Società

I delitti della porta accanto: come litigi apparentemente banali tra vicini di casa possono trasformarsi in omicidi

Perché si interviene spesso quando è ormai troppo tardi?
«In generale le liti fra vicini vengono sottovalutate, e non esiste una vera prevenzione. Anche quando le situazioni vengono denunciate, spesso si fa poco per scongiurare conseguenze più serie».

In altri Paesi si fa più prevenzione?
«In alcuni Paesi ci si pongono più domande. A Tallin, in Estonia, dopo che un uomo armato illegalmente aveva sparato a una donna con due bambini piccoli, sono stati dedicati al tema approfondimenti e trasmissioni televisive in cui portavoce della polizia e magistratura chiarivano che le persone coinvolte spesso arrivano a questo tipo di epilogo dopo un’escalation di incomprensioni e tensioni che, col tempo, diventano ingestibili».

E come si può ovviare?
«Secondo il parere di un giudice intervenuto nelle trasmissioni, bisognerebbe trovare, alla prima avvisaglia di conflitto, un compromesso che possa essere sostenibile per entrambe le parti, cercando di superare la rigidità delle singole posizioni. Fare concessioni reciproche, magari tentando di capire le istanze dell’altra parte, per arrivare a una risoluzione. Un altro suggerimento è di scegliere un soggetto neutrale che possa essere, per esempio, un terzo vicino di casa, qualcuno che non abbia alcun interesse nel dare ragione a uno o all’altro e possa fungere da mediatore. Secondo un avvocato che si occupa soprattutto di cause per vicini molesti, il fatto che le spese di tribunale siano diventate più basse ha reso accessibile a molti la possibilità di trascinare il vicino di casa in tribunale. Un tempo, invece, intentare cause aveva un costo proibitivo e la maggior parte della gente trovava soluzioni pacifiche alternative. La stessa avvocata ha sottolineato che si va in causa solo ed esclusivamente quando la situazione è talmente radicata, incancrenita che non è più possibile risolverla fuori da un’aula di giustizia. Il consiglio di tutti gli esperti estoni intervenuti nei talk show è quello di conoscere i propri vicini di casa, condividere con loro momenti belli, così che la convivenza si possa basare su qualcosa di concreto, su una sorta di affezione che, per sua natura, porta a essere più rispettosi e tolleranti. Un ottimo consiglio che potrebbe valere a qualsiasi latitudine, in effetti».

In Italia non si previene abbastanza.
«Di casi come Erba o Fidene, nessuno si è davvero chiesto se fossero stragi annunciate. Ma la frustrazione, se non diventa dialogo, può degenerare. Quando una persona, un vicino, si comporta in modo da uscire dal range della normalità, le forze dell’ordine dovrebbero intervenire, ascoltare, capire qual è il vero problema. Ma spesso c’è un bias: alcune persone vengono ritenute meno credibili, e vengono ignorate, quando invece avrebbero bisogno di essere ascoltate. Talvolta le forze dell’ordine dovrebbero anche aiutare a stabilire dei confini più chiari».

I moventi vengono spesso definiti «futili». È una definizione corretta?
«La parola “futile” è ingannevole. Per chi guarda da fuori, può sembrare assurdo uccidere per il rumore o per una siepe. Ma per chi vive quella situazione, soprattutto se isolato, quel motivo diventa centrale, una questione di principio. Ed è proprio la questione di principio che ti può portare ad ammazzare».


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