal territorio britannico.
Questa incertezza obbligherebbe i siti interessati dall’OSA a scegliere tra due opzioni poco praticabili. Limitare l’accesso a tutti gli utenti del Regno Unito oppure bloccare chiunque utilizzi una VPN, indipendentemente dalla posizione geografica.
Entrambe le soluzioni comportano conseguenze economiche e tecniche difficili da sostenere.
La possibilità di vietare completamente l’uso delle VPN solleva inoltre il timore di effetti collaterali non trascurabili. Un divieto rigido potrebbe spingere i più giovani verso servizi gratuiti e non affidabili, con un rischio maggiore di esposizione dei dati personali. In parallelo potrebbero tornare in circolazione pratiche rischiose come il file sharing diretto tramite dispositivi fisici.
Il confronto tra tutela dei minori e protezione della privacy mostra quanto fragile sia l’equilibrio tra sicurezza e libertà online, anche per ragioni pratiche. Il dibattito britannico dimostra che concentrarsi sugli strumenti invece che sui comportamenti porta spesso a soluzioni che risolvono poco e complicano molto, specialmente quando in gioco c’è un tassello fondamentale come l’accesso sicuro alla rete.
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