Cultura

I Primal Scream rispondono alle critiche sul video apparso durante l’esecuzione di “Swastika Eyes” a Londra

Credit: LivePict.com, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

I Primal Scream sono al centro di una polemica dopo il concerto eseguito per celebrare il 25° anniversario del loro album “XTRMNTR” che si è tenuto lunedì sera alla Roundhouse di Londra. Secondo il Guardian, durante l’esecuzione del brano “Swastika Eyes” è stato proiettato un video in cui era visibile una svastica all’interno di una stella di David. L’immagine è stata poi sovrapposta agli occhi di leader politici tra cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il deputato britannico Keir Starmer. Il video includeva anche immagini della distruzione a Gaza. Si concludeva con il messaggio: “Il nostro governo è complice del genocidio“.

Come riportato dal Daily Mail i Primal Scream hanno ricevuto critiche per le immagini e l’organizzazione benefica ebraica Community Security Trust ha denunciato la band alla polizia. Un portavoce dell’organizzazione ha dichiarato al Guardian: “Intrecciare una stella di David con una svastica implica che gli ebrei siano nazisti e rischia di incoraggiare l’odio verso gli ebrei. È necessario che il locale e il promotore indagino con urgenza su come sia potuto accadere, e abbiamo denunciato il fatto alla polizia“.

Un rappresentante della Roundhouse ha dichiarato che il locale si è ritrovato “sconvolto dal fatto che fossero state mostrate immagini antisemite” e che la band non aveva avvisato il personale in anticipo. “Siamo profondamente rammaricati che queste immagini altamente offensive siano state presentate sul nostro palco e ci scusiamo inequivocabilmente con tutti coloro che hanno assistito al concerto e con la comunità ebraica in generale. Il contenuto, che è stato utilizzato interamente a nostra insaputa, è contrario a tutti i nostri valori“.

Ecco la risposta dei Primal Scream, pubblicata su Instagram: “Il film è un’opera d’arte“, inizia la dichiarazione. “Attinge chiaramente dalla storia per mettere in discussione la posizione dei governi mondiali attuali in quel contesto. Ha lo scopo di provocare il dibattito, non l’odio. In una società libera, pluralistica e liberale, la libertà di espressione è un diritto che scegliamo di esercitare“.




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