Cultura

I Migliori 50 Dischi del 2025

50. DEEP SEA DIVER
Billboard Heart
[ Sub Pop ]La nostra recensione

Con la title track la band di Seattle apre un disco meraviglioso, la vera scoperta di quest’anno per quanto mi riguarda. La voce della cantante e chitarrista Jessica Dobson incanta e trascina, soprattutto in brani come la bellissima “Shovel”, oppure la sognante e ficcante “What Do I Know” ma anche “Let Me Go”, con il featuring della folk-singer Madison Cunningham. Disco super convincente!
( Alessandro Tartarino )

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49. ANNAHSTASIA
Tether
[ Drink Sum Wtr ]La nostra recensione

La voce di Annahstasia ti entra nelle viscere. La sua scrittura è mozzafiato e in generale il suo lavoro mi ricorda quello dell’inarrivabile Tim Buckley. Un disco che ci fa scoprire una grandiosa cantautrice.

( Luca Pasquinelli )

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48. PERFUME GENIUS
Glory
[ Matador ]La nostra recensione

Quando si parla di art pop allora Perfume Genius è uno dei primi autori da menzionare, voce e interpretazione sublime e agganci pop mai banali o scontati. Anche questa volta ci troviamo di fronte un album prodotto magnificamente nel quale la qualità compositiva viene esaltata dalle capacità interpretative di Mike Hadreas. Possiamo considerarlo un nuovo David Sylvian? Forse esagero ma andatevi ad ascoltare “Hanging Out” e magari il mio accostamento non sembrerà’ cosi blasfemo.
( Fabio Siliquini )

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47. MCLUSKY
The World Is Still Here And So Are We
[ Ipecac Recordings ]La nostra recensione

Il rumore viene elevato a forma d’arte, usato come strumento per incarnare paure, insicurezze e ossessioni: dissonante, crudo ma potentissimo. Nonostante l’assenza del loro storico produttore Steve Albini, l’album che segna il ritorno sulle scene dei Mclusky dimostra quanto il loro mix fra noise rock e post-hardcore sia quanto mai moderno e necessario in un mondo che si è trasformato in una festa apocalittica senza fine.
( Giuseppe Loris Ienco )

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46. DITZ
Never Exhale
[ DITZ ]La nostra recensione

I paesaggi evocati da “Never Exhale” sono paesaggi inquietanti, lugubri ed oscuri; ombre fameliche vengono proiettate ovunque, mentre un potere subdolo, disumano, ostile e rabbioso dà vita ad un regime mondiale basato sul terrore e sulla paura. I Ditz, intanto, tessono le loro trame crude, spigolose e maniacali, spingendo, a seconda dei momenti, su taglienti e claustrofobiche sonorità noise-rock oppure su intrepide, morbose, tossiche e lascive aperture di matrice dance-punk. C’era una linea sottile e, ormai, è stata superata da tempo, adesso gli esseri umani sono finiti in un inferno di corpi contorti, di malattie mentali, di droghe mortali, di inquinamento atmosferico, di impotenza, di violenza e di brutalità.on gli resta, dunque, che affidarsi al sonno effimero, ingannevole e menzognero della rete, aggrappandosi ad immagini e ricostruzioni positive della realtà. Ed è qui, in questa dimensione artificiale, irreale e sintetica, che irrompono le ritmiche martellanti, ossessive e incalzanti di questi dieci brani, perché, prima di qualsiasi tipo di rimedio o di cura, è assolutamente necessario prendere atto delle proprie mancanze, dei propri disturbi, delle proprie disfunzioni e della propria ignoranza. […] Vi sarà qualcosa da salvare? Vi sarà qualcosa che merita ancora i battiti di un cuore? O l’odio ha spazzato via anche ogni più piccolo e prezioso barlume di fiducia e di speranza?
( Michele Brigante Sanseverino )

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45. LÙLÙ
Lùlù
[ Howlin’ Banana Records ]
La nostra recensione

Questi sono veramente degli eroi assoluti che sembrano riportarci ai tempi d’oro degli Knack, ma è come se qui ci fossero 10 “My Sharona” in quanto a potenziale travolgente, non so se mi spiego. Ecco quindi un taglio new wave / powerpop da fine anni ’70, inizio anni ’80 che fa capolino in modo travolgente, mentre i nostri inanellano riff e cori che suonano tanto classici quanto immediati, senza contare poi l’energia contagiosa sprigionata ogni istante e sopratutto questo cantato in francesce che si mescola all’italiano mandandoci letteralmente in paradiso, perché alla fine risultano credibili sia nella loro lingua madre che in questo italiano che ci fa un po’ sorridere, che sembra richiamare i nostri brani degli anni ’60 per contenuti e tematiche.
( Riccardo Cavrioli )

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44.  GODDESS
Goddess
[ Bella Union ]La nostra recensione

Fay Milton ex batterista delle Savages si riserva il ruolo di performer, coordinatrice e produttrice di quello che è a tutti gli effetti un collettivo che riunisce numerose artiste della scena londinese al ritmo di post punk, R&B, elettronica, dream pop, spoken word, rap, rock e ballate orchestrali in un disco eclettico, istintivo che sperimenta con atmosfere e suggestioni musicali mantenendo alta la qualità.
( Valentina Natale )

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43. THE VEILS
Asphodels
[ V2 Records ]La nostra recensione

Settimo album in studio della band neozelandese che in poco più di trenta minuti regala nove tracce che racchiudono melodie profonde, intime, inaspettate per la creatura di Finn Andrews, ma incantevoli, senza alcun punto debole. “O Fortune Teller”, “Mortal Wound”, “The Ladder”, “Melancholy Moon”, sono poesie senza tempo. Un album meraviglioso che ha sfiorato il podio.
( Alessandro Tartarino )

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42. ANTLERS
Blight
[ Transgressive Records ]
La nostra recensione

Siamo di fronte a otto brani praticamente perfetti. Impossibile pensare a delle melodie più belle, a una scrittura più aggraziata. Profondo, a tratti celestiale. Davvero, lo stato dell’arte del songwriting.

( Luca Pasquinelli )

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41. SHAME
Cutthroat
[ Dead Oceans ]La nostra recensione

 Il punk-rock degli Shame si apre a nuovi territori, a infiltrazioni elettroniche che non ne intaccano la furia, ma anzi la ingigantiscono, come colonna sonora di un immaginario film apocalittico dove la voce narrante non è quella di un eroe, ma quella della nostra coscienza: un grido che ci inchioda alle nostre responsabilità, che ci impedisce di rifugiarci dietro la sobrietà cinica e asettica dei benpensanti, di quelli che si curano soltanto del loro insignificante giardino. Gli Shame ci dicono di buttarci nella mischia, di restare fedeli ai nostri sogni, di trasformare il caos in un’arma e il disordine in una danza. “Cutthroat” è il loro invito a non chinare la testa, a dare una spallata a tutti i venditori di menzogne che intralciano il nostro cammino. Perché in fondo questo disco non è un semplice album: è una catena spezzata, è un coltello che lacera il velo dell’ipocrisia, è una bottiglia rotta lanciata in faccia al nemico. È punk, nel senso più puro, più viscerale, più necessario del termine.
( Michele Brigante Sanseverino )

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40. BIG THIEF
Double Infinity
[ 4AD ]La nostra recensione

Aiutati da un gruppo di collaboratori, i Big Thief hanno costruito un album davvero interessante e solido, che li vede andare oltre ai loro soliti sentieri sonori, lasciando aperte numerose nuove porte per il futuro: un altro pezzo importante e vincente per la loro carriera.
( Antonio Paolo Zucchelli )

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39. PANDA BEAR
Sinister Grift
[ 4AD ]La nostra recensione

Aiutati da un gruppo di collaboratori, i Big Thief hanno costruito un album davvero interessante e solido, che li vede andare oltre ai loro soliti sentieri sonori, lasciando aperte numerose nuove porte per il futuro: un altro pezzo importante e vincente per la loro carriera.
( Francesco De Salvin )

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38. SORRY
Cosplay
[ Domino Recording ]La nostra recensione

Tre album uno più bello dell’altro, una band in continua crescita che riesce a mescolare le carte e creare un sound nuovo e moderno. Non c’è niente di scontato nei loro brani e le loro linee melodiche sorprendono ma allo stesso tempo sono potenziali hit. Restano strani e weird e assolutamente affascinanti, vera e proprio cult band ancora stranamente per pochi.
( Fabrizio Siliquini )

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37. HATCHIE
Liquorice
[ Secretly Canadian ]
La nostra recensione

Eccola, questa è la Harriette Pilbeam che conosciamo e che vogliamo. Messe da parte le velleità acid-house, pop e danzerecce del secondo (brutto e pretenzioso) album “Giving the World Away“, la nostra fanciulla torna all’amore per lo shoegaze e i Cocteau Twins, Lush, Chapterhouse e smette di cercare il produttore di grido per affidarsi a chi può valorizzare quello che Hatchie ha sempre fatto alla grande, ovvero quello shoegaze che “flirta” adorabilmente con il dream-pop: parliamo ovviamente di Jay Som, che ha delle manine fatate e Joe Agius, suo compagno anche nella vita, uno che in questi suoni ci sta dentro alla grande.
( Riccardo Cavrioli )

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36. LILY ALLEN
West End Girl
[ BMG ]
La nostra recensione

Dove lo troviamo un lavoro impeccabile sotto l’aspetto musicale, intenso sotto quello dei testi e capace di suonare così coinvolgente nell’insieme? Secondo me, nel 2025 un disco così non era ancora uscito, e per fortuna ora ce l’abbiamo. Come ogni disco pop che esce su major, la lista di compositori, musicisti e produttori che vi hanno lavorato è pressoché infinita, e personalmente mi fa piacere che in tutte e tre le categorie ci sia anche Oscar Scheller, che avevo intervistato su queste pagine proprio in occasione del suo disco che aveva come singolo di punta quella “1%” che vedeva proprio Lily Allen a duettare con lui. Sfido chiunque, in ogni caso, ad ascoltarlo e a non riconoscere una visione d’insieme forte, azzeccata e chiaramente ispirata dall’autrice e interprete principale. Questo sarà pure un prodotto pop mainstream, ma è quanto di più onesto e emotivamente tellurico sia uscito quest’anno in ambito musicale.
( Stefano Bartolotta )

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35. HIGHSCHOOL
HighSchool
[ PIAS ]La nostra recensione

L’incipit della traccia d’apertura scalda sin da subito i cuori, ricordando in maniera fin troppo evidente un classico immortale quale “Shine on “ degli House of Love; la solidità del songwriter di questi a me prima sconosciuti Highschool appare indiscutibile, apparendo fascinosa ed intrigante la contrapposizione tra sfrontatezza dell’approccio e oscuro tormento delle trame sonore.
( Corrado Frasca )

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34. CAROLINE
Caroline 2
[ Rough Trade ]La nostra recensione

Saliamo sul podio, con uno dei dischi di post-rock più belli di sempre. Ogni brano è un piccolo universo di intuizioni sghembe, anti-melodie geniali, controtempi da favola. Un lavoro avventuroso, dove si osa ad ogni costo. Fantasmagorico.
( Luca Pasquinelli )

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33. RACING MOUNT PLEASANT
Racing Mount Pleasant
[ R& R]La nostra recensione

Li ho scoperti per caso e me ne sono subito innamorato, questi giovani musicisti riescono a fondere basi jazz e vibrazioni prog creando un sound pieno e assolutamente affascinante. L’uso di strumentazione classica la rende una specie di ensemble che con toni a tratti malinconici è pronta a esplodere in qualsiasi momento. Se avete nostalgia dei primi Black Country, New Road allora lasciatevi catturare dai Racing Mount Pleasant, saranno capaci di riempire questo vuoto.
( Fabrizio Siliquini )

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32. MICAH P.HINSON
The Tomorrow Man
[ Ponderosa ]La nostra recensione

Non mi aspettavo un album così da Micah P.Hinson, e lo dico da suo grande ammiratore; non credevo assolutamente che il meglio lo avesse già dato, di fatto però il cantautore americano (ormai italiano d’adozione) non ha più nulla da dimostrare.
“The Tomorrow Man”, prodotto magistralmente da Alessandro “Asso” Stefana, alza invero l’asticella, ed è facile farsi ammaliare dai suoni, dalle atmosfere e da una voce che al solito incanta e inchioda all’ascolto; il resto è appannaggio di orchestrazioni maestose capaci di enfatizzare al meglio la strabordante creatività del Nostro unita a una ritrovata energia.
( Gianni Gardon )

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31. SLEIGH BELLS
Bunky Becky Birthday Boy
[ Mom + Pop Music ]La nostra recensione

Non sarà per tutti i gusti, ma questo è il pop metal nella sua forma migliore. Riff potenti, synth incisivi e ritornelli costruiti ad arte per restare impressi in mente. I brani scorrono veloci e spensierati – tra bubblegum pop-punk e rock sotto steroidi – impreziositi da una produzione pulita, pompatissima, con un focus sull’impatto immediato. L’intento è chiaro: divertire e far muovere la testa, senza fronzoli ma con tanta fantasia.
( Giuseppe Loris Ienco )

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30. ROSALIA
Lux
[ Columbia Records ]La nostra recensione

Rosalìa incanala nella musica pop tutta la tradizione visionaria e carnale spagnola e ispanoamericana. Tra archi, pianoforte, elettronica, fiati, voce sublime e letteralmente in grazia di Dio, Rosalìa canta Saramago, Marquez, Borges, Dalì, Bunuel, Almodovar, Guillermo Del Toro.
( Luca Pasquinelli )

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29. THE DELINES
Mr. Luck & Ms. Doom
[ Decor ]La nostra recensione

Il posto più alto del podio lo riservo ancora una volta ai Delines, come già mi capitò all’altezza del disco precedente pubblicato tre anni or sono. Nel frattempo il quintetto guidato dalla magnifica voce di Amy Boone e dalle parole profonde e taglienti di Willy Vlautin, ha accumulato altra vita da riversare in questi ritratti che continuano ad essere il volto meno luccicante ma forse più vero di quella parte d’America che non finisce sotto i riflettori. Musica di gran classe, potente ed evocativa, quella dei Delines, direi pure senza tempo.
( Gianni Gardon )

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28. HAYLEY WILLIAMS
Ego Death At A Bachelorette Party
[ Post Atlantic ]La nostra recensione

Con “FLOWERS For VASES / descansos” e “Petals For Armor” si era già capito di cosa fosse capace Hayley Williams, per non parlare di tutta la carriera con i Paramore. Possiamo però dire, volentieri, che ci troviamo davanti alla sua magnum opus: un lavoro ricco, variegato, che dimostra da subito la versatilità e maturità artistica che l’artista è riuscita a raggiungere.
( Dimitra Gurduiala )

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27. KASSA OVERALL
Cream
[ Warp ]La nostra recensione

Un cerchio che si chiude ma anche un nuovo arco che si staglia all’orizzonte, per una dimensione aperta di black music, senza confini temporali e restrizioni ideologiche. Se adorate i The Roots, che scelsero di rendere “umano” e “suonato” l’hip hop, questo album vi farà scoprire la chiave jazz dei vostri eroi del rap.
( Corrado Frasca )

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26. LAURENT GARNIER
Fabric Presents Laurent Garnier
[ Fabric ]La nostra recensione

Un’opera monumentale composta per celebrare il venticinquesimo anniversario del Fabric di Londra. Un sublime album quadruplo che ogni amante di musica elettronica deve avere nella sua collezione. Quattro dischi, ottantadue brani, che percorrono quella parte della scena elettronica che comprende downtempo, urban, techno e house. Quasi sei ore di musica senza confini.
( Luca Pasquinelli )

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25. BLACK COUNTRY, NEW ROAD
Forever Howlong
[ Ninja Tune ]La nostra recensione

Inutile girarci attorno, l’attesa per questo disco era tanta in virtù del fatto che era il primo album in studio senza Isaac Wood, che aveva letteralmente segnato col suo tratto peculiare i primi magnifici due album per poi mollare a causa di problemi legati alla salute mentale. È cambiato tutto col passaggio di consegne da un leader riconoscibile al collettivo, perché questo a tutt’oggi sono i nuovi Black Country, New Road, che vedono alternarsi alla voce le tre talentuosissime musiciste Tyler Hyde, Georgia Ellery e May Kershaw.
( Gianni Gardon )

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24. M(H)AOL
Something Soft
[ Merge Records ]La nostra recensione

La band irlandese si muove in bilico tra punk nervoso, art-rock sghembo e spoken word veemente, per costruire un rituale di resistenza sonora contro una realtà sempre più omologata e anestetizzata. Il disco racconta, attraverso il ritmo ossessivo e le distorsioni taglienti, la lenta dissoluzione dell’essere umano come creatura pensante, unica, singolare e specifica. Stiamo scomparendo — ci stiamo lasciando risucchiare in un magma indistinto, una superficie lucida e riflettente, liscia e sterile, sulla quale però non è più possibile scorgere la nostra immagine, ma solamente il prodotto perfetto e inodore di una manipolazione algoritmica. È una maschera digitale, levigata per aderire, con fluidità, ai protocolli imposti dalla dimensione virtuale dei social media, un volto senza lineamenti che dice tutto e nulla allo stesso tempo.
( Michele Brigante Sanseverino )

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23. FLORENCE + THE MACHINE
Everybody Scream
[ Polydor, Universal Music Group ]La nostra recensione

Gli ultimi anni come fan di Florence Welch sono stati duri, da persona che non ha apprezzato gli ultimi lavori tanto quanto “How Big, How Blue, How Beautiful”. Non che “High as Hope” o “Dance Fever” non siano dei buoni dischi, ma “Everybody Scream” è stata proprio una bella ventata d’aria fresca. Un disco sicuramente cupo, che alterna momenti drammatici e suggestivi ad attimi più intimi, come un lungo rituale di purificazione. Magistrale.
( Dimitra Gurduiala )

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22. ETHEL CAIN
Willoughby Tucker, I’ll Always Love You
[ Daughters Of Cain Records]La nostra recensione

La caduta e l’estasi

Il ritorno spettrale e inquietante della “figlia del predicatore”, persa tra fondali ambient monocromatici e abissali visioni esorcizzanti. 
( Luca Morello )

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21. WET LEG
Moisturizer
[ Domino Recording Co Ltd ]La nostra recensione

Dall’isola di Wight — luogo di maree ostinate e di venti che soffiano di traverso — le Wet Leg tornano con “Moisturizer”, un album che abbandona le sponde ruvide e sfrontate del punkeggiare giovanile per approdare su lidi più sinuosi, dove la new-wave si mescola ad un indie-rock consapevole, affilato eppure obliquo, mai accomodante, mai disponibile. Perché, sotto questo nuovo orizzonte di suoni più liquidi e di trame vocali disilluse, resta, ben saldo, il faro punk-rock che ha sempre illuminato, con luce cinerea ed intermittente, il loro percorso: una luce che non guida, ma confonde, che non consola, ma tiene svegli. “Moisturizer” è un disco che rifugge il fascino effimero delle sirene digitali, quelle che oggi cercano di imprigionare idee, sentimenti e corpi in un’enorme stanza asettica di schermi, pulsanti, touch-screen e notifiche lampeggianti. In questa iper-realtà anestetizzante, le Wet Leg si muovono come sabotatrici, cercando di sottrarre spazio, tempo ed attenzione per riversarli in un album che è insieme rifugio e grido di battaglia. […] E allora, a questo istinto famelico, non si può che rispondere con un muro di chitarre distorte, con un ballo scomposto e liberatorio, con canzoni che — come amuleti sonori — trattengono ancora un nome, una passione, un’intenzione precisa. Dentro “Moisturizer” c’è, infatti, anche il ricordo, mai del tutto sopito, degli anni Novanta, ma anche uno sguardo vivo e dissacrante su ciò che ci accade intorno, su quel presente infetto che le Wet Leg hanno deciso di raccontare e di sbeffeggiare a modo loro, con artigli lunghi e sorrisi storti.
( Michele Brigante Sanseverino )

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20. STEREOLAB
Instant Holograms On Metal Films
[ Duophonic – Warp Records ]La nostra recensione

Uno dei migliori lavori degli Stereolab. Ispiratissimo. Non poteva mancare nella mia Top 10. Solo gli Stereolab sanno collocarsi in quell’angolo di Paradiso dove convivono post-rock, electro-pop e krautrock acido. Ogni volta sanno dare vita a qualcosa di magico e surreale. Chapeaux.
( Luca Pasquinelli )

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19. bdrmm
Microtonic
[ Rock Action Records ]La nostra recensione

Distopie in carta da zucchero

La pregevole evoluzione della compagine inglese, verso una forma dolciastra di dance-gaze che unisce efficacemente riverberi e ritmate fughe indietroniche. 
( Luca Morello )

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18. THE MURDER CAPITAL
Blindness
[ Human Season Records ]La nostra recensione

Cecità a ritroso

Il quintetto irlandese in una terza prova meno sofisticata rispetto a quella precedente, più sporca e viscerale, sempre convincente. 
( Luca Morello )

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17. PRISM SHORES
Out From Underneath
[ Meritorio ]
La nostra recensione

La scuola canadese indie-rock è un po’ come quella svedese in ambito indie-pop, sai, quasi a scatola chiusa, che ti sta per arrivare il disco con la D maiuscola, quello che ti farà gridare e sobbalzare, quello che ti inonda di melodie senza soluzione di continuità e tu puoi solo gioire di fronte a tanto ben di Dio, così tanto che sembra impossibile. In “Out From Underneath” abbiamo 10 singoli. Sì Sì, avete letto bene 10 brani, 10 singoli potenziali, 10 canzoni bellissime, trascinanti ed emozionanti come non mai.
( Riccardo Cavrioli )

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16. BLOOD ORANGE
Essex Honey
[ RCA, Domino ]La nostra recensione

Come si supera una grave perdita? Sono innumerevoli gli artisti che hanno provato a esplorare il dolore in ogni sua forma, in ogni salsa possibile. Dev Hynes (in arte Blood Orange) lo fa tornando alle sue radici, unendo soul R&B ad atmosfere da club in tracce dolci e nostalgiche. Un lavoro dolce e sofferente, che riflette sulle conseguenze che un lutto può portare.
( Dimitra Gurduiala )

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15. UMBERTO MARIA GIARDINI
Olimpo Diverso
[ La Tempesta Dischi ]La nostra recensione

Coerente e lucido Umberto Maria Giardini che in “Olimpo Diverso” continua a esplorare mondi musicali differenti tra rock, cantautorato, elettronica e prog in un viaggio tra rabbia e redenzione, con la solita cura certosina degli arrangiamenti, dei testi (“Pietre nell’accappatoio” ad esempio) alla ricerca dell’umanità e della perduta empatia.
( Valentina Natale )

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14. BLANKENBERGE
Decisions
[ Automatic Music ]
La nostra recensione

I Blankenberge fanno shoegaze? Fanno dream-pop? Fanno indie? Di cosa stiamo parlando? I Blankenberge ormai stanno semplicemente in un sogno, il sogno della musica celestiale, quella che ci conduce all’estasi assoluta. Pensate bene ai vostri sogni e poi ditemi se questa non è la musica perfetta per descriverli. Io veramente ho dovuto interrompere l’ascolto per scrivere questa recensione, perché il senso di beatitudine e di smarrimento era tale che non riuscivo davvero a scrivere.
( Riccardo Cavrioli )

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13. KOKOROKO
Tuff Times Never Last
[ Brownswood ]La nostra recensione

Sono rimasto folgorato da questo progetto così multiforme, che ha preso anima e corpo a Londra grazie al genio creativo della cantante e trombettista Sheila Maurice-Grey. Dopo il promettente esordio del 2022, i Kokoroko in questo nuovo album sono riusciti a veicolare nella maniera giusta le tantissime intuizioni, sfogandosi a livello sonoro in un frullato di vivaci colori jazz, nu-soul, funk e afrobeat.
( Gianni Gardon )

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12. ANNA B SAVAGE
You & i are Earth
[City Slang]La nostra recensione

Anna termina almeno momentaneamente la sua collaborazione con Mike Lindsay e torna con un album dai toni folk dedicato all’Irlanda dove sembra si sia trasferita. L’elettronica viene sostituita da archi e fiati in un album ispirato e sincero per una delle migliori cantautrici in circolazione.
( Fabrizio Siliquini )

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11. BAR ITALIA
Some Like It Hot
[ Matador Records]La nostra recensione

Mi sembra passato in sordina, lo sottolineo con una punta di rammarico, questo nuovo capitolo discografico dei Bar Italia, giunto quando il 2025 stava avviandosi verso la sua ultima parte. I tre di stanza a Londra dopo tutto non hanno certo tradito le attese, anzi “Some Like It Hot” ha mostrato un gruppo del tutto proteso a continuare la propria marcia di avvicinamento verso una forma di rock sempre più personale e maturo, rispetto ad esempio al pur splendido “Tracey Denim”, che li aveva consacrati. La matrice e l’attitudine indie rimangono, e connotano dodici tracce che si fanno ascoltare sempre con piacere. Se poi in passato per certa stampa è stato solo hype, a me frega ben poco, perché nella loro proposta la sostanza non manca di certo.
( Gianni Gardon )

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10. DEFTONES
Private Music
[ Reprise/Warner ]La nostra recensione

Un bel ritorno da parte dei Deftones che, almeno per quanto mi riguarda, in questo 2025 ci hanno fatto sentire il loro miglior disco degli ultimi quindici anni. Le caratteristiche tipiche del loro sound ci sono tutte, ma continua ad avvertirsi una voglia di evolvere che è assai rara per una band sulle scene da più di trent’anni. Brani come “I Think About You All The Time” e “Departing The Body” sono emblemi della grandezza e del coraggio del gruppo californiano.
( Giuseppe Loris Ienco )

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9. SAM FENDER
People Watching
[ Polydor ]La nostra recensione

Sam Fender è un songwriter che non si merita solo un’etichetta “pop”. Un lavoro accurato, ben fatto, suoni studiati e non banali, ricco di richiami realistici di vita vissuta, la sua vita e quella dei suoi amici, parenti, conoscenti e concittadini con un occhio rivolto sempre alla working class inglese che up to the north ha sempre lavorato duramente e portato a casa fatica, lividi e gloria.
( Irvine Factor )

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8. CORONER
Dissonance Theory
[ Century Media ]La nostra recensione

32 anni di attesa per un nuovo disco, ma ne è valsa la pena. Gli svizzeri Coroner, leggende del thrash metal europeo, tornano a produrre musica originale con un album che espande e ammoderna le intuizioni progressive e industrial del passato, alternando momenti di tensione brutale a rare aperture melodiche (con tanto di leggere venature jazz). Un comeback potente e compatto, utile a riscoprire il talento e la perizia tecnica di un trio incredibilmente sottovalutato.
( Giuseppe Loris Ienco )

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7. ANNA VON HAUSSWOLFF
Iconoclasts
[ Year0001 ]La nostra recensione

Gotico, affascinante, coinvolgente, il mondo nordico di Anna von Hausswolff che con “Iconoclasts” realizza un disco intenso e raffinato, dark e ricco di sfumature. Imprevedibile almeno quanto gli ospiti illustri che lo popolano: Iggy Pop, Ethel Cain, Abul Mogard, Maria von Hausswolff entrano a far parte di un universo dove nulla è scontato.
( Valentina Natale )

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6. ANDREA LASZLO DE SIMONE
Una lunghissima ombra
[ 42 records ]La nostra recensione

 Se parliamo di umanità impossibile non citare Andrea Laszlo De Simone che con “Una Lunghissima Ombra” realizza un album maturo e riflessivo, lontanissimo dalle mode e vicino ai sentimenti più veri. Un’opera realizzata prendendosi tutto il tempo necessario, melodica e sperimentale, l’anima del De Simone cantautore e creatore di colonne sonore riunite in un’ora di musica d’autore.
( Valentina Natale )

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5. MARUJA
Pain To Power
[ Music For Nations ]La nostra recensione

Un sassofono incalzante, massiccio, potente, quasi animalesco, si innesta, come un cuore pulsante, dentro trame vibranti di funk viscerale, free jazz e noise-rock abrasivo: così si presentano i Maruja nel loro nuovo lavoro “Pain To Power”. Non un semplice disco, ma un manifesto sonoro eterogeneo che urla verità e protesta, che mescola contaminazione, rap e rumore per farsi carne viva di un presente che brucia. L’ascolto ci riporta, con forza, a quell’energia primordiale, coraggiosa e ribelle che, negli anni ’90, aveva incendiato i Rage Against The Machine, a quella stessa sete di libertà e di giustizia che ne costituiva il nucleo musicale, spirituale e concettuale. Ma qui non c’è imitazione: i Maruja raccontano un’altra storia, dentro un tempo diverso, un tempo che, purtroppo, è decisamente più oscuro, più instabile e più devastato. […] In questo scenario dominato dalla paura, dall’odio e dalla diffidenza, i Maruja scelgono di rispondere con un atto di trasformazione. “Pain To Power” è furente esorcismo sonoro: prende il dolore, lo smonta, lo ricompone e lo rilancia come impulso vitale, come energia che possa ricondurci alla ragione, alla consapevolezza, alla conoscenza. E da lì, finalmente, all’amore. Non un amore ingenuo, ma un amore armato di verità e di coscienza, capace di resistere al disorientamento, alla violenza e alla brutalità.
( Michele Briagante Sanseverino )

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4. VIAGRA BOYS
viagr aboys
[ Shrimptech Enterprises ]La nostra recensione

Grande, grandissimo anno per il post punk, soprattutto quello irriverente dei Viagra Boys. Scatenati, ironici e riflessivi, a tratti destabilizzanti: e chi smette più di ascoltare “You N33d Me”?
( Dimitra Gurduiala )

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3. BAMBARA
Birthmarks
[ Bella Union ]La nostra recensione

L’avevo detto in sede di recensione che i Bambara sono una di quelle formazioni che, pur godendo di un certo seguito, sono ingiustificatamente sottovalutate, o meglio, non ricevono il successo che meriterebbero. Questo nuovo full-length sulla lunga distanza, sancisce, a parer mio, la migliore produzione dei fratelli Bateth che si è giocata fino all’ultimo le prime posizioni della top ten 2025.  Il post punk corre come un treno in “Letters from Sing Sing” che fa da contraltare alla spettacolare ballad gotica “Because You Asked”. Insomma un disco pazzesco!
( Alessandro Tartarino )

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2. SUEDE
Antidepressants
[ BMG ]La nostra recensione

Musica spezzata per anime spezzate

Per il percorso dei Suede, per il momento storico, per la scena internazionale. Dopo l’eccellente “Autofiction“, la band di Brett Anderson continua a incedere con passo deciso, come una vecchia elegante signora che rifugge dal decadimento, attraversando i fantasmi del britpop e trascendendo verso un assai credibile pop-rock venato di wave gotica. 
( Corrado Frasca )

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1. GEESE
Getting Killed
[ Partisan Records ]La nostra recensione

I Geese fino ad oggi non hanno sbagliato un colpo e fanno centro anche con questo nuovo lavoro. Riescono a fare un rock moderno nel quale convivono momenti particolari che sembrano improvvisati ma che in realtà sono frutto di una costruzione precisa. Un album di altri tempi che non sfigurerebbe in nessun decennio precedente, neanche accanto agli Who o ai Rolling Stones. Purtroppo i Geese sono nati in un epoca dove diventare una rockstar è decisamente più difficile ma loro sono senza alcun dubbio sulla buona strada.
( Fabrizio Siliquini )

Ascolta il disco: Spotify




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