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I media israeliani: ferito il figlio di Khamenei. L’Idf bombarda i depositi di petrolio a Teheran. Meloni: «L’Italia non è in guerra e non vuole entrarci»

Nell’ottavo giorno di guerra, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato una nuova «vasta ondata di attacchi» contro obiettivi governativi a Teheran, mentre il conflitto continua ad allargarsi su più fronti regionali e a irrigidirsi sul piano politico e militare. La risposta iraniana è arrivata poco dopo: a Tel Aviv sono state udite esplosioni, verosimilmente legate all’intercettazione dei missili da parte della difesa aerea, mentre una deflagrazione è stata avvertita anche a Gerusalemme dopo l’attivazione di un’allerta per l’arrivo di un vettore iraniano. In seguito, l’esercito israeliano ha comunicato che la popolazione poteva lasciare i rifugi «in tutte le regioni del Paese». Intanto il comando militare statunitense per il Medio Oriente sostiene di avere colpito 3.000 bersagli dall’inizio dell’operazione «Epic Fury», mentre Israele accusa Teheran di avere fatto ricorso più volte a bombe a grappolo dall’inizio del conflitto.

A Teheran, nel primo venerdì di preghiera dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, folle vestite di nero si sono radunate sventolando bandiere iraniane e mostrando ritratti della Guida suprema scomparsa. «La città si è svuotata, molta gente è andata via», ha raccontato all’Afp un imprenditore della capitale. Secondo un portavoce del governo iraniano, dall’inizio della guerra i morti sarebbero circa mille e il 30% delle vittime sarebbero bambini, ma le agenzie precisano di non avere potuto verificare in modo indipendente questa affermazione.

L’Iran ha continuato a estendere i suoi attacchi anche ai Paesi del Golfo, sostenendo di avere come bersagli solo basi e interessi statunitensi. In quest’area si contano 13 morti, tra cui sette civili. Nelle ultime ventiquattr’ore razzi e droni hanno colpito ancora Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita e Qatar. Riad ha riferito di avere intercettato un missile balistico diretto verso la base aerea Prince Sultan, dove sono presenti militari americani, e di avere sventato un attacco con droni contro un giacimento petrolifero vicino al confine con gli Emirati Arabi Uniti. Anche l’Iraq resta coinvolto. Una installazione petrolifera nel sud del Paese è stata colpita da droni per la seconda volta dall’inizio del conflitto, secondo una fonte della sicurezza irachena. Razzi hanno inoltre preso di mira il complesso aeroportuale di Baghdad, che ospita una base militare e una struttura diplomatica statunitense. Un gruppo che si fa chiamare Saraya Awliyaa al-Dam, e che afferma di fare parte della Resistenza islamica in Iraq sostenuta da Teheran, ha rivendicato l’attacco.

In Libano, trascinato nel conflitto dopo che Hezbollah ha attaccato Israele per «vendicare» la morte di Khamenei, continua a crescere il bilancio dei raid israeliani. Almeno nove persone sono morte nell’est del Paese e da lunedì il bilancio è salito a 226 vittime e circa 800 feriti, secondo le autorità, mentre circa 300 mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case, spesso senza sapere dove andare, secondo il Norwegian Refugee Council. Hezbollah continua a sua volta a lanciare razzi contro Israele: secondo l’esercito israeliano, solo venerdì ne sono stati lanciati 70. Le stesse forze armate israeliane, di contro, affermano di avere colpito 500 obiettivi in Libano da lunedì e di avere ucciso 70 miliziani del movimento sciita. I media ufficiali di Beirut riferiscono anche di scontri lungo il confine tra Libano e Siria, dove forze israeliane avrebbero tentato una incursione tramite elicotteri nell’area di Nabi Sheet, nel distretto di Baalbek. Se confermata, si tratterebbe dell’incursione israeliana più in profondità in territorio libanese dal novembre 2024.

La guerra si è estesa anche al Kurdistan iracheno, dove operano gruppi di curdi iraniani in esilio, bersaglio di missili e droni, e all’Azerbaigian. Sullo sfondo restano poi i dubbi su un attacco che, secondo le autorità iraniane, avrebbe colpito una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, il primo giorno del conflitto, causando 150 morti, soprattutto bambine. Una inchiesta del New York Times, basata su immagini satellitari, ipotizza una possibile responsabilità degli Stati Uniti e sostiene che il vero obiettivo sarebbe stata una vicina base navale. Sul piano politico, Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni. Nelle ultime ore ha affermato che le operazioni militari contro la Repubblica islamica «stanno andando molto bene» e su Truth ha confermato come «non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non con la resa incondizionata». L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha respinto ogni ipotesi di interferenza americana nella successione alla guida del Paese, dopo che Trump aveva insistito sul fatto di dovere essere coinvolto nella scelta del successore di Khamenei.

Poi c’è il dossier “russo”. Secondo la stampa statunitense, Mosca starebbe fornendo all’Iran informazioni su possibili obiettivi americani e sulla posizione di asset militari Usa, comprese navi e aerei, ma Washington ha minimizzato. «Non siamo preoccupati. Lo affronteremo se necessario», ha dichiarato il capo del Pentagono Pete Hegseth mentre Trump, incalzato dai giornalisti, ha definito la domanda «stupida» preferendo non rispondere. Il presidente russo Vladimir Putin ha intanto espresso sostegno a un cessate il fuoco «immediato» in una telefonata con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Il conflitto produce effetti sempre più visibili anche sull’energia e sui trasporti. I prezzi del petrolio sono saliti con forza per il timore di una interruzione delle forniture. Secondo dati MarineTraffic, da lunedì solo nove petroliere, cargo e portacontainer hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, passaggio da cui transitano normalmente quasi il 20% del greggio mondiale e circa il 20% del gas naturale liquefatto. Il conflitto ha di fatto quasi paralizzato uno dei principali snodi energetici del pianeta.

Anche negli Stati Uniti la guerra comincia a produrre un costo politico diretto. Trump ha annunciato che sabato si recherà alla base aerea di Dover, in Delaware, insieme alla moglie Melania e ad alcuni membri del governo, «per rendere il massimo omaggio ai nostri grandi guerrieri che tornano a casa per l’ultima volta». La cerimonia, definita dal Pentagono «dignified transfer», accompagnerà il rientro delle salme di sei riservisti dell’esercito americano impiegati in compiti logistici, uccisi domenica in un attacco con drone contro un centro di comando a Port Shuaiba, in Kuwait. Il presidente, parlando con Time, aveva detto che «quando vai in guerra, qualcuno morirà», aggiungendo in un videomessaggio diffuso dalla Casa Bianca che «probabilmente ce ne saranno altri prima che finisca». Nelle ultime ore, inoltre, il Dipartimento di Stato ha approvato la vendita a Israele di armi e munizioni per 151,8 milioni di dollari, sostenendo che la fornitura «migliorerà la capacità di Israele di far fronte alle minacce attuali e future, rafforzerà la difesa del territorio nazionale e fungerà da deterrente contro le minacce regionali». Secondo Nbc News, infine, Trump avrebbe manifestato in privato un serio interesse per l’ipotesi di inviare truppe statunitensi sul terreno in Iran, pur senza prendere decisioni operative nè impartire ordini. La Casa Bianca ha respinto la ricostruzione, sostenendo che il presidente mantiene aperte tutte le opzioni.

 

La Casa Bianca ha minimizzato le notizie secondo cui la Russia starebbe fornendo all’Iran le informazioni sugli obiettivi delle forze statunitensi in Medio Oriente, funzionali alla precisione della rappresaglia. «Chiaramente non sta facendo alcuna differenza rispetto alle operazioni militari in Iran, perché le stiamo decimando completamente», ha detto ai giornalisti la portavoce Karoline Leavitt. «Stiamo raggiungendo gli obiettivi militari di questa operazione e continueremo così», ha aggiunto Leavitt. Il Washington Post, citando funzionari a conoscenza dei dati di intelligence, ha riportato che la Russia ha fornito all’Iran l’ubicazione di risorse militari americane, tra cui navi e aerei.

Sei militari statunitensi sono stati uccisi domenica in un attacco con droni contro una base Usa in Kuwait e anche la base della Cia a Riad è stata centrata. La Cina, invece, non sembra aiutare le difese dell’Iran. All’inizio della settimana il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato di «non avere» un messaggio per Russia e Cina. «Non sono realmente un fattore determinante qui, e il nostro problema non sono loro», ha commentato il capo del Pentagono. Mosca e Pechino, critici verso gli attacchi di Usa e Israele all’Iran, hanno legami diplomatici e commerciali di lunga data con Teheran, mentre la Russia vanta anche stretti legami militari.

 


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