«I subappalti fanno parte dell’attività delle imprese»
«Siamo preoccupati». Esordisce così Vanessa Pesenti, vicepresidente Ance con delega al Fisco, parlando delle contestazioni in arrivo in questi mesi. «All’inizio si trattava di poche segnalazioni, ma con il passare dei giorni stanno diventando più numerose e significative». In questo contesto, allora, «occorre arrivare a un chiarimento definitivo, abbiamo già fatto un incontro con i vertici delle Entrate, e cercato di spiegare le modalità di gestione delle commesse da parte delle imprese. L’incontro è stato certamente proficuo, e sappiamo che c’è attenzione sul tema». L’obiettivo è «evitare contenziosi e aggravi alle imprese che hanno correttamente seguito le regole».
Tornando al merito della questione, al centro delle preoccupazioni della sua categoria c’è soprattutto il tema dei subappalti. «Sono verifiche che non hanno alcun fondamento normativo e che non sono nemmeno in linea con quanto stabilito dalla stessa agenzia delle Entrate – dice la vicepresidente -, perché l’attività dei costruttori può essere realizzata in modo legittimo sia direttamente che tramite subappalto». Questo è il punto centrale della posizione tenuta dall’associazione. «Ci stupisce – prosegue – il cambio di approccio, che esclude in qualche modo il subappalto dal superbonus chiedendo oggi al committente di pagare separatamente questi importi».
Il nodo del subappalto
Il subappalto, secondo i costruttori, è una delle modalità ordinarie di gestione di un’opera, non era vietato nell’ambito del superbonus e, per questo motivo, «non si comprende questo cambio di impostazione ex post». L’iter seguito dalle imprese, cioè, era perfettamente allineato alle regole: «La norma – dice ancora Pesenti – non fissava divieti, era prevista la possibilità di subappaltare. All’interno dei corrispettivi di appalto sono stati pagati dai committenti i subappalti e l’utile di impresa, come è giusto che sia; è una cosa diversa dall’attività di coordinamento. Aggiungo che tutte le verifiche sono state effettuate su imprese qualificate che usano il Ccnl dell’edilizia e che sono dotate di Soa, quindi sono totalmente in regola con la normativa legata al superbonus. E c’è anche da considerare che, con tutte le difficoltà che ci sono state con il superbonus, i nostri costruttori hanno fatto i general contractor principalmente per consentire che i lavori potessero essere effettivamente eseguiti». Da respingere, infine, anche le contestazioni legate alle spese per le attività professionali: «C’era una norma che imponeva di non mettere alcuna marginalità su questo tipo di attività – dice la vicepresidente – e così è stato fatto, non ci sono stati margini nascosti».
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