i voti del ministero alla Sanità nel Lazio
C’è un’Italia che fa passi avanti nella prevenzione dei tumori, ma inciampa sulla copertura vaccinale dei più piccoli e sull’uso eccessivo di antibiotici.
È il quadro che emerge dal Nuovo Sistema di Garanzia, il “termometro” con cui il Ministero della Salute misura la qualità e l’accesso alle cure che rientrano nei Lea – i Livelli essenziali di assistenza – cioè quelle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale deve garantire a tutti, gratuitamente.
Una vera e propria “pagella” alle Regioni. Nel monitoraggio relativo al 2023, la nostra Regione supera la soglia di adempienza in tutte e tre le aree di valutazione – prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera – ma con due campanelli d’allarme: calano i punteggi di prevenzione (da 74 a 63 su 100) e di assistenza distrettuale (da 72 a 68), mentre migliora il settore ospedaliero (da 81 a 85).
Vaccini giù, screening su
Nella prevenzione, a pesare è soprattutto il crollo dell’indicatore sulla copertura vaccinale di base nei bambini a 24 mesi (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib), che nel report si ferma addirittura a zero, a causa di problemi legati ai flussi informativi dell’Anagrafe nazionale vaccini. In calo anche la copertura per la prima dose di morbillo-parotite-rosolia: dal 79,3% al 66,2%.
Sul fronte opposto, migliora la partecipazione agli screening oncologici organizzati (cervice uterina, mammella e colon-retto), che passano da un punteggio di 58,3 a 63,3, superando così la sufficienza.
Assistenza territoriale: troppe ospedalizzazioni evitabili
Nell’area distrettuale restano diversi punti deboli: troppi ricoveri pediatrici per asma e gastroenterite (punteggio 37,4), scarsa presa in carico degli anziani non autosufficienti in strutture residenziali (47,6), e un consumo di antibiotici ancora alto (50,3). Bene invece la puntualità delle prestazioni di priorità B, garantite nei tempi al 100% dei pazienti, rispetto al 74% dell’anno precedente.
Ospedali: bene i reparti specializzati, male i cesarei
In ospedale si registra un incremento della percentuale di interventi per tumore alla mammella eseguiti in reparti con volumi adeguati (da 75,4 a 85,9). Restano però troppo alti i parti cesarei primari, che pur migliorando (da 37,1 a 45) non raggiungono la sufficienza.
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