Ambiente

I passaggi decisivi per restituire certezza agli investimenti

La Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto un meccanismo di maggiorazione del costo di acquisizione di beni strumentali 4.0 e impianti FER, ai fini dell’ammortamento. Dopo una stagione incentrata su crediti di imposta, spesso caratterizzati da complessità procedurali, il ritorno all’iperammortamento rappresenta un segnale positivo; la durata triennale migliora la programmazione delle imprese, allineandosi ai cicli di investimento.

A due mesi dall’entrata in vigore, però, il potenziale della norma resta in espresso, in assenza del decreto attuativo. Il punto riguarda la prevedibilità del quadro entro cui le imprese assumono decisioni pluriennali. L’incertezza normativa, come insegnava Einaudi, è un costo implicito. E anche la tradizione amministrativistica – da Giannini in poi – ha considerato la certezza delle regole una condizione strutturale dell’azione pubblica, non un dettaglio formale. La certezza del diritto non è un lusso per giuristi, né un principio astratto: è fattore di competitività.

Alcuni dei profili da chiarire:

La natura del plafond – La norma articola la maggiorazione su tre scaglioni: 180% fino a 2,5 milioni; 100% tra 2,5 e 10 milioni; 50% tra 10 e 20 milioni ma non chiarisce se le soglie siano annuali o cumulative per il triennio 2026-2028. La differenza è sostanziale e il precedente del credito di imposta 4.0 – interpretato dall’Agenzia delle Entrate in chiave annuale – offre un riferimento sistematico rilevante. Un’interpretazione cumulativa rischierebbe di differire il beneficio: l’impresa potrebbe determinare l’agevolazione solo a settembre 2028, con fruizione nelle dichiarazioni dell’anno successivo.

Il nodo del cloud – L’Allegato V include tra i beni agevolabili le soluzioni cloud computing e IoT, riconoscendo il ruolo dei modelli as-a-service nell’innovazione digitale. Il nodo è contabile-fiscale: l’iperammortamento opera su costi capitalizzati e ammortizzabili, mentre i canoni cloud sono costi di esercizio, non ammortizzabili. Senza un chiarimento esplicito, si rischia di escludere investimenti digitali sempre più diffusi. Un intervento regolamentare che – come nel 2017 – consenta l’agevolazione sui canoni periodici eliminerebbe la discrasia tra evoluzione tecnologica e disciplina fiscale.


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