I genitori che portano i figli malati all’asilo, i pediatri danno ragione. “Sono una bomba biologica. Con tosse e febbre devono stare a casa”

Matteo Giunta ha pubblicato su Instagram un messaggio diretto ai genitori che portano i figli febbricitanti all’asilo.
Il marito di Federica Pellegrini ha scritto: “Mi rivolgo a quei genitori che mandano i propri figli febbricitanti all’asilo. Siete degli irresponsabili“. Lo sfogo nasce dalla preoccupazione per la figlia Matilde di due anni, ricoverata a dicembre per convulsioni febbrili. La campionessa olimpica ha parlato di “una settimana difficile“, scusandosi per gli impegni lavorativi cancellati. Le dichiarazioni hanno acceso il dibattito sui social network, dividendo l’opinione pubblica tra chi sostiene la coppia e chi critica i toni utilizzati.
Antonio D’Avino, presidente della Federazione italiana medici pediatri, ha espresso pieno sostegno alla posizione espressa da Giunta e Pellegrini. “Con tosse e febbre i bambini non devono andare all’asilo, né a scuola: devono restare a casa e tornare in classe solo una volta completamente guariti“, ha dichiarato all’Adnkronos Salute. Il virologo Fabrizio Pregliasco ha definito i bambini malati all’asilo “una bomba biologica“, sottolineando che “lì in mezzo l’effetto è esplosivo“. Gli esperti riconoscono la validità del principio espresso dalla coppia, al di là delle modalità comunicative utilizzate.
I meccanismi di trasmissione e i rischi negli ambienti scolastici
La maggior parte delle infezioni virali si trasmette per via aerea attraverso goccioline emesse con la tosse e gli starnuti. D’Avino ha spiegato che “basta che un bambino tossisca o starnutisca, soprattutto senza coprirsi la bocca, per contagiare i compagni“. Il rischio aumenta durante i mesi invernali, quando i piccoli trascorrono più tempo in spazi chiusi. Le aule con quindici o più alunni risultano spesso inadeguatamente areate, creando condizioni favorevoli alla diffusione dei virus.
Il presidente della Fimp ha evidenziato che “in assenza di un corretto ricambio d’aria, è sufficiente che due o tre bambini abbiano tosse, febbre o influenza per favorire la diffusione del contagio“. Pregliasco ha richiamato l’abitudine pre-Covid dell’“eroe dell’influenza”, quella persona che si imbottiva di antinfiammatori e andava in ufficio infettando i colleghi. La situazione peggiora con i bambini, più suscettibili al contagio. I genitori somministrano farmaci ai figli, li portano a scuola, ma quando l’effetto delle medicine termina ricevono la chiamata per andare a prenderli. I piccoli hanno nel frattempo svolto il loro ruolo di “untori“, diffondendo i virus tra i compagni.
Le difficoltà delle famiglie e il fenomeno delle convulsioni
Gli esperti raccomandano di tenere a casa i bambini con febbre o tosse fino alla completa guarigione. D’Avino ha osservato che “talvolta si tende a mandarli in classe troppo presto, ma così si rischia di contagiare altri bambini e prolungare la circolazione dei virus“. Pregliasco ha riconosciuto l’esistenza di un ostacolo concreto: “Il consiglio teorico sarebbe quello di lasciarli a casa finché hanno sintomi, ma non viviamo nel Mulino bianco“. Il virologo ha individuato il problema di fondo nel sistema di welfare italiano. Di fronte a un naso che cola o a una linea di febbre, scatta spontanea la domanda: “Se il bimbo non lo mando a scuola, dove lo metto?“.
Le convulsioni febbrili rappresentano una reazione legata alla temperatura molto elevata. Pregliasco ha spiegato che “nei bambini le forme influenzali producono una risposta infiammatoria potente, che c’è meno negli adulti e negli anziani perché la loro risposta immunitaria è meno efficace“. Il “febbrone da cavallo” crea un cortocircuito che può portare alle convulsioni, fenomeno abbastanza frequente nei piccoli. Il medico ha descritto l’intervento necessario: “A parte la somministrazione di anticonvulsivanti, per quanto possibile, bisogna ridurre la temperatura corporea. Significa spogliare il bimbo e fargli delle spugnature fredde e con alcol“. Gli esperti riconoscono che gestire questa situazione richiede ai genitori “un eroismo pazzesco“, bilanciando le esigenze di salute pubblica con le difficoltà organizzative delle famiglie.
Source link




