Iceage – For Love of Grace & the Hereafter
Lungi dall’essere un ritorno a casa come nelle migliori tradizioni rock d’annata, il sesto album della band danese è una sorta di conversione all’immediatezza fatta come genesi ispiratrice, un’omaggio alla genuinità di un modo antico ma sempre infuocato di intendere la materia creativa.

Registrato in non più di una settimana, “For Love of Grace & the Hereafter” raccoglie 12 canzoni che rendono plastica l’urgenza dei primi momenti di una formazione di una nuova band, come se quei magici mood dentro la sala di registrazione fossero lo spazio in pulsione di tutto quello che un gruppo di giovani musicisti possa sognare; lasciate momentaneamente le istanze poetiche e dannate dei precedenti album, Elias Bender Rønnenfelt e soci si gettano con un piglio frizzante dentro rinnovate linee melodiche con un’attitudine post punk sempre netta, però non così come la intendiamo in questo revival dai ritmi sincopati, è piuttosto come una rimasticazione grezza di stilemi rock fin qui solamente abbozzati, come dei Clash di seconda generazione alle prese con quanto di meglio anche della tradizione americana post 80 sia stato modellato nel tempo.
Partendo con una “Ember” diretta emanazione di “The Mercy Seat” tanto per non scontentare il vate massimo, l’album prosegue con un inarrestabile rimbalzo fra romanticismo e sfuriate punk, che poi vanno ad intersecarsi con standard USA, addirittura con coretti alla Springsteen in un paio di casi. Ci sono cose che riprendono l’Iggy Pop periodo “Lust for Life”, e da come si deduce fin qui, è un gioco a rincorrere cosa ricorda una canzone dopo l’altra, tipo i Libertines migliori in diversi casi, come pure i Replacements.
Ma l’album non dà tregua, è compatto, vibrante e diretto, Rønnenfelt canta che è una meraviglia, più melodico che mai e al solito assoluto protagonista di tutti i brani con la sua singolare capacità interpretativa qui ad altissimo livello contagioso e meno ingombrante che in passato, con voce sempre di un livello più alto del resto dei suoni, con chitarre taglienti e mai stancanti dove gli assoli vengono negati e la sezione ritmica rimane mai doma.
Insomma, “For Love of Grace & the Hereafter” è semplicemente un gran bell’album, atemporale, potrebbe essere uscito 20, 30 anni fa, rimane il frutto di una band matura che mette a frutto, in modo apparentemente non calcolato, tutta l’esperienza acquisita e mai del tutto riconosciuta, ad un gruppo che dell’hype attuale del post punk di questi anni ha goduto molto poco rispetto alle sue produzioni; sarà l’origine poco usuale e la loro evidente ritrosia ad immischiarsi col music business, sarà che sono troppo romantici e quindi difficili da prendere, sarà, ma qui c’è classe da vendere e spirito rock come non se ne trova in giro da parecchio.
Che poi essere romantici, dichiararlo e pensare ad una copertina così, è chiaro, segna la strada, ma fa pensare ad un fottuto futuro migliore, basta crederci.
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