il 23% dei giovani coinvolti, solo il 5% chiede aiuto
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Il cyberbullismo continua a diffondersi tra i giovani italiani, con il 23% degli studenti che dichiara di esserne stato vittima o testimone. Un dato allarmante, aggravato dal fatto che solo il 5% delle vittime trova il coraggio di chiedere aiuto. Per contrastare questo fenomeno, è partito il 2 marzo in Piemonte il progetto “Educyber Generations” promosso dal MOIGE in collaborazione con la Fondazione CRT.
L’iniziativa, che si protrarrà fino a maggio 2026, coinvolgerà oltre 6.000 studenti in più di 80 scuole piemontesi. Il tour ha preso il via da Lagnasco, Cannobio, Acqui Terme e Beinasco, dove un’unità mobile con un team di psicologi sta conducendo sessioni formative sui rischi e le opportunità del mondo digitale.
I dati emersi dall’indagine MOIGE fotografano una situazione preoccupante: il 7% dei ragazzi è stato vittima diretta di cyberbullismo, mentre il 16% ha assistito a episodi di violenza online. Le forme più comuni includono esclusione dai gruppi, pettegolezzi e hate speech, con il 29% degli studenti che riferisce di averli subiti o assistiti frequentemente.
L’uso massiccio dei dispositivi digitali amplifica il problema: il 55% dei giovani trascorre almeno tre ore al giorno online al di fuori della scuola, con il 14% che supera le cinque ore quotidiane. Lo smartphone è lo strumento preferito dal 93% degli intervistati, mentre i social network più utilizzati sono WhatsApp (87%), TikTok (58%) e Instagram (57%).
“In un contesto in cui il mondo digitale è sempre più presente nelle relazioni dei giovani, è fondamentale fornire strumenti per orientarsi nella rete”, sottolinea Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT. Per rispondere a questa emergenza, il MOIGE ha attivato un nuovo numero di messaggistica (333 11 22 11 2) e un numero verde (800 93 70 70) per offrire supporto qualificato.
Particolarmente allarmanti i dati sulla sicurezza online: il 30% dei ragazzi accetta richieste di amicizia da sconosciuti e il 23% ha incontrato di persona qualcuno conosciuto solo via web. Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il 51% la utilizza regolarmente, ma solo il 21% ha ricevuto una formazione adeguata sui rischi.
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“I minori cercano visibilità e follower come misura del proprio valore, abbassando pericolosamente la guardia”, avverte Antonio Affinita, direttore generale del MOIGE. “Serve un approccio educativo che non si limiti ai divieti ma promuova un uso consapevole degli strumenti digitali”.
Il progetto “Educyber Generations” punta a creare una rete di supporto tra pari, formando gruppi di studenti che collaboreranno con docenti, famiglie e forze dell’ordine per prevenire i rischi online e promuovere una cultura della cittadinanza digitale responsabile.
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