identificati e denunciati i manifestanti che hanno bruciato le foto di Meloni e Nordio
La manifestazione che sabato 14 marzo ha attraversato il centro di Roma non si è conclusa solo con slogan e striscioni.
Tra la folla diretta verso l’Esquilino, un gesto simbolico compiuto durante il corteo ha acceso le polemiche politiche e aperto un fronte giudiziario.
Secondo le stime degli organizzatori, circa 20mila persone sono scese in strada per protestare contro il governo e contro la riforma della giustizia, in vista del referendum previsto per il 21 e 22 marzo.
Ma nel pomeriggio, tra cori e bandiere, alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme due cartelloni raffiguranti esponenti politici italiani e leader internazionali. Un episodio che non è passato inosservato agli occhi delle forze dell’ordine.
Le immagini finite nel mirino
Il primo manifesto incendiato rappresentava, in chiave satirica, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni insieme al ministro della Giustizia Carlo Nordio. Una raffigurazione giudicata offensiva dalle autorità intervenute sul posto.
Poco dopo, tra gli applausi di una parte dei manifestanti e lo sguardo attento degli agenti, è stato dato alle fiamme anche un secondo cartellone.
Nell’immagine compariva una stretta di mano tra la premier italiana e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, accompagnata da slogan duri legati al conflitto in Medio Oriente e alla situazione nella Striscia di Gaza.
Le fiamme hanno rapidamente divorato i manifesti, ma le immagini del gesto hanno fatto il giro dei social e sono finite immediatamente al centro dell’attenzione degli investigatori.
L’indagine e le identificazioni
Le indagini sono state affidate alla Digos della Questura di Roma, che ha ricostruito quanto accaduto grazie ai filmati e al coordinamento con le forze di polizia di altre città.
Nel giro di pochi giorni sono stati identificati tre presunti responsabili: due persone residenti a Padova e una proveniente da Napoli.
Per tutti è scattata la denuncia all’Autorità giudiziaria, mentre sono in corso valutazioni su eventuali misure amministrative, tra cui il possibile foglio di via che limiterebbe il loro ritorno nella capitale.
La protesta e il clima politico
Il corteo era stato promosso da diverse realtà della sinistra sociale e dei movimenti studenteschi, tra cui Potere al Popolo e Unione Sindacale di Base.
Al centro della mobilitazione, oltre alle critiche alla politica estera del governo, c’era soprattutto l’opposizione alla riforma costituzionale della giustizia.
Il rogo dei manifesti ha però finito per oscurare i temi della protesta. L’episodio è stato infatti condannato da diversi esponenti politici, tra cui il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e dall’Associazione Nazionale Magistrati, che hanno parlato di un gesto capace di alimentare tensioni e radicalizzare il confronto democratico.
A pochi giorni dal voto referendario, la manifestazione romana lascia così dietro di sé non solo il ricordo di una piazza affollata, ma anche un nuovo capitolo nello scontro politico che attraversa il Paese.
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