Società

Il 2025 è stato l’anno di Adolescence, tra le serie tv più cercate su Google

Dicembre, tocca fare qualche bilancio anche nel campo dell’intrattenimento. Se lo scorso anno la serie più significativa era stata Baby Reindeer, con quella storia incredibile ma vera di stalking e di ambivalenza nel rapporto con i persecutori, il 2025 è stato l’anno di Adolescence, altro titolo inglese (un caso? Forse no). È il terzo più cercato su Google in Italia dopo Monster: La storia di Ed Gein e Squid Game, eppure come risonanza e impatto culturale la serie ideata da Jack Thorne e Stephen Graham non ha rivali. Racconta, in forma asciutta e con un lunghissimo piano-sequenza, l’arresto del tredicenne Jamie Miller accusato di aver ucciso una compagna di scuola, e segue il crollo emotivo della sua famiglia, le indagini e il tentativo di capire come si arrivi a un gesto così estremo. Una storia che parla di ragazzi, certo, ma soprattutto di noi adulti e del modo in cui osserviamo, spesso senza capirli, quelli che un tempo chiamavamo «le nuove generazioni».

E proprio perché così radicata nella realtà, Adolescence ha toccato un nervo scoperto: la misoginia che si diffonde online nella manosfera all’insaputa dei genitori, un ecosistema tossico capace di trasformare la frustrazione in odio e, nei casi più estremi, in violenza. Ha parlato ai ragazzi, che si sono rivisti nella fragilità dei protagonisti, ma ha parlato anche (soprattutto?) ai loro genitori, insegnanti, educatori. A tutti quelli che si sono spaventati dalla rivelazione inquietante che l’odio può germogliare silenziosamente nella cameretta accanto, mentre gli adulti, convinti che sia solo un’altra notte davanti al telefono, non si accorgono di nulla.

Non stupisce, allora, che la serie abbia generato discussioni ovunque, sui giornali, sui social, nelle famiglie, nelle scuole britanniche dove è stata proiettata. Nell’anno in cui, in Italia, nel dibattito pubblico si è cominciato a parlare di educazione all’affettività, sull’onda dell’indignazione per il femminicidio di Giulia Cecchettin, Adolescence è riuscita dove pochi prodotti di intrattenimento riescono: a uscire dallo schermo e irrompere nella realtà.


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