Hubert Rabensteiner, il calzolaio dei campioni è morto a soli 56 anni – Bressanone
BRESSANONE. È scomparso improvvisamente a Bressanone Hubert Rabensteiner, noto anche come “Schubert”, calzolaio dei campioni: di sci, di ciclismo e di tanti altri sport. La tragica notizia ha sconvolto non solo la città vescovile ma soprattutto gli ambienti sportivi di tutto il mondo: aveva compiuto il 7 gennaio scorso 56 anni e la morte lo ha sorpreso di notte nella sua abitazione a Bressanone dove viveva con la moglie e i suoi due figli e dove lavorava.
I funerali si svolgeranno oggi, sabato prossimo 28 febbraio, alle ore 15 nel cimitero di Bressanone. Da poco aveva trasferito la sua azienda nella zona industriale a sud della città dell’Isarco riservando il piano terra al laboratorio per la creazione di scarpe particolari, calzari, solette, scarponi da sci, da snowboard, scarpe adatte ai pedali delle biciclette da corsa e da mountain bike, protettori su misura per avambracci e ginocchi. Rabensteiner era diventato l’ombra dei campioni che seguiva sui campi di gara nelle località più disparate dell’Universo in occasione di competizioni e di allenamenti.
E pensare che Hubert era partito come un piccolo ciabattino. Per anni, in un locale di Villandro sbarcava il lunario, risuolando e riparando scarpe e scarponi della gente del luogo. Hubert Rabensteiner aveva imparato il mestiere di calzolaio a Bolzano e alla domenica inforcava gli sci e si buttava a capofitto dalle piste della Plose.
Poi, per una serie di infortuni, ha cercato un correttivo ai suoi piedi fabbricandosi una soletta leggera e flessibile per lenire il dolore e lo stress della discesa. Di questa sua idea si è sparsa la voce negli ambienti sciistici ed è stata la sua grande fortuna. Nel 1993 Hubert si è messo in proprio aprendo un laboratorio a Bressanone in via Brennero 21, chiamando la sua azienda “Schuhbert”.
Il primo a ricorrere alle sue “cure” e consulenze è stato lo sciatore austriaco Fritz Strobl, campione olimpico di discesa nel 2002 a Salt Lake City e bronzo ai mondiali 2007 in Svezia di Superski. Poi il decollo. Davanti alla porta del suo laboratorio hanno fatto la fila un’infinità di campioni: Lindsey Vonn, Bode Miller, Steffi Koehle, Denise Karbon, Marlies Schild, Benjamin Raich, tutti sciatori e il ciclista di mountain bike Alban Lakata, per tre volte campione mondiale di marathon.
Oltre alle solette in carbonio per gli scarponi da sci, Hubert Rabensteiner si è specializzato anche in protettori su misura per avambracci e ginocchi. Anche il nostro marciatore Alex Schwazer è ricorso al laboratorio “Schuhbert” per migliorare le sue scarpe da corsa. Rabensteiner ha allargato la sua produzione con protettori su misura in carbonio anche per calciatori, atleti di snowboard, podisti e ciclisti.
Ultimamente però Hubert aveva un po’ rallentato il lavoro con gli sciatori dedicandosi a pieno regime ai ciclisti, anche perché i suoi due figli, Alex e Manuel sono impegnati in molte gare importanti a livello nazionale seguiti dal papà Hubert, per anni valido ciclista. Abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo personalmente a Sölden, in Austria, allo sportello delle iscrizioni della “Ötztaler Radmarathon”, la gran fondo più impegnativa del mondo con i suoi 238 km e 5.500 metri di dislivello il cui tracciato comprende anche i passi altoatesini Giovo e Rombo e dove numerosi ciclisti di spicco hanno usato le solette Schuhbert di cui anche qualche atleta del Bike Club il sodalizio ciclistico di Egna. La scomparsa di Hubert Rabensteiner lascia un grande vuoto non solo per la sua famiglia ma per tutto l’ambiente sportivo.




