I cittadini vadano a votare per difendere la Costituzione

“Mi sono impegnata in prima persona perché la Costituzione non può essere modificata in questo modo”. Così Chiara Favilli, docente ordinaria di Diritto dell’Unione europea presso l’Università degli Studi di Firenze, spiega il primo motivo che l’ha mossa nell’impegno per il comitato “Giusto dire No” per il referendum sulla magistratura “questo passaggio è cruciale per la nostra democrazia e per questo io mi sono fortemente impegnata e spero proprio che vinca il no.”
L’intervista a Chiara Favilli
La riforma prevede che invece di un organo del Csm ce ne siano tre, un Csm per giudici, uno per pubblici ministeri, più un’alta corte giudicante. “Prima di tutto, ricordiamoci il motto divide et impera. Se vuoi ridurre il potere, già dividerlo in tre organi è un buon modo. Si creano due organi diversi, uno specifico per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un’alta corte disciplinare. Se si fosse voluto semplicemente dividere la carriera dei giudici, da quella dei pubblici ministeri, sarebbe stato sufficiente introdurre due sezioni all’interno del CSM. Questo sarebbe bastato senza neanche una modifica della Costituzione. E invece no, si è voluto creare tre organi, aumentare i posti di nomina politica, con anche un aumento dei costi inutile, non necessario e per me profondamente dannoso.”
Qual è l’obiettivo di questa riforma che non le piace? “Non mi piace che si voglia modificare proprio quello che nell’articolo 1 della Costituzione è individuato come limite. C’è scritto infatti che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi e nei limiti stabiliti dalla Costituzione. Qui si va a modificare il limite e lo si riduce. Anche solo il rischio che questo limite venga depotenziato, in una fase storica nella quale assistiamo alla regressione delle democrazie in tutto il mondo, anche nell’Unione Europea, ecco, a me sembra che sia l’ultima cosa, la cosa peggiore da fare, quella di mettere mano alla Costituzione.”
Si potrebbe agire in altro modo per portare dei miglioramenti? “Si può modificare l’ordinamento giudiziario, si può fare la separazione delle carriere e anche le sanzioni disciplinari, con leggi ordinarie, senza modificare la Costituzione. Questi sono i motivi che dovrebbero muovere i cittadini a capire questo quesito e le sue conseguenze e portarli alle urne a marzo a votare no.”
Intanto si moltiplicano gli eventi per parlare del referendum. Come stanno reagendo i cittadini? “Forse l’unica cosa positiva di questo periodo è che riusciamo a parlare di temi che sono sempre all’ordine del giorno e fanno parte della vita di tutti. Credo che comunque dopo questo referendum per tante persone ci sarà una maggiore conoscenza e quindi anche una maggiore attenzione in futuro e questo non può che fare bene, perché l’amministrazione della giustizia non compete soltanto ai giudici e agli avvocati, alle professoresse di diritto, l’amministrazione della giustizia compete proprio alla società, è come la sanità, ci interessa a tutti e quindi tutti dovremmo interessarcene di più, forse ce ne siamo interessati poco fino a ora e invece questo è importante che non avvenga in futuro.”
Le due giornate per il voto si terranno il 22 e 23 marzo. Si tratta di un referendum costituzionale confermativo e non ha bisogno del quorum del 50+1% degli aventi diritto al voto che si siano recati alle urne. “Spero davvero che ci sia una buona partecipazione, la Costituzione ha una sua resistenza di fondo, è nata dalla resistenza e mi auguro che possa davvero coinvolgere persone che oggi non votano. Consideriamo che il 50% dell’elettorato non va alle urne e devo dire anche nel rispetto di queste persone che non andrebbe modificata in questo modo la Costituzione. Io spero che anche chi è disilluso dalla politica vada a votare, perché questo non è un voto per una forza politica, ma a favore della Costituzione, affinché nessun governante di turno ritenga la Costituzione come un intralcio, ma invece si impegni ad attuarla fino in fondo con tutte le sue forze.”
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