I lupi non ululano alla luna

«Prova a cercare un’immagine di lupo su google, e dimmi cosa viene fuori». Inizia così la conversazione con Luca Giunti, naturalista nonché scrittore, giornalista e fotografo che lavora come guardiaparco nelle Aree protette delle Alpi Cozie e che mercoledì 25 marzo terrà un talk al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino sul lupo e sui falsi miti che riguardano il grande predatore.
«Vedrai che molte immagini proposte dal più usato motore di ricerca sul web ritraggono il lupo con un profilo di luna sullo sfondo e intento in un ululato. Eppure i lupi non ululano alla luna, ma si fanno sentire quando accidenti gli pare! – afferma con convinzione il guardiaparco – ma soprattutto ululano quando sono insieme, uniti nel branco. Un po’ come noi che parliamo quando siamo con qualcuno». E continua: «I lupi sono animali che ci somigliano molto di più di quanto pensiamo, ed è anche per questo che subiamo il loro fascino. Come noi, si organizzano la vita. Occupano stabilmente un territorio, si accoppiano per la vita, allontanano in dispersione gli individui più giovani per emanciparli dal branco, un po’ come facciamo (o dovremmo fare) noi con i nostri figli, spiega Giunti. Prendi un cervo, ad esempio: difende un medesimo territorio solo durante il bramito (il periodo dell’accoppiamento). Oppure il gallo forcello: è una specie che non instaura rapporti stabili e duraturi tra maschi e femmine. Il lupo, invece, nel comportamento ci assomiglia addirittura più dei primati: questi ultimi, infatti, vivono in tribù e non in branchi familiari».
Cosa non è il lupo
Luca ha una consolidata conoscenza del comportamento animale, e del lupo in particolare, e nel talk organizzato nella sede del museo torinese illustrerà una serie di informazioni sul predatore per arrivare a produrre un ‘ritratto’ di ciò che il lupo non è: non è una specie che ulula alla luna e non ha una gerarchia così rigida come spesso si racconta (una coppia alfa, ovvero un maschio e una femmina dominanti, degli individui di medio rango e un lupo omega, cioè l’ultimo in scala gerarchica) ma vivono dinamiche di comportamento che creano branchi, famiglie «normali» in cui i membri più adulti prendono le decisioni per poi passare il testimone ai più giovani, una volta cresciuti e diventati autonomi che, attorno all’anno d’età, lasciano il branco per «andare in Erasmus», ovvero in dispersione per creare un nuovo branco. Non è vero che i lupi sono come dei «cani selvatici» e non è vero che «non sono pericolosi, perché dipende!», afferma il collega guardiaparco.
Smontare i pregiudizi
Nel tentativo di smontare i pre-giudizi, nel senso di convinzioni costruite sulla base di conoscenze non così approfondite, l’idea del talk nasce dalla volontà di mettersi dal punto di vista di chi ascolta e che sicuramente avrà già avuto occasioni di sentire storie e informazioni sul predatore, ma la promessa è di raccontarle in modo diverso. Giunti è infatti molto attento alle modalità di comunicazione che utilizzerà durante l’incontro: molti filmati ripresi da fototrappole, disegni, suoni… una sorta di conferenza-spettacolo che ha costruito negli ultimi due/tre anni e che ha già realizzato in altre occasioni.
La prima, fu giusto tre anni fa al Teatro Magnetto di Almese, decisamente positiva che lo portò a ripetere l’esperienza almeno una decina di volte, tutte «andate sold out», puntualizza con orgoglio. «Sai – mi dice – quando cammino, da solo, nel bosco, io penso. E mi vengono delle idee a cui cerco di dare gambe! In questo caso, sono partito dalle suggestioni ricevute durante la prima edizione della Scuola di comunicazione della Ricerca scientifica del Parco nazionale Gran Paradiso, ho aggiunto un titolo ‘forte’ – come sai, se c’è la parola lupo attira parecchio, se c’è stambecco abbastanza, se usiamo gambero di fiume, sappiamo già che sarà una serata tra amici! – e visto che in tutte le altre occasioni ha funzionato, l’ho proposto al Museo che ha accettato l’idea e il format».
L’autorevolezza delle fonti
A un certo punto gli chiedo: «Luca, dacci un buon motivo per partecipare all’incontro…».
«Certamente, ma te ne dò tre. Innanzi tutto per l’autorevolezza di chi organizza il talk, precisa Luca Giunti. Si tratta di tre Istituzioni importanti – l’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie, il Museo Regionale di Scienze Naturali e la Regione Piemonte – che si configurano come fonti autorevoli in un contesto odierno in cui siamo immersi nella superficialità e dove le fonti inattendibili abbondano. In questo caso, invece, sebbene si cerchi di arrivare a tutti, è salvaguardata una garanzia di responsabilità e rigore scientifico, come accade ogni volta che un ente parco, un museo o un ente locale prende la parola», specifica Giunti.
Una passione alimentata dalla conoscenza
Ma da quanto tempo, Luca, racconti di lupi? «Dal 2001, spiega. Quando dovevo scegliere l’argomento della mia tesi di laurea in scienze naturali, i lupi stavano tornando sulle Alpi. Fu allora che Guido Badino, docente etologo, mi propose di approfondire la storia di questo ritorno, con un’attenzione particolare all’etologia della specie, e da quel momento non ho mai smesso di raccontarli. Innanzi tutto per lavoro: non va dimenticato che anche la legge istitutiva delle nostre aree protette regionali del Piemonte individua nelle finalità dei parchi oltre alla tutela e alla ricerca, la divulgazione, attività importante quanto le altre; poi per passione, perché ogni giorno viene fuori qualcosa di nuovo sulla specie da raccontare; infine perché ritengo sia indispensabile parlare di natura e del rapporto distorto che noi – specie umana – abbiamo con il mondo naturale. Smontare pregiudizi e alimentare, invece, un atteggiamento critico verso convinzioni consolidate – seppure scientificamente errate – è un obiettivo ambizioso ma molto stimolante, e il lupo è un ottimo campo di prova.
Ad esempio, durante le conferenze c’è una domanda che spesso si ripete: posso portare a passeggio il mio cane in un bosco frequentato dai lupi? E sebbene la risposta sia scontata – sì, purché al guinzaglio o sotto stretto controllo (non solo per la presenza del lupo, ma per tutta la fauna selvatica che lo abita) e mantenendosi a una distanza di sicurezza dal predatore, con o senza cani da compagnia – io ho notato che si cerca sempre, in tutte le occasioni in cui la domanda viene posta, una conferma a un comportamento da tenere, soprattutto se la fonte è autorevole.
Il lupo fa paura (anche se non sei un pastore)?
«A proposito di comunicazione, io non userei la parola paura per descrivere l’emozione suscitata dal lupo. Non si tratta, infatti, di una paura come quella che una donna può provare quando si trova a uscire di notte, la sera; oppure quella che proviamo quando siamo in compagnia dei fantasmi di un luna park o davanti a un film dell’orrore. Di fronte a un lupo, nemmeno i pastori provano paura, ma rabbia, soprattutto se si trovano di fronte a pecore predate: la stessa rabbia di un proprietario che si trova di fronte a un ladro. Io penso che il lupo susciti, nei più, un misto di emozioni – ansia, sorpresa, rabbia, disprezzo ma anche gioia e mistero – e, solo talvolta, paura reale».
E in termini di coesistenza tra il predatore e la nostra specie, a che punto siamo? «Non siamo messi benissimo. E un po’ la responsabilità è della comunicazione fuorviante che circola: perché raccontiamo il lupo quando fa notizia, ovvero episodi ed esperienze negative di predazioni alle greggi, di pastori comprensibilmente infuriati, di misure anti-lupo che evidentemente non hanno funzionato. Ma a fronte di tutto ciò, ci sono numerosi pastori che, invece, riescono a coesistere con il ritorno del lupo e che hanno messo in campo strumenti di difesa che funzionano, e bene. Un esempio? Co-Wolf, un progetto di ricerca e gestione sostenibile del Parco Naturale Mont Avic (Valle d’Aosta) volto a favorire la convivenza tra uomo e lupo che si basa sul co-monitoraggio partecipativo, coinvolgendo allevatori e volontari per raccogliere dati su predatori e ridurre i conflitti. Ma è soltanto il primo che mi viene in mente.
Oramai è acclarato che l’attività di pastorizia deve fare i conti con la presenza del lupo sulle Alpi, e che non è più possibile esercitare l’attività come un tempo, quando il lupo non c’era. Certo, significa mettere in discussione una modalità di lavoro che si è consolidata nel tempo. Però anche grazie ai numerosi incontri a cui ho partecipato sul tema, ho compreso che coloro che non vogliono il lupo, non cambieranno idea. Esattamente come coloro che, al contrario, acclamano il suo ritorno. Io però vorrei arrivare agli indecisi: per dare loro la possibilità di costruirsi un proprio modo di pensare, basato sui dati e sulla scienza».
Ma se dovessi dare un voto, in una scala da uno a dieci, sulla capacità di coesistere tra uomini e lupi? «Mah. Arriverei a un sei. Forse sei e mezzo. C’è senza dubbio ancora molto lavoro da fare».
Titolo evento: I lupi non ululano alla luna. Immagini vere e falsi leggendari sul lupo.
Dove: MRSN – via Accademia Albertina, 15 (Torino)
Quando: mercoledì 25 marzo, ore 17.30
Ingresso: gratuito. Prenotazione obbligatoria.
Per saperne di più sull’evento: https://mrsntorino.it/it/eventi/i-lupi-non-ululano-alla-luna/
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