Economia

I grandi banchieri europei: “Regole meno complesse e più attenzione alla crescita”

Gli autori dell’intervento sono: C.S. Venkatakrishnan (Barclays); Jean-Laurent Bonnafe (BNP Paribas); Nicolas Namias (BPCE); Olivier Galvada (Credit Agricole); Christian Sewing (Deutsche Bank); Georges Elhedery (HSBC); Steven van Rijswijk (ING); Ana Botin (Santander); Slawomir Krupa (Societe Generale); Bill Winters (Standard Chartered); Sergio Ermotti (UBS)

L’Europa deve affrontare una serie di sfide importanti. Tuttavia, il rischio più immediato e strategico è rappresentato dal persistere di una crescita economica modesta e dal divario in termini di investimenti. Negli ultimi 25 anni, la produttività dell’Europa è diminuita di oltre il 30% rispetto a quella degli Stati Uniti: un divario che non è più teorico, ma strategico. Il problema della crescita dell’Europa è principalmente il risultato delle sue scelte e può essere risolto con scelte diverse. Ciò che manca è un’azione decisiva nei settori giusti, su larga scala e con il giusto ritmo.

Nelle ultime settimane, i leader europei si sono riuniti a Davos, in occasione del Consiglio europeo informale e della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, proprio per discutere di questi temi e elaborare piani d’azione più concreti. Riteniamo tuttavia che sia necessario fare molto di più su un aspetto fondamentale.

Al centro di queste immense sfide c’è la capacità di finanziare in modo efficiente le nostre economie.

Come parte fondamentale dell’infrastruttura economica europea, le banche sono un fattore critico, fornendo oggi il 75% di tutti i finanziamenti europei a grandi aziende, PMI e famiglie. Il sistema bancario e i bilanci delle banche rimangono il meccanismo più potente per mobilitare rapidamente il capitale privato al fine di affrontare le sfide comuni europee. Con il giusto contesto politico, le banche potrebbero aumentare il sostegno alle persone e alle imprese in tutta Europa, senza creare rischi ingiustificati per la stabilità finanziaria.

In tutta Europa, nel corso del tempo, l’eccessiva cautela e la rete di compromessi necessari per raggiungere l’unanimità de minimis hanno portato a un sistema normativo e di vigilanza eccessivamente complesso che ostacola l’impiego di capitali. L’effetto cumulativo aumenta il costo del capitale, crea frammentazione e incertezza giuridica e soffoca la crescita e la competitività internazionale.

Questa eccessiva complessità non riguarda solo il sistema bancario. L’eccessiva avversione al rischio limita sempre più gli investimenti in tutti i settori, dall’energia alle telecomunicazioni all’industria avanzata, proprio nel momento in cui l’Europa ha bisogno di scala e velocità.

Accogliamo con grande favore l’urgenza dimostrata dai leader dell’Ue la scorsa settimana e i piani per compiere rapidi progressi sull’Unione del risparmio e degli investimenti entro giugno di quest’anno.

Ma questo non è sufficiente per sbloccare i finanziamenti. Ci vorrà tempo per tradurre i progressi dell’Unione del risparmio e degli investimenti in investimenti effettivi. Il fabbisogno di investimenti deve essere soddisfatto ora, non tra cinque anni.

È quindi essenziale che il settore bancario sia incluso e considerato prioritario nella tabella di marcia di marzo “Un’Europa, un mercato” e che ciò sia esplicitamente riconosciuto dai leader dell’UE nella riunione del Consiglio del mese prossimo, senza essere rinviato a una futura valutazione. Misure simili sono necessarie nel Regno Unito, sulla base, ad esempio, del rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Inghilterra di dicembre. Questi impegni devono tradursi in azioni concrete e in cambiamenti significativi nel 2026.

Due svolte fondamentali

Quali sono le due questioni chiave che devono essere risolte con urgenza?

In primo luogo, razionalizzare e semplificare in modo significativo il quadro normativo in materia di capitale imposto alle banche. Dobbiamo cogliere l’opportunità di ricalibrare il quadro normativo in modo che le banche possano convogliare i finanziamenti necessari a sostenere la crescita, senza in alcun modo mettere a repentaglio la stabilità finanziaria. Ciò significa esaminare attentamente i casi in cui l’accumulo di regolamentazione ha superato il rischio sottostante e modificare i requisiti tenendo conto della crescita.

In secondo luogo, includere la crescita in Europa come motore delle decisioni in materia di regolamentazione bancaria, oltre alla stabilità finanziaria. Il Regno Unito ha recentemente compiuto passi positivi introducendo un obbligo secondario di crescita e competitività per le sue autorità di regolamentazione finanziaria, e questo sta iniziando a dare i suoi frutti. I cambiamenti in corso presso l’ESMA e l’EBA rappresentano un’opportunità per il resto dell’Europa di seguire l’esempio, mentre la revisione del capitale della Banca d’Inghilterra è un’occasione per mettere alla prova il regime britannico. Ciò richiede più di un cambiamento culturale: richiede chiarezza di mandato. Ogni misura normativa significativa dovrebbe essere valutata sulla base di una semplice domanda: favorisce la crescita e la competitività preservando la stabilità o le limita involontariamente?

In tutta Europa ci troviamo di fronte a un periodo decisivo. Nei prossimi mesi si terranno discussioni cruciali sulla competitività, la regolamentazione bancaria, i mercati dei capitali e gli standard globali. Parallelamente, gli Stati Uniti dovrebbero pubblicare entro poche settimane le loro proposte finali su Basilea III, che probabilmente punteranno a una calibrazione più equilibrata e neutrale dal punto di vista del capitale. Il divario normativo rischia di ampliarsi ulteriormente e tale divario si ripercuote in ultima analisi sull’economia reale sotto forma di riduzione della capacità di prestito e aumento dei costi di finanziamento.

Le decisioni prese nel 2026 determineranno la disponibilità di capitali e la crescita per il prossimo decennio. Non c’è tempo da perdere, né scuse per ritardare queste riforme fondamentali. L’Europa ha tutto ciò che serve per avere successo: istituzioni forti, risparmi consistenti, capitali e talenti umani. È giunto il momento che i politici dimostrino ambizione e garantiscano che il sistema bancario possa svolgere appieno il proprio ruolo nel promuovere la crescita, affinché l’Europa possa finanziare le sue priorità fondamentali. L’Europa deve agire ora.

Non si tratta di una questione tecnica oscura, né riguarda solo le banche. Ha un impatto diretto su tutti noi: cittadini, istituzioni e imprese, in particolare le piccole imprese che sono il motore della crescita in Europa.


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