Abruzzo

i riti di Pasqua a Lanciano


Dopo i momenti solenni delle processioni degli Incappucciati, giovedì santo, e del Cristo morto, venerdì, proseguono nel giorno di Pasqua i riti della Settimana Santa a Lanciano. Domani, 5 aprile, l’arcivescovo Emidio Cipollone celebrerà la messa di Pasqua alle 10.30 nella cattedrale della Madonna del Ponte di Lanciano e, al termine, presenzierà al tradizionale ‘Incontro dei santi’ in piazza del Plebiscito.

Un rito che rievoca l’incontro tra Gesù risorto e l’apostolo Giovanni con quest’ultimo che, di corsa, va a dare la bella notizia della resurrezione del Figlio alla Madonna. Maria solo al terzo annuncio, e alla vista di Gesù, perde l’abito nero del lutto. Una tradizione portata avanti dalle confraternite del Purgatorio, di Santa Maria Maggiore e Sant’Agostino, che portano in spalla le tre statue lignee del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni. Le statue, dopo il saluto e il suono delle campane a festa, vengono portate dentro la cattedrale dove resteranno fino a martedì 7 aprile quando, alle 12, si terrà ‘Il saluto dei santi’, con il ritorno nelle rispettive chiese.

In occasione della Pasqua monsignor Cipollone ha inviato il tradizionale messaggio di auguri alla comunità della diocesi di Lanciano Ortona. “Il Vangelo non ci spiega la risurrezione, ci consegna l’esperienza della risurrezione, vissuta dai discepoli, perché, a nostra volta, possiamo accogliere il Risorto e seguirlo”, dice nel messaggio monsignore, “il Vangelo del giorno di Pasqua non ci mette, immediatamente, davanti a Gesù risorto, ma davanti ad una tomba e al buio della notte che, ancora, non è stato vinto dal giorno. Quel buio non è, solo, quello dell’alba: è il buio del cuore ferito e della speranza delusa ma, anche, dell’amore che non si rassegna alla morte. Un buio che, tante volte, sperimentiamo, anche noi, nella nostra vita, e ancor di più oggi con le guerre. La risurrezione, infatti, non toglie la fatica di credere e rispetta i tempi di ognuno: Maria di Magdala, all’inizio, non entra nemmeno nel sepolcro, anche se, poi, sarà lei per prima, ad annunciare di aver visto il Risorto. Pietro arriva, dopo il discepolo amato che, però, lo aveva aspettato, entra, guarda, ma non crede ancora. Per ultimo, entra il discepolo amato, vede le stesse cose che ha visto Pietro, ma ‘comincia a credere’, come afferma il Vangelo di Giovanni. Non ha visto Gesù, ma ha iniziato a credere ‘leggendo’ i segni con il cuore: è la fede di chi ha fatto esperienza dell’amore e che sa riconoscere, anche nell’assenza apparente, una presenza ‘diversa’”.

“La Pasqua, allora, non è solo, un evento del passato”, sottolinea Cipollone, “ma una possibilità per il presente: è l’annuncio che la vita non è più prigioniera delle nostre tombe interiori, dei fallimenti, dei peccati, della morte, delle guerre. Non fermiamoci, perciò, a guardare il sepolcro vuoto con nostalgia, ma lasciamoci mettere in cammino, per ‘vivere da vivi’ la nostra vita e costruire un mondo nuovo che crede che l’amore è più forte della morte e che si basa sulle relazioni, con Dio e fra noi. Il ‘mondo vecchio’, quello che preferisce la tenebra alla luce, la menzogna alla verità, l’odio all’amore, ci sarà ostile e potrebbe intimorirci ma, con la certezza che il Signore è, sempre, presente in mezzo a noi, in ogni luogo e in ogni tempo, potremo essere annunciatori e testimoni credibili della gioia e della pace, di cui oggi c’è estremo bisogno, di Gesù risorto. Tantissimi auguri per una Santa Pasqua di vera risurrezione!”.


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