I droni, la guerra e la rivelazione degli 007: cosa c’è dietro i 5mila coreani massacrati a Kursk

I nordcoreani sono combattenti “disciplinati e temibili“, ma non sembrano essere addestrati ed equipaggiati per un conflitto del XXI secolo. Per questo motivano continuano a subire pesanti perdite nell’Oblast di Kursk, dove sono stati inviati in supporto alle truppe russe impegnate nella liberazione dei territori conquistati dagli ucraini nel colpo di mano della scorsa estate.
Secondo i rapporti diffusi dalle intelligence occidentali, in particolare quella del Regno Unito, che continua a diffondere informazioni dettagliate ma non sempre comprovate sull’andamento del conflitto in Ucraina, oltre 5.000 soldati nordcoreani sono stati uccisi o feriti da quanto il leader della Corea del Nord, Kim Jong-Un ha deciso di inviare alcune brigate delle sue forze speciali in Russia, come segno della sua vicinanza al presidente russo Vladimir Putin.
In un’informativa diffusa dal Ministero della Difesa britannico basata su rapporti d’intelligence, si può leggere: “A marzo 2025, le forze della Repubblica Popolare Democratica di Corea avevano molto probabilmente subito oltre 5.000 vittime in operazioni di combattimento offensive contro le forze ucraine nell’oblast russo di Kursk, con circa un terzo delle vittime uccise in azione“.
Le operazioni condotte dai soldati nordcoreani si sono concentrate nella Russia occidentale, dove le truppe ucraine, penetrate in profondità dopo un’offensiva a sorpresa lanciata nell’estate del 2024, si stanno gradualmente ritirando mentre i russi guadagnano terreno nonostante gravi perdite. Come riportato dal The National Interest, e come è stato sottolineato in precedenza, sebbene l’operazione inizialmente sia stata considerata un successo, l’utilità strategica dell’incursione ucraina all’interno della Russia è oggetto di discussione anche da parte del Pentagono, che evidentemente non ha considerato decisivo l’impegno di 50.000 truppe regolari, supportate dagli “Storm Corps” inviati da Pyongyang, per respingere gli ucraini a Kursk.
Per gli 007 inglesi i nordcoreani sono “combattenti disciplinati e temibili, ma non sembrano addestrati ed equipaggiati per un conflitto moderno. Molti di loro sono caduti vittime dei droni, elemento fondamentale nella guerra combattuta in Ucraina, e, viene affermato che “per molti versi i nordcoreani erano preparati per un conflitto in stile Guerra Fredda con grandi battaglie di carri armati, fuoco di artiglieria e grandi assalti di fanteria“. Tattiche di battaglia che sono senza dubbio impiegate sul suolo ucraino e russo, ma che vengono accompagnate dalla presenza dei droni e delle armi di precisione fornite dagli occidentali.
Le informazioni riguardanti le truppe nordcoreane, ottenute inizialmente dall’intelligence della Corea del Sud e poi confermate dai servizi segreti ucraini, avevano considerato una forza iniziale e complessiva di 11.000 uomini appartenenti alle brigate d’élite dell’Armata del Popolo Coreano, il Chosŏn inmin’gun. Altre 3.000 unità di rinforzo sarebbero giunte in un secondo momento. La perdita di 5.000 uomini tra morti e feriti equivarrebbe al un terzo dell’intero contigente dei spedizione. Secondo le valutazioni dell’intelligence di Londra, ovviamente non confermate da altre fonti, “I tassi significativi di vittime della Corea del Nord sono stati quasi certamente sostenuti principalmente attraverso grandi assalti a piedi altamente logoranti“.
“Le forze della Corea del Nord e quelle russe hanno guadagnato terreno nelle ultime settimane in operazioni offensive contro le forze ucraine a Kursk. Le forze ucraine probabilmente mantengono almeno un punto d’appoggio nel territorio russo di Kursk” riporta ancora il Ministero della Difesa britannico, che ricorda come le operazioni che coinvolgono i soldati di Kim siano state limitate alla regione di Kursk, dal momento che uno schieramento in territorio ucraino “sovrano e riconosciuto a livello internazionale“, anche se solo per fornire supporto alle forze russe, “richiederebbe quasi certamente l’approvazione sia del presidente russo Putin che del leader Kim Jong Un“.
Secondo gli analisti un’ulteriore escalation da parte di Pyongyang potrebbe “innescare” una risposta dell’Occidente che però già sembra spaccato sull’intenzione di fare fronte comune e proseguire nel sostegno incondizionato a Kiev.
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