Ieri l’udienza in tribunale con il faccia a faccia tra Pasquale Aita e il sindaco di Venezia
Un’udienza presso la Cittadella della Giustizia di Venezia si è aperta con un evento insolito per un processo ordinario per danneggiamenti e violazioni di provvedimenti amministrativi. In aula la presenza del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, convocato come testimone dalla difesa dell’imputato Pasquale Aita, senzatetto noto da anni in città per la sua presenza fissa a piazzale Roma e per le frequenti invettive contro rappresentanti delle istituzioni, imputato per una serie di imbrattamenti con scritte ingiuriose e per il mancato rispetto reiterato dei divieti di stazionamento nell’area, oltre che per episodi di degrado contestati in prossimità degli ingressi del tribunale.
L’udienza si è aperta alle 9.30 nella Cittadella della Giustizia di Venezia. Aita è imputato in uno dei numerosi procedimenti penali a suo carico, relativo in particolare a scritte ingiuriose realizzate con spray, al danneggiamento di beni pubblici e alla violazione reiterata dei divieti di stazionamento nell’area di piazzale Roma, che da tempo utilizza come dimora. Tra i fatti contestati figurano anche episodi di degrado nei pressi degli ingressi del tribunale, più volte oggetto di interventi di pulizia.
La scelta di chiamare il primo cittadino come testimone, formalizzata dal difensore Federico Tibaldo, ha attirato l’attenzione di numerosi avvocati presenti nel palazzo di giustizia. L’udienza, presieduta dalla giudice Michela Rizzi, si è trasformata fin dalle prime battute in un confronto teso, segnato da continue interruzioni da parte dell’imputato.
Nel corso della deposizione, Brugnaro ha ricostruito il rapporto tra l’amministrazione comunale e Aita, spiegando che da anni il Comune e i servizi sociali cercano di affrontare la sua situazione attraverso interventi di assistenza e percorsi di presa in carico. Ha riferito che questi tentativi non hanno mai portato a risultati concreti e che, al contrario, nel tempo si è consolidato un clima di conflittualità. Il sindaco ha fatto presente di non aver mai sporto denuncia personale nei confronti dell’imputato, pur essendo stato più volte bersaglio di insulti quotidiani, motivando questa scelta con un iniziale sentimento di compassione, affiancato però, col passare degli anni, da una crescente esasperazione.
Secondo quanto riferito dal primo cittadino, Aita sarebbe pienamente consapevole dei propri comportamenti e tenderebbe ad approfittare della solidarietà generale per continuare a violare le regole. Ha descritto la situazione come un problema rilevante per la città, seguito da tempo anche dai servizi sociali, e ha espresso preoccupazione per l’evoluzione di una condotta che, a suo giudizio, potrebbe degenerare.
Mentre il sindaco parlava, Aita ha più volte interrotto la deposizione. Richiamato al silenzio dalla giudice, ha protestato anche vivacemente. Brugnaro ha proseguito spiegando che l’amministrazione è costretta da anni a intervenire per ripulire le aree imbrattate dall’imputato, sostenendo costi significativi a carico della collettività. Ha sottolineato che la situazione si protrae da quasi un decennio e che, a suo avviso, non può più essere considerata tollerabile.
Su questo punto Aita è intervenuto nuovamente, alzando la voce e dicendo: «Uno dei suoi poliziotti ha ucciso una persona, e io non mi posso lasciare offendere». Anche in questo caso la giudice lo ha richiamato all’ordine, ribadendo che elementi estranei all’oggetto del processo non potevano venire ammessi.
Nel corso dell’udienza, il sindaco ha illustrato i tentativi di regolarizzazione della posizione amministrativa di Aita, spiegando che, su disposizione del tribunale, è stata avviata la procedura per l’iscrizione anagrafica come residente nel Comune di Venezia. Ha però riferito che l’imputato si è sempre rifiutato di collaborare con gli assistenti sociali per completare gli adempimenti necessari, come il rilascio della carta d’identità, impedendo così l’accesso ai servizi.
Il primo cittadino ha poi ricordato l’esperienza di accoglienza presso la Casa dell’Ospitalità di Mestre, struttura comunale che offre posti letto e un percorso di accompagnamento verso l’autonomia. Secondo quanto riferito, Aita sarebbe stato ospitato per alcuni mesi, ma avrebbe creato problemi di convivenza con gli altri ospiti, tanto da rendere necessario un allontanamento temporaneo per motivi disciplinari. Dopo questo provvedimento, l’imputato non avrebbe più fatto ritorno nella struttura.
Su questo punto Aita ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee, contestando duramente quanto riferito. Ha affermato: «Il dormitorio? Il cibo fa schifo. La gente là dentro è disperata. È più igienico dormire in strada». Ha poi aggiunto che «la gente fuori mi aiuta e la ringrazio», accusando il sistema di assistenza di essere «solo distruzione e morte».
Nel prosieguo del suo intervento, Aita ha allargato il discorso a una critica politica generale nei confronti del sindaco, attaccando le politiche comunali in materia di sicurezza e gestione della città, sostenendo che «a Venezia se i bambini vogliono giocare con il pallone vengono multati dai vigili» e accusando l’amministrazione di sabotare le case popolari «per non darle alla gente».
Aita ha inoltre fatto riferimento alla gestione dell’emergenza Covid, affermando che «ha permesso che si svolgesse regolarmente il Carnevale con il Covid fermandolo solo negli ultimi due giorni», e alle scelte simboliche dell’amministrazione in ambito internazionale sostenendo che l’ordine di esporre bandiere israeliane sul municipio avrebbe messo a rischio la sicurezza pubblica. Durante queste dichiarazioni, l’aula è stata più volte richiamata all’ordine dalla giudice, che ha ribadito la necessità di attenersi ai fatti oggetto del procedimento.
Nel corso dell’esame, l’avvocato Tibaldo ha chiesto se l’iscrizione anagrafica potesse consentire ad Aita di accedere a un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Il sindaco ha risposto spiegando che l’assegnazione di una casa popolare non dipende esclusivamente dal reddito, ma da una valutazione complessiva che include anche la capacità di convivere in un contesto abitativo ordinario, e che allo stato attuale tale inserimento risulterebbe problematico.
L’udienza si è così conclusa dopo una lunga fase di confronto segnata da tensioni e interruzioni continue. Il tribunale ha disposto la convocazione, per la prossima udienza, di un dirigente del settore sociale del Comune di Venezia, indicato come persona informata sui fatti per ricostruire nel dettaglio gli interventi messi in atto negli anni. Il processo riprenderà il 19 marzo.
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