Hokum, il trailer che ha terrorizzato le sale: ecco cosa rappresenta quella creatura con la faccia da coniglio
Adam Scott non è nuovo all’horror, ma il suo prossimo progetto potrebbe rivelarsi il più terrificante della sua carriera. Hokum, il nuovo folk horror prodotto da Neon, ha già catturato l’attenzione dei cinefili grazie a un primo trailer che è tutt’altro che convenzionale. Non aspettatevi semplici jump scare o la solita formula del genere: qui siamo nel territorio del terrore psicologico, quello che si insinua nella mente e non se ne va più.
Il teaser è stato mostrato per la prima volta durante le anteprime di Keeper di Osgood Perkins, e fin da subito ha fatto parlare di sé. Non tanto per ciò che mostra, quanto per ciò che suggerisce. Una serie di immagini inquietanti, slegate tra loro, che si imprimono nella retina: volti deformati, ombre che si muovono dove non dovrebbero, e soprattutto quella creatura dalla testa di coniglio che è destinata a diventare l’icona visiva del film. Un incubo in forma animale che sembra uscito da un quadro di Francis Bacon filtrato attraverso il folklore irlandese.
Ma c’è un altro elemento che rende questo progetto particolarmente interessante: la strategia di marketing. Neon, la casa di produzione, ha scelto di mantenere il mistero quasi totale sulla trama. Il teaser non fornisce spiegazioni, non contestualizza le immagini, non offre appigli narrativi chiari. È una scelta coraggiosa, ma non nuova. Longlegs di Osgood Perkins ha fatto esattamente la stessa cosa, nascondendo quasi completamente il personaggio di Nicolas Cage nei materiali promozionali e lasciando che fosse la rivelazione in sala a creare l’impatto. Il risultato è stato un successo clamoroso, con spettatori che uscivano dal cinema ancora scossi.
Nel caso di Hokum, questa scelta sembra particolarmente azzeccata. Il folk horror vive di atmosfera, di non detto, di paura ancestrale che affonda le radici in credenze antiche e traumi collettivi. Mostrare troppo significherebbe spezzare l’incantesimo, trasformare il mito in semplice racconto. Meglio lasciare che sia l’immaginazione dello spettatore a riempire i vuoti, almeno fino a quando le luci della sala non si spegneranno.
Se il film sarà all’altezza delle aspettative generate dal teaser, potremmo trovarci di fronte a uno dei titoli horror più importanti del 2026. Scott ha già dimostrato in Severance di saper navigare territori psicologicamente complessi, e l’idea di vederlo alle prese con un personaggio tormentato da sensi di colpa e visioni soprannaturali è estremamente promettente. Il folk horror, quando fatto bene, non è solo spaventoso: è disturbante in modo profondo, perché tocca corde primordiali, quelle paure che abbiamo ereditato dai nostri antenati e che pensavamo di aver sepolto sotto strati di razionalità moderna.
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