Il 2026 di Apple: grandi novità per Siri, l’AI e il futuro dei Mac
Negli ultimi mesi, in casa Apple si è mosso più di un ingranaggio, e non solo sul fronte dei dispositivi. Il tema che agita di più l’ambiente è la riorganizzazione delle iniziative legate all’intelligenza artificiale, un ambito che l’azienda sembra voler rimettere in carreggiata con decisioni piuttosto tangibili.
Tra partnership riviste, cambi al timone e un lavoro più fitto sul futuro di Siri, i prossimi mesi si preannunciano roventi e determinanti per il futuro dell’azienda.
Una riorganizzazione che tocca più fronti
La mossa più evidente riguarda l’accordo con Google, un passo che ridefinisce il modo in cui Apple gestisce alcuni dei suoi strumenti legati all’AI. La collaborazione rientra in un quadro più ampio, che punta a ricalibrare le priorità interne e a sfruttare meglio competenze esterne.
A questa scelta si affiancano diversi cambiamenti di management, che ridisegnano la catena decisionale. Non si tratta di un semplice aggiornamento di ruoli, ma di un tentativo di dare più coerenza alle diverse anime tecniche coinvolte nello sviluppo.
Sul fronte dei prodotti, Apple prepara due nuove versioni di Siri, frutto diretto di questo riassetto. La strategia punta a rivedere il modo in cui l’assistente vocale gestisce funzioni e interazioni, rendendo più chiara la separazione tra gli ambiti in cui dovrà operare.
L’avvicinamento alla nuova generazione di Mac
Parallelamente alla riorganizzazione dell’AI, Apple si avvicina al ciclo di lancio dei Mac previsti per il 2026. L’azienda si prepara a entrare nella fase operativa dello sviluppo, con un percorso che seguirà il consueto ritmo interno.
Nel frattempo, un altro tassello trova posto: John Ternus assume anche il controllo della divisione design. Il suo nome circola da tempo tra i candidati alla guida dell’azienda, ma qui ci si attiene a un dato concreto, che aggiunge un’altra responsabilità al suo attuale ruolo.
In un quadro così movimentato, resta solo da osservare in che modo ogni pezzo si incastrerà, perché quando un colosso rimescola le carte, il risultato non è mai banale.
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