Cultura

I migliori 10 dischi del 2025 secondo i lettori di IndieForBunnies

La classifica è stata stilata raccogliendo i voti e i nomi pervenuti alla pagina FB e alla pagina Instagram in forma pubblica o privata.

10. ANDREA LASZLO DE SIMONE
Una lunghissima ombra
[ 42 records ]La nostra recensione

 Se parliamo di umanità impossibile non citare Andrea Laszlo De Simone che con “Una Lunghissima Ombra” realizza un album maturo e riflessivo, lontanissimo dalle mode e vicino ai sentimenti più veri. Un’opera realizzata prendendosi tutto il tempo necessario, melodica e sperimentale, l’anima del De Simone cantautore e creatore di colonne sonore riunite in un’ora di musica d’autore.
( Valentina Natale )

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9. MESSA
The Spin
[ Metal Blade Records ] La nostra recensione

La band italiana ci offre, però, uno spiraglio di salvezza blueseggiante, uno spiraglio fatto di chitarre spavalde e di assoli magmatici, ma anche di armonie leggere e di una voce ammaliante che trasformano le ritmiche brucianti e distorte in una dolce ed improvvisa ballata dall’anima doom, un attimo prima che una tempesta di sintetizzatori, magicamente incastonata su un cielo hard-rock, ci ridesti, con un bacio violento, dal sonno mortale che ci priva di una coscienza, di un destino, di un’alternativa.
( Michele Brigante Sanseverino )

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8. NATION OF LANGUAGE
Dance Called Memory
[ Sub Pop ] La nostra recensione

Una “danza della memoria” che a volte fa anche centro, come nel singolo apripista “Inept Apollo”, basso alla Peter Hook, stratificazione di synth, soprattutto “I’m not ready for the change”, un appello ad un amore che ci permetta di superare la nostra naturale indisposizione al cambiamento, in fondo la sintesi dell’adorato stato malinconico della band, per finire con “Nights of weight”, ballata folk anche qui sull’insistenza di quei momenti in cui la mente sembra non abbandonare pensieri pesanti, cullata da quella sensazione di unicità che li rende così tristi ma anche piacevolmente inseparabili.
( Gianni Merlin )

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7. DEFTONES
Private Music
[ Reprise/Warner ]La nostra recensione

Un bel ritorno da parte dei Deftones che, almeno per quanto mi riguarda, in questo 2025 ci hanno fatto sentire il loro miglior disco degli ultimi quindici anni. Le caratteristiche tipiche del loro sound ci sono tutte, ma continua ad avvertirsi una voglia di evolvere che è assai rara per una band sulle scene da più di trent’anni. Brani come “I Think About You All The Time” e “Departing The Body” sono emblemi della grandezza e del coraggio del gruppo californiano.
( Giuseppe Loris Ienco )

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6. PULP
More
[ Rough Trade ]La nostra recensione

C’era bisogno di un nuovo LP del gruppo inglese dopo così tanti anni? La risposta è un sì convinto. “Questo è il meglio che potevamo fare“, scrivono i Pulp nella press-release e il valore di questo meglio è ancora una volta totale: Jarvis e compagni sono ancora loro, sono riconoscibili, ma allo stesso tempo sono attuali, romantici, teatrali e sinceri e la loro classe è davvero unica ancora oggi. E, per chi se lo fosse chiesto, no, non è “just a sunset“.
( Antonio Paolo Zucchelli )

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5. ANNA VON HAUSSWOLFF
Iconoclasts
[ Year0001 ]La nostra recensione

Gotico, affascinante, coinvolgente, il mondo nordico di Anna von Hausswolff che con “Iconoclasts” realizza un disco intenso e raffinato, dark e ricco di sfumature. Imprevedibile almeno quanto gli ospiti illustri che lo popolano: Iggy Pop, Ethel Cain, Abul Mogard, Maria von Hausswolff entrano a far parte di un universo dove nulla è scontato.
( Valentina Natale )

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4. MARUJA
Pain To Power
[ Music For Nations ]La nostra recensione

Un sassofono incalzante, massiccio, potente, quasi animalesco, si innesta, come un cuore pulsante, dentro trame vibranti di funk viscerale, free jazz e noise-rock abrasivo: così si presentano i Maruja nel loro nuovo lavoro “Pain To Power”. Non un semplice disco, ma un manifesto sonoro eterogeneo che urla verità e protesta, che mescola contaminazione, rap e rumore per farsi carne viva di un presente che brucia. L’ascolto ci riporta, con forza, a quell’energia primordiale, coraggiosa e ribelle che, negli anni ’90, aveva incendiato i Rage Against The Machine, a quella stessa sete di libertà e di giustizia che ne costituiva il nucleo musicale, spirituale e concettuale. Ma qui non c’è imitazione: i Maruja raccontano un’altra storia, dentro un tempo diverso, un tempo che, purtroppo, è decisamente più oscuro, più instabile e più devastato. […] In questo scenario dominato dalla paura, dall’odio e dalla diffidenza, i Maruja scelgono di rispondere con un atto di trasformazione. “Pain To Power” è furente esorcismo sonoro: prende il dolore, lo smonta, lo ricompone e lo rilancia come impulso vitale, come energia che possa ricondurci alla ragione, alla consapevolezza, alla conoscenza. E da lì, finalmente, all’amore. Non un amore ingenuo, ma un amore armato di verità e di coscienza, capace di resistere al disorientamento, alla violenza e alla brutalità.
( Michele Briagante Sanseverino )

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3. THE DIVINE COMEDY
Rainy Sunday Afternoon
[ Divine Comedy ]La nostra recensione

Neil Hannon guarda la sua carta d’identità, il mondo che lo circonda, il tempo che passa e gli affetti che non ci sono più e si scopre forse più malinconico e vulnerabile, in vena di ritrovare una connessione nuova con la realtà. Non è stato facile osservare e capire, per me, “questo” Neil, ma ora, beh, lo ringrazio per l’ennesimo bel disco.
( Riccardo Cavrioli )

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2. SUEDE
Antidepressants
[ BMG ]La nostra recensione

Musica spezzata per anime spezzate

Per il percorso dei Suede, per il momento storico, per la scena internazionale. Dopo l’eccellente “Autofiction“, la band di Brett Anderson continua a incedere con passo deciso, come una vecchia elegante signora che rifugge dal decadimento, attraversando i fantasmi del britpop e trascendendo verso un assai credibile pop-rock venato di wave gotica. 
( Corrado Frasca )

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1. GEESE
Getting Killed
[ Partisan Records ]La nostra recensione

I Geese fino ad oggi non hanno sbagliato un colpo e fanno centro anche con questo nuovo lavoro. Riescono a fare un rock moderno nel quale convivono momenti particolari che sembrano improvvisati ma che in realtà sono frutto di una costruzione precisa. Un album di altri tempi che non sfigurerebbe in nessun decennio precedente, neanche accanto agli Who o ai Rolling Stones. Purtroppo i Geese sono nati in un epoca dove diventare una rockstar è decisamente più difficile ma loro sono senza alcun dubbio sulla buona strada.
( Fabrizio Siliquini )

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